Nella tutela assicurata ai soggetti equiparati alle vittime del dovere ricompresi anche i lavoratori affetti da malattie professionali

Nella tutela assicurata ai soggetti equiparati alle vittime del dovere dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 364, sono ricompresi anche i lavoratori affetti da malattie professionali.

Cassata con rinvio la decisione del giudice del merito che non aveva riconosciuto i benefici di cui alla L. n. 266 del 2005, in presenza di congiunto deceduto per tumore polmonare riconducibile ad esposizione all’amianto presente nelle navi militari a bordo delle quali aveva svolto mansioni in qualità di dipendente civile del Ministero della Difesa.

Il principio di diritto è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione Lavoro Civile, con la sentenza del 19 gennaio 2021, n. 823, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Genova.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte di appello di Genova, con la sentenza n. 272 del 2017, ha rigettato l’appello proposto da Tizio e Caio , quali eredi di Sempronio , avverso la decisione con la quale il Tribunale di Massa aveva rigettato la domanda delle stesse diretta all’accertamento, nei confronti del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Intero, dello status di vittima del dovere del de cuius ed alla condanna dei predetti Ministeri alla erogazione dei benefici di legge per la malattia (mesotelioma) contratta nel corso dell’attività svolta, come dipendente civile della Marina militare presso l’arsenale di (OMISSIS), dal (OMISSIS).

La Corte d’appello, pur avendo accertato che la malattia denunciata era ricollegata a causa lavorativa, aveva escluso che il caso di specie rientrasse tra quelli regolati dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 563 e, pur ritenendolo riferibile in ipotesi alla fattispecie regolata dal successivo comma 564, relativo ai soggetti c.d. equiparati alle vittime del dovere, aveva poi rilevato che ad integrare la fattispecie in questione fosse necessaria la condizione della “particolarità” delle condizioni ambientali od operative in cui il soggetto deve aver prestato l’attività di lavoro o servizio e la nozione di “missione” non poteva confondersi con l’espletamento delle normali mansioni.

Avverso la decisione d’appello, Tizio e Caio hanno proposto ricorso per la cassazione, affidato a unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo i ricorrenti hanno denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 564; D.P.R. n. 243 del 2006, art. 1, commi B e C.

Hanno criticato, in particolare, l’interpretazione data dalla Corte d’appello al concetto di missione di qualunque natura contenuto nel dettato del comma 564, che invece andrebbe interpretato come corrispondente ad ogni scenario possibile in cui il dipendente si sia trovato ad operare; ed a quello delle particolari condizioni ambientali od operative, che andavano verificate con ottica retroattiva e cioè valutando l’attività di servizio con i parametri attuali e non quelli del tempo.

Inoltre, hanno censurato la sentenza impugnata laddove ha ritenuto applicabile la disciplina in esame solo al personale militare.

I ricorrenti hanno dedotto in proposito che il Giudice di legittimità pur avendo rilevato che le particolari condizioni debbano riguardare eventi o situazioni straordinarie ed ulteriori rispetto al rischio tipico ed ordinariamente connesso alla attività svolta, non ha escluso che il rischio particolare sia rinvenibile anche allorché molti dipendenti siano stati esposti allo stesso.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 823 del 2021, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha rilevato, in continuità con numerosi precedenti della Suprema Corte (da ultimo vedi Corte di cassazione, n. 14018 del 2020; Corte di cassazione, n. 20446/2019, Corte di cassazione, n. 4238/2019) che nella interpretazione della norma in discussione (comma 564) la Corte ha inizialmente precisato che «affinché possa ritenersi che una vittima del dovere abbia contratto una infermità in qualunque tipo di servizio non è sufficiente la semplice dipendenza da causa di servizio, occorrendo che quest’ultima sia legata a “particolari condizioni ambientali o operative” implicanti l’esistenza, od anche il sopravvenire, di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto, sicché è necessario identificare, caso per caso, nelle circostanze concrete alla base di quanto accaduto all’invalido per servizio, un elemento che comporti l’esistenza od il sopravvenire di un fattore di rischio maggiore rispetto alla normalità di quel particolare compito» (Corte di cassazione, SSUU n. 21969/2017).

Si è pure aggiunto che la categoria delle vittime del dovere aventi diritto ai benefici di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 564, non è definita attraverso la tipizzazione di singole attività, delineando la previsione normativa una fattispecie aperta, presidio di tutela contro la morte ed i fatti lesivi che attingano il personale militare in occasione di missioni di qualunque natura, purché realizzate in condizioni ambientali od operative “particolari”, per tali dovendosi intendere quelle che abbiano comportato l’esposizione a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto (Corte di cassazione, n. 24592/2018).

Con un ulteriore arresto (Corte di cassazione, n. 4238 del 2019), si è ulteriormente specificato il concetto di “particolari condizioni ambientali” anche valorizzando quelle situazioni in cui, pur trattandosi di modalità comuni a tutti o molti lavoratori della medesima categoria, ritenute ordinarie con giudizio e valutazione riferita a conoscenze diverse ed inferiori rispetto alle attuali, ove si accerti una valenza di rischio per la salute in siffatte condizioni, queste integrano il concetto di particolarità richiesto dalla disposizione di cui all’art. 1, comma 564 richiamato.

Al riguardo è stato chiarito che nella tutela assicurata ai soggetti equiparati alle vittime del dovere dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 364, sono compresi anche i lavoratori affetti da malattie professionali.

Il concetto di “missione di qualunque natura” di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 364, va riguardato in relazione allo svolgimento dei compiti istituzionali, mentre quello di “particolari condizioni ambientali od operative” va riscontrato, in primo luogo, alla luce del rispetto di tutte le regole dettate dall’ordinamento in relazione alla tutela della salute dei lavoratori.

Nel caso in esame, i ricorrenti hanno rivendicato le provvidenze previste dalla legge in favore dei soggetti equiparati alle vittime del dovere, assumendo – come afferma la sentenza impugnata – che il loro congiunto sia deceduto per tumore polmonare riconducibile ad esposizione all’amianto presente nelle navi militari a bordo delle quali aveva svolto mansioni in qualità di dipendente civile del Ministero della Difesa.

In tale ipotesi, la Cassazione (v. Corte di cassazione, 14018 del 2020 cit.), esaminando fattispecie del tutto assimilabile alla presente, ha riconosciuto che i presupposti normativi di cui alla tutela richiesta devono essere identificati anche nella fattispecie dell’esposizione all’azione nociva delle fibre di amianto subita da un lavoratore appartenente alla pubblica amministrazione.

Si è chiarito, infatti:

a) che il comma 564, in esame non comprende solo singoli eventi lesivi di tipo traumatico, dal momento che si riferisce ad “infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso” ed adopera, quindi, una formula ampia, idonea a ricomprendere anche le malattie professionali che producono i descritti esiti, essendo intrinsecamente irrazionale ed irrispettoso del principio di eguaglianza ammettere che un trattamento sfavorevole sia riservato ai lavoratori che abbiano contratto malattie professionali rispetto a quelli che abbiano subito un infortunio, in presenza delle altre condizioni valevoli a ricondurre entrambi gli eventi allo svolgimento dei compiti di istituto;

b) nulla osta a che il concetto di “particolari condizioni ambientali od operative” possano essere riscontrati anche nell’ipotesi, da verificare in fatto, dell’esposizione di amianto a bordo di navi militari, fermo restando che la ricostruzione concreta dei fatti di causa in ordine allo svolgimento dell’attività in oggetto ed al nesso di causa con la malattia professionale allegata appartiene all’ambito della valutazione demandata al giudice di merito;

c) la continuativa o frequente condizione di esposizione di un lavoratore ad una sostanza pericolosa e nociva (avvenuta nei fatti) non vale a rendere la stessa situazione come normale condizione operativa (di diritto);

d) nella prospettiva solidaristica ed assistenziale che viene qui in rilievo si tratta di assicurare una protezione monetaria, su presupposti di parità di trattamento, a tutti i soggetti considerati dalla legge che abbiano svolto i propri compiti istituzionali in condizioni di particolare rischio per la salute, pertanto, ai fini dell’integrazione del presupposto delle particolari condizioni ambientali ed operative ovvero del giudizio sull’ordinarietà o meno del rischio corso dai soggetti equiparati alle vittime del dovere qui considerati, nello svolgimento delle loro attività istituzionali – ed in specifico in relazione all’azione nociva svolta da sostanze come le fibre di amianto;

e) la valutazione giudiziale dovrà assumere, all’occorrenza, anche una prospettiva diacronica formulata anche ora per allora, con riferimento cioè alle maggiori conoscenze oggi disponibili ed ai più elevati standard protettivi oggi assicurati agli appartenenti alla stessa categoria lavorativa in discussione.

In conclusione, il Collegio, nell’accogliere il motivo e cassare con rinvio la decisione impugnata ha pronunciato i seguenti principi di diritto:

nella tutela assicurata ai soggetti equiparati alle vittime del dovere dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 364, sono ricompresi anche i lavoratori affetti da malattie professionali;

-il concetto di “missione di qualunque natura” di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 364, va riguardato in relazione allo svolgimento dei compiti istituzionali, mentre quello di “particolari condizioni ambientali od operative” va riscontrato, in primo luogo, alla luce del rispetto di tutte le regole dettate dall’ordinamento in relazione alla tutela della salute dei lavoratori;

-nella prospettiva assistenziale solidaristica che viene in rilievo, ai fini del giudizio sull’ordinarietà o meno del rischio corso dai soggetti considerati nello svolgimento delle loro attività istituzionali, ed in specifico in relazione all’esposizione all’azione di sostanze nocive come le fibre di amianto, la valutazione giudiziale dovrà assumere, all’occorrenza, anche una prospettiva diacronica; ovvero essere formulata anche ora per allora, con riferimento cioè alle maggiori conoscenze oggi disponibili ed ai più elevati standard protettivi oggi assicurati agli appartenenti alla stessa categoria di lavoratori; allo scopo di evitare il paradosso per cui ai lavoratori che si siano ammalati per aver operato in condizioni di maggior rischio non venga corrisposta alcuna concreta provvidenza quando, per ipotesi, il modello di svolgimento dell’attività lavorativa allora praticato, pur in se lecito ma assai pericoloso, non fosse tale da scongiurare il rischio di insorgenza di una determinata malattia professionale.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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