Tamponamento a catena veicoli in movimento: quando vi è presunzione di concorso di colpa?

Nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento, trova applicazione l’art. 2054, secondo comma, cod. civ., con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Il principio è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 18 febbraio 2021, n. 4304, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Roma.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Rutilia conveniva in giudizio Alfa Assicurazioni S.p.A., quale impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada, esponendo di aver subito gravi lesioni alla persona a seguito di un sinistro occorso mentre era alla guida di un ciclomotore, e causato da un’automobile che era fuggita senza prestare soccorso: chiedeva pertanto i conseguenti danni anche non patrimoniali.

Il Tribunale, davanti al quale resisteva la società di assicurazione, accoglieva parzialmente la domanda, riconoscendo un concorso di colpa paritario.

L’appello era dichiarato improcedibile con pronuncia cassata dalla Cassazione con sentenza n. 25585 del 2013.

Riassunta la lite, la Corte di appello di Roma, con la sentenza n. 172 del 2018, rigettava il gravame osservando che si era trattato di tamponamento a catena e non era stata superata la presunzione di colpa concorrente prevista dall’art. 2054, secondo comma, cod. civ., mentre mancava una puntuale critica alla liquidazione del danno patrimoniale operata in prime cure, essendosi solo proposti svariati criteri differenti di calcolo per l’intero, a scelta della Corte.

Avverso questa decisione Rutilia ha proposto ricorso per cassazione, articolando due motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo ha prospettato la violazione e falsa applicazione degli artt. 2054, 2697, 2727, cod. civ., 115, cod. civ., poiché la Corte di appello avrebbe errato, con ragionamento abnorme, affermando, apoditticamente, l’avvenimento di un tamponamento a catena, mentre, come accertato dal medesimo Collegio di merito, si era trattato di un tamponamento avvenuto con veicoli fermi in colonna, sicché, in difetto di una mancante prova liberatoria del primo tamponante, la responsabilità avrebbe dovuto concludersi essere rimasta in capo a quest’ultimo, con superamento della presunzione di concorso di colpa operante nei diversi casi di tamponamento a catena.

La decisione in sintesi

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 4304 del 2021, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha chiarito che:

a) ai sensi dell’art. 149, comma 1, del d.lgs. n. 285 del 1992, il conducente di un veicolo dev’essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo dello stesso, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuto tamponamento pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto d’inosservanza della distanza di sicurezza; ne consegue che, esclusa l’applicabilità della presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054, secondo comma, cod. civ., egli resta gravato dall’onere di fornire la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto del mezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili (cfr., ad esempio, Corte di cassazione, 31/05/2017, n. 13703);

b) viceversa, nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento, trova applicazione l’art. 2054, secondo comma, cod. civ., con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, mentre

c) nel caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa (Corte di cassazione, 19/02/2013, n. 4021, Corte di cassazione, 15/06/2018, n. 15788);

Nel caso in esame, la Corte di appello ha accertato che il ciclomotore tamponato, e poi finito contro altro veicolo antistante, «non era fermo» bensì oggetto di «guida» «in una situazione di traffico con veicoli fermi» in colonna (pag. 3 della sentenza impugnata), da questo facendone derivare l’operatività della presunzione ex art. 2054, secondo comma, cod. civ., non superata.

Ne deriva che non è applicabile quanto richiamato sub a) e c) bensì sub b); fuori del descritto perimetro residua solamente un tentativo di revisione istruttoria, in questa sede come tale inammissibile.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 18 febbraio 2021, n. 4304

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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