Sinistro stradale: Compagnia risarcisce in presenza di denuncia cautelativa. Per Cassazione non può aumentare il premio

Qualora la compagnia assicuratrice abbia ricevuto una richiesta di risarcimento di un danno asseritamente cagionato da un suo assicurato, e quest’ultimo venga tempestivamente a contestarne l’esistenza, trasmettendo denuncia cautelativa al fine di evitare il maggiore onere economico, grava sulla impresa assicuratrice che ritenga, invece, opportuno stipulare una transazione con il terzo, ignorando o considerando infondata l’opposizione dell’assicurato, fornire la prova della esistenza delle condizioni al cui verificarsi opera la variazione in aumento del premio, in applicazione della clausola anzidetta, e dunque la prova di avere agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell’accertamento del danno, in relazione all’art. 1218 c.c., e nella tutela degli interessi del proprio assicurato, in relazione all’art. 1375 c.c.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con la sentenza del 22 settembre 2016, n. 18603, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato quanto già deciso dal Tribunale di Napoli.

La pronuncia traeva origine dal FATTO che il Tribunale Ordinario di Napoli, in funzione di giudice di appello, con sentenza in data 24.5.2013 n. 6725, rigettava la domanda proposta dall’appellante ALFA s.a.s., assicurata con clausola “bonus-malus” per la responsabilità civile automobilistica con XXXX Assicurazioni s.p.a., avente ad oggetto l’inadempimento della società assicurativa, per omessa assegnazione dell’assicurata alla sesta classe di merito, con conseguente ricalcolo del premio anche per la annualità successive, e la condanna della medesima impresa assicurativa alla restituzione dei premi versati in eccesso.

Il Giudice di appello, dopo aver richiamato la giurisprudenza di questa Corte in ordine al riparto dell’onere probatorio in materia di azione di adempimento, ha rilevato che l’appellante, la quale si doleva di aver subito l’aumento del premio assicurativo sebbene avesse contestato il sinistro per il quale la società assicurativa aveva invece inteso corrispondere l’indennizzo al danneggiato, non aveva fornito la prova del fatto presupposto e cioè della mancata verificazione del sinistro, non avendo chiesto l’assunzione dei testi, pure indicati nella denuncia cautelativa, con conseguente infondatezza della domanda e condanna della soccombente alle spese del grado.

La sentenza di appello è stata impugnata per cassazione dalla società ALFA con ricorso con il quale è stato dedotto, con un unico motivo, il vizio di violazione di norme di diritto.

Con l’unico motivo di ricorso la società ALFA deduce la violazione degli artt. 1218 e 2697 c.c. sostenendo che il Giudice di appello anziché limitarsi a verificare se la condotta tenuta dalla società assicurativa, che aveva inteso corrispondere l’indennizzo direttamente al terzo danneggiato senza considerare che il proprio assicurato aveva espressamente contestato l’accadimento del sinistro, indicando finanche i soggetti che avrebbero potuto riferire in merito, fosse stata improntata alla dovuta diligenza od integrasse inadempimento contrattuale, aveva invece esteso la indagine anche alla diversa questione della prova della responsabilità del sinistro, erroneamente indicata quale fatto costitutivo della domanda azionata dall’assicurato.

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 18603/2016, ha ritenuto il motivo fondato.

Chiarisce la Suprema Corte che in ordine alla applicazione della regola di riparto probatorio ex art. 2697 c.c. deve ritenersi ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte (a far data da Corte Cassazione, Sezioni Unite, Sentenza n. 13533/2001) secondo cui «anche nel caso in cui sia dedotto, non il totale inadempimento dell’obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell’inesattezza dell’adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell’obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto, esatto adempimento».

Dall’indicato principio deriva che, al fine della corretta applicazione della clausola del contratto di assicurazione della responsabilità civile per la circolazione di veicoli (o natanti) a motore, la quale preveda, in conformità del dettato legislativo (art. 12 legge n. 990 del 1969, applicabile ratione temporis), la variazione in aumento o diminuzione del premio applicato all’atto della stipulazione, in relazione al verificarsi o meno di sinistri in dato periodo di tempo (cosiddette clausole “bonus- malus”), «la variazione “in pejus” opera esclusivamente nel caso in cui sussista la prova della responsabilità dell’assicurato per un danno risarcibile a terzi.

Pertanto, qualora la compagnia assicuratrice abbia ricevuto una richiesta di risarcimento di un danno asseritamente cagionato da un suo assicurato, e quest’ultimo venga tempestivamente a contestarne l’esistenza (trasmettendo denuncia cautelativa ai sensi dell’art. 1913co l c.c.) al fine di evitare il maggiore onere economico, grava sulla impresa assicuratrice che ritenga, invece, opportuno stipulare una transazione con il terzo, ignorando o considerando infondata l’opposizione dell’assicurato, fornire la prova della esistenza delle condizioni al cui verificarsi opera la variazione in aumento del premio, in applicazione della clausola anzidetta, e dunque la prova di avere agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell’accertamento del danno, in relazione all’art. 1218 c.c., e nella tutela degli interessi del proprio assicurato, in relazione all’art. 1375 c.c.» (cfr. Corte Cassazione, Sezione III, Sentenza n. 253/1991).

Infine, ritiene il Collegio che il Giudice di appello abbia erroneamente applicato il criterio di riparto dell’onere probatorio, atteso che, nella polizza assicurativa per responsabilità civile automobilistica, la «clausola bonus-malus» non introduce in contratto una ulteriore e distinta obbligazione rispetto a quelle tipiche del contratto di assicurazione, previste dall’art. 1917 comma 1 c.c. e dagli arti. 1-4 ed 11 comma 1 della legge n. 990/1969, ma soltanto una formula tariffaria che prevede una modalità di variazione automatica -in aumento o in diminuzione- del premio, e che opera «in relazione al verificarsi o meno di sinistri nel corso di un certo periodo di tempo» (art. 12 legge n. 990/1969; attuale art. 133 del Codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209), rimanendo pertanto inalterato il contenuto delle obbligazioni derivanti dal contratto e l’obbligo di esecuzione diligente ed in buona fede delle prestazioni contrattuali, ed in particolare, per quanto rileva nella presente causa, l’obbligo della società assicurativa di adempiere esattamente la prestazione di tenere indenne il proprio assicurato dalle conseguenze patrimoniali pregiudizievoli derivanti dal rischio assicurato e cioè dalla responsabilità civile verso terzi per condotte dannose imputabili a colpa dell’assicurato nella circolazione dei veicoli, obbligo che deve essere adempiuto secondo buona fede ex art. 1375 c.c. tenendo conto di tutti gli effetti negoziali e legali che derivano dall’adempimento tra cui va ricompreso anche il dovere di non stipulare transazioni e di non versare direttamente indennizzi a terzi in difetto -di prova- di sinistri attribuibili in tutto od in parte alla responsabilità dell’assicurato.

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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