Un preventivo per lavori sottoscritto dal committente vale come contratto?




In punto di diritto non è vincolante la mera sottoscrizione di un preventivo per lavori se lo stesso, a prescindere dall’intestazione del documento, non contenga la descrizione analitica di tempi e modalità dell’esecuzione dell’opera e di pagamento del corrispettivo, nonché espressioni idonee ad evidenziare, in modo univoco, il sorgere del reciproco sinallagma contrattuale


È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 6 giugno 2017, n. 14006, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Foggia.

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal fatto che TIZIO, in qualità di titolare della ditta Edil TIZIO convenne innanzi al Giudice di Pace di Trinitapoli CAIO, esponendo che nell’agosto 2008 le parti avevano concluso un contratto di appalto, avente ad oggetto la realizzazione di opere di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’alloggio di proprietà di CAIO sito nel Comune di Fantasia, a fronte di un corrispettivo di euro 10.200,00 (oltre iva).

Il committente aveva peraltro esercitato recesso unilaterale dal contratto rifiutando la corresponsione di qualsivoglia cifra.

Tanto premesso, chiedeva la condanna del convenuto al pagamento di 1.122,00 euro, equitativamente determinata ex art. 1671 c.c. in ragione del 10% dell’ammontare del corrispettivo dell’appalto.

CAIO, costituitosi in giudizio, deduceva che la scrittura in oggetto, compilata da parte attrice, doveva qualificarsi come semplice “preventivo” e non anche come contratto.

Con la sentenza n. XXX/2009 il Giudice di Pace di Trinitapoli dichiarava che tra le parti non era intervenuto alcun contratto di appalto avente ad oggetto l’esecuzione di lavori di manutenzione di un appartamento e, per l’effetto, rigettava la domanda dell’attore, condannandolo al pagamento delle spese processuali.

Successivamente, il Tribunale di Foggia, con la sentenza n.XXX/2013 dell’8.8.2013, ha rigettato l’appello proposto da TIZIO, confermando la natura di mero preventivo di spesa della scrittura in oggetto, ed escludendo, conseguentemente, che da essa derivasse alcuna obbligazione a carico delle parti.

Il Tribunale dava rilievo anzitutto alla stessa intestazione del documento, espressamente qualificato dalle parti come mero “preventivo di spesa”.

Rilevava inoltre che in esso non risultavano indicati la data di inizio e la durata dei lavori, né gli elementi necessari ad identificare il sinallagma contrattuale, né versati acconti, dovendo ritenersi irrilevante la mera sottoscrizione del committente, che non recava la dicitura “per accettazione”, o altra equivalente, idonea ad attestare l’intenzione di accettare una proposta contrattuale, assumendo le relative obbligazioni.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso TIZIO, sulla base di nove motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente TIZIO, con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 116 c.p.c. (con riferimento all’art. 360, n. 3, c.p.c.), per aver il giudice d’appello omesso di considerare, nella lettura del preventivo-contratto per lavori edili del 16.8.2008, che nelle penultime parole era indicata l’espressione “Il Committente” e che la firma del Minervino era posizionata esattamente sotto le parole “il Committente”, in tal guisa manifestando l’accettazione del preventivo.

Con il secondo motivo il ricorrente denunzia la violazione degli artt. 116 c.p.c. e 1363 c.c. (con riferimento all’art. 360, n. 3, c.p.c.), per aver il Tribunale omesso di interpretare complessivamente le clausole contrattuali, escludendo, per l’effetto, che la sottoscrizione apposta dal Minervino esattamente sotto la dizione “Il Committente” (da intendersi per “appellante”) esprimesse la volontà di accettare il preventivo.

Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione degli artt. 116 c.p.c. e 1340 e 2078 c.c. (con riferimento all’art. 360, n. 3, c.p.c.), per non aver il tribunale considerato che, in base all’uso negoziale avente valore di legge e confermato dall’indirizzo della Corte di Cassazione, la firma pura e semplice di un preventivo, da parte del destinatario, esprime accettazione del preventivo stesso, pur in assenza della dizione “per accettazione”.

Con il quarto motivo il ricorrente denunzia la violazione degli artt. 116 c.p.c. e 1326 e 1342 c.c. (con riferimento all’art. 360, n. 3, c.p.c.), per aver il tribunale negato che la firma del preventivo da parte del destinatario, introducendo la “clausola di accettazione”, abbia provocato la sua trasformazione in contratto d’appalto.

La decisione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 14006/2017 ha ritenuto i motivi non fondati ed ha rigettato il ricorso.

Precisa la Suprema Corte che i motivi, che, per la loro intima connessione, vanno trattati congiuntamente, sono infondati, in quanto tendono, in sostanza, ad un riesame dell’accertamento di fatto riservato al giudice del merito, che con statuizione fondata su argomentazione logica ed adeguata ed in applicazione dei criteri ermeneutici di cui all’art. 1362 c.c., ha qualificato il documento per cui è causa quale semplice preventivo dei lavori e non anche come atto avente contenuto negoziale.

La Corte osserva al riguardo che, in tema di interpretazione del contratto, il procedimento di qualificazione giuridica consta di due fasi, delle quali la prima – consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volontà dei contraenti – è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione, in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ., mentre la seconda – concernente l’inquadramento della comune volontà, come appurata, nello schema legale corrispondente – risolvendosi nell’applicazione di norme giuridiche può formare oggetto di verifica e riscontro in sede di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza n. 420/2006).

Del pari costituisce accertamento riservato all’apprezzamento del giudice di merito, che non è sindacabile in sede di legittimità, se non per vizio di motivazione, valutare se l’intesa raggiunta abbia ad oggetto un vero e proprio regolamento definitivo del rapporto ovvero un documento con funzione meramente preparatoria di un futuro negozio.

Nel caso in esame, conclude la Cassazione, il Tribunale non si è limitato a dare rilievo al nomen iuris di “preventivo” attribuito dalle parti alla scrittura, ma ha evidenziato la mancanza di una descrizione analitica di tempi e modalità dell’esecuzione dell’opera e di pagamento del corrispettivo, nonché di espressioni idonee ad evidenziare, in modo univoco, il sorgere del reciproco sinallagma contrattuale, ritenendo al riguardo irrilevante la mera sottoscrizione del preventivo da parte del committente , non accompagnata da alcuna espressione da cui potesse desumersi l’assunzione di una vera e propria obbligazione.

Link alla sentenza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 6 giugno 2017, n. 14006 

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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