Utilizza il “pass invalidi” contraffatto rilasciato alla madre: reato di uso di atto falso

Integra il reato di falsità materiale – e in caso di mero uso del documento il reato di cui all’articolo 489 codice penale – la riproduzione fotostatica dell’originale di un permesso di parcheggio riservato ad invalidi attribuito ad altri e l’esposizione di tale falso permesso sul proprio veicolo, allorché il relativo documento abbia l’apparenza e sia utilizzato come originale, non presentandosi come mera riproduzione fotostatica.

Non integra, invece, il reato di uso di atto falso – previsto e punito dall’articolo 489 codice penale – l’esposizione sulla propria auto di una fotocopia di un permesso di parcheggio riservato agli invalidi, qualora si tratti di fotocopia che appaia come tale.

I principi di diritto sono stati richiamati e fatti propri dalla Corte di cassazione, Sezione 5 Penale, con la sentenza del 12 gennaio 2021, n. 836, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Milano.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in commento ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Milano, con sentenza del 2019, in parziale riforma della decisione di prime cure, ha ridotto la condanna inflitta a mesi tre di reclusione e confermato – per il resto – la condanna per il reato di cui all’articolo 489 codice penale per avere Caio Sallustio fatto uso del pass invalidi n. AXXA rilasciato dal Comune di Fantasia intestato alla madre e risultato contraffatto in modo tale da ingannare la pubblica fede.

Per la cassazione della decisione d’appello Caio Sallustio ha proposto ricorso con atto articolato in tre motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo la difesa del ricorrente ha lamentato la violazione ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla dichiarazione di responsabilità.

A dire della ricorrente sarebbe ricorrente l’erronea applicazione dell’articolo 489 codice penale, sotto due profili: da un lato non è configurabile il reato di uso di atto falso allorquando venga presentato al richiedente l’esibizione una copia del documento vero, rilevando in tal caso il fatto solo come illecito amministrativo ex articolo 188, commi 4 e 5, del Codice della strada.

Dall’altro vi sarebbe il difetto dell’elemento soggettivo del reato.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata sentenza n. 836 del 2021, ha ritenuto il motivo inammissibile e non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Invero, ha precisato il Collegio, la Corte d’appello ha fatto buon governo dei principi affermati dalla Cassazione in materia avendo rilevato come “oggettivamente falso” il pass incriminato, il quale era stato esibito “in luogo del documento originale e non come copia dello stesso”.

Ed infatti, solo se nell’intenzione dell’agente il pass viene presentato come fotocopia e/o riproduzione di un documento vero – senza apparire dunque come un documento falso idoneo a trarre in inganno – viene automaticamente escluso il reato di uso di falso, come rilevato da recente giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, n. 18961/2017, Rv. 270045 – 01).

A fronte della evidenza della falsità del documento esibito ed utilizzato come se fosse l’originale, le spiegazioni rese dal ricorrente sono state ritenute non convincenti, e sono stati reputati non pertinenti i precedenti giurisprudenziali richiamati dal ricorrente atteso che la particolarità della fattispecie in esame è che l’uso del pass contraffatto è stato fatto dal non titolare (il pass era intestato alla madre di Caio Sallustio).

La Corte d’appello, a dire del Collegio, ha, invece, correttamente ritenuto riconducibile in caso in esame ai precedenti giurisprudenziali di legittimità secondo cui «integra il reato di falsità materiale – e in caso di mero uso del documento il reato di cui all’articolo 489 codice penale – la riproduzione fotostatica dell’originale di un permesso di parcheggio riservato ad invalidi attribuito ad altri e l’esposizione di tale falso permesso sul proprio veicolo, allorché il relativo documento abbia l’apparenza e sia utilizzato come originale, non presentandosi come mera riproduzione fotostatica».

Non integra, invece, il reato di uso di atto falso – previsto e punito dall’articolo 489 codice penale – l’esposizione sulla propria auto di una fotocopia di un permesso di parcheggio riservato agli invalidi, qualora si tratti di fotocopia che appaia come tale (Corte di cassazione, Sezione 5 Penale, n. 22578 del 09.02.2010, Rv. 247500 – 01).

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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