Tradisce la moglie con la cognata: legittima la revoca, per ingratitudine, delle donazioni mobiliari e immobiliari ricevute

Legittima la decisione del giudice del merito che accoglie la domanda di revoca per ingratitudine delle donazioni indirette fatte dalla moglie al marito avendo ravvisato nella relazione tra questi e la cognata, intrattenuta sul luogo familiare di lavoro, l’ingiuria grave presupposto della revoca.

E’ quanto ha stabilito la Corte di cassazione, Sezione 3 Civile, con l’ordinanza del 20 giugno 2022, n. 19816, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione resa tra le parti dalla Corte d’appello di Firenze.

La vicenda

Beatrice Pompeo agì contro il marito Mario Bruto per sentir revocare -per ingratitudine- alcune donazioni indirette (mobiliari ed immobiliari) dalla stessa effettuate.

Ella individuò l’ingiuria grave commessa dal Bruto nella relazione extraconiugale che lo stesso aveva intrattenuto con la cognata (moglie del fratello dell’attrice), che si era sviluppata all’interno dell’azienda di famiglia dei Pompeo, in cui lavoravano anche i rispettivi coniugi.

Il Tribunale accolse la domanda, ritenendo provate sia l’ingiuria grave commessa nei confronti della donante sia le donazioni indirette effettuate dalla Pompeo in favore del coniuge.

Avendo Mario Bruto interposto appello alla decisione di prime cure, la Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza n. 1482 del 2019, ha confermato la sentenza di primo grado, affermando, fra l’altro, che:

premesso che l’elemento dell’ingiuria grave non può essere ravvisato sic et simpliciter nell’adulterio, nella specie erano le modalità con cui l’adulterio era stato consumato a determinare la gravità dell’ingiuria.

Nel caso specifico, la gravità conseguiva al fatto che la relazione extraconiugale era stata intrattenuta con la moglie del fratello della donante (in un contesto che andava a «minare, oltre alla stabilità del rapporto coniugale […] anche quella familiare», essendo evidente come «le conseguenze della scoperta del tradimento abbiano avuto ripercussioni estese a tutto il tessuto familiare della Pompeo, non limitandosi al mero ambito matrimoniale») e alla circostanza che l’adulterio si era sviluppato all’interno dell’azienda di famiglia, cosicché «la scoperta del tradimento è […] inevitabilmente divenuta nota anche tra gli altri dipendenti e colleghi, riverberando l’infedeltà dell’appellante nell’ambito lavorativo, con evidente e innegabile ulteriore pregiudizio per la dignità della moglie».

La Corte del merito ha anche evidenziato che «la natura di donazioni indirette delle operazioni eseguite da Beatrice Pompeo in favore del marito è stata correttamente evidenziata dal Tribunale», atteso che dette operazioni erano state effettuate, per puro spirito di liberalità, con denaro e beni provenienti dal patrimonio del defunto padre dell’attrice, mentre Mario Bruto non aveva dimostrato di avere disponibilità economiche sufficienti a consentirgli di effettuare gli investimenti mobiliari e immobiliari di cui si trattava.

A seguito della decisione d’appello Mario Bruto ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a due motivi.

I motivi di ricorso

E’ qui di interesse il primo motivo con il quale il ricorrente ha denunciato la violazione e/o falsa applicazione di norma di diritto e in particolare dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 801 c.c., ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c., omessa valutazione di un fatto storico decisivo risultante dagli atti di causa ex art. 360 n. 5 c.p.c. e nullità della sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 4 per violazione dell’art. 132 co. 2 n. 4 c.p.c.

Ha, in sostanza, censurato la sentenza -sotto più profili- per avere ritenuto integrata una “ingiuria grave”, tale da giustificare, ai sensi dell’art. 801 c.c., la revocazione delle donazioni indirette.

Premesso che il rapporto tra i due coniugi era già entrato in una crisi non più reversibile (sì che l’adulterio non era stato la causa della crisi, ma la sua conseguenza) e che la relazione extraconiugale era stata intessuta con modalità tali da essere mantenuta segreta, il ricorrente Bruto ha rilevato che «si ha ingiuria grave quando si è tenuto pubblicamente un comportamento di disistima, avversione e irriconoscenza» nei confronti del donante, cosa non avvenuta nel caso di specie.

La norma violata

Art. 801. Revocazione per ingratitudine
La domanda di revocazione per ingratitudine non può essere proposta che quando il donatario ha commesso uno dei fatti previsti dai numeri 1, 2 e 3 dell’articolo 463, ovvero si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante o ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lui o gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti dovuti ai sensi degli articoli 433, 435 e 436.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, con la citata ordinanza n. 19816 del 2022, ha ritenuto il motivo non fondato e lo ha disatteso.

La motivazione

Ha osservato il Collegio che le violazioni addotte dal ricorrente non ricorrono e che, invero, la sentenza del merito ha correttamente rilevato come non basti ad integrare tale ingiuria la mera relazione extraconiugale, ma ha ritenuto -con valutazione non manifestamente implausibile che non si presta a essere sindacata in sede di legittimità- che la circostanza che l’adulterio fosse maturato all’interno del nucleo familiare ristretto dei due coniugi e il fatto che si fosse sviluppato nella cornice di un comune ambiente lavorativo valessero a connotare in termini di gravità l’offesa all’onore patita da Beatrice Pompeo e ad evidenziare, nel Bruto, un atteggiamento di noncuranza e di assenza di rispetto nei confronti della dignità della moglie.

Risulta non fondato, quindi, l’assunto di carenza e/o irriducibile contraddittorietà della motivazione giacché la sentenza ha evidenziato il percorso logico-giuridico che ha condotto la Corte alla decisione di rigettare l’appello.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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