Sentenza di condanna della società: legittimo il pignoramento immobiliare alla socia illimitatamente responsabile

La sentenza di condanna pronunciata in un processo tra il creditore della società ed una società di persone costituisce titolo esecutivo anche contro il socio illimitatamente responsabile, in quanto dall’esistenza dell’obbligazione sociale deriva necessariamente la responsabilità del socio e, quindi, ricorre una situazione non diversa da quella che, secondo l’art. 477 c.p.c., consente di porre in esecuzione il titolo in confronto di soggetti diversi dalla persona contro cui è stato formato.

Il principio di diritto è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 3 dicembre 2020, n. 27613, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Firenze.

La vicenda

Il giudizio di legittimità in esame ha avuto origine dal fatto che la S.p.A Kappa Leasing Banca, sulla base di titolo esecutivo costituito da sentenza di condanna pronunciata nei confronti della Zeta S.n.c., ha proceduto al pignoramento di due immobili di proprietà di Cassia Pompilio, quale socia illimitatamente responsabile della suddetta società.

La debitrice esecutata ha proposto opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c.

La banca creditrice procedente, nel contestare il fondamento della suddetta opposizione, ha proposto, in via riconvenzionale subordinata, domanda di con-danna della stessa opponente al pagamento del credito gravante sulla società.

L’opposizione è stata accolta dal Tribunale di Firenze, che ha altresì rigettato la domanda riconvenzionale dell’opposta, ritenendo prescritto il relativo diritto.

La Corte di Appello di Firenze, con la sentenza n. 2426 del 2018, in riforma della decisione di primo grado, ha invece rigettato l’opposizione, condannando l’opponente alla restituzione degli importi incassati in virtù della sentenza di primo grado.

Per la cassazione della decisione d’appello Cassia Pompilio ha proposto ricorso affidato a due motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo la ricorrente ha denunziato, ex art. 360 n. 3 c.p.c., in riferimento all’art. 234 c.p.c.».

Secondo la ricorrente poiché nel giudizio all’esito del quale è stata pronunciata la sentenza di condanna nei confronti della società Zeta S.n.c., erano state ritenute inammissibili (in quanto tardivamente formulate) le domande della Banca S.p.A., di condanna di alcuni dei soci illimitatamente responsabili della società, in solido con la società stessa, si sarebbe formato un giudicato implicito negativo di rigetto dell’analoga pretesa, anche in relazione alla posizione degli altri soci illimitatamente responsabili – tra cui essa ricorrente, benché mai evocata in quel giudizio – il che impedirebbe alla creditrice di utilizzare il titolo formatosi contro la società ai fini dell’esecuzione nei suoi confronti.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 27613 del 2020, ha ritenuto il motivo in parte inammissibile in parte non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha precisato che la Corte di appello ha deciso la controversia sulla base della corretta applicazione dei principi di diritto costantemente affermati dalla Suprema Corte secondo i quali «la sentenza di condanna pronunciata in un processo tra il creditore della società ed una società di persone costituisce titolo esecutivo anche contro il socio illimitatamente responsabile, in quanto dall’esistenza dell’obbligazione sociale deriva necessariamente la responsabilità del socio e, quindi, ricorre una situazione non diversa da quella che, secondo l’art. 477 c.p.c., consente di porre in esecuzione il titolo in confronto di soggetti diversi dalla persona contro cui è stato formato» (Corte di cassazione, Sez. L, Sentenza n. 30441 del 19/12/2017, Rv. 646510 – 01; Corte di cassazione, Sez. III, Ordinanza n. 15877 del 13/06/2019, Rv. 654296 – 01).

Il Collegio ha osservato, altresì, che – contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente – le domande nei confronti di alcuni dei soci non sono affatto state rigettate nel merito, essendone stata invece semplicemente dichiarata l’inammissibilità in quel giudizio (in quanto proposte tardivamente, nel corso del giudizio stesso e non con l’atto di citazione originario), il che, come correttamente ritenuto dalla Corte di appello, non può dar luogo ad alcun giudicato negativo sul rapporto sostanziale e non può impedire, dunque, l’operatività del titolo esecutivo formatosi nei confronti della società anche contro i soci illimitatamente responsabili, secondo le regole ordinarie sopra richiamate.

D’altra parte, nessuna pronuncia venne emessa e nessun giudicato – tanto meno implicito – potrebbe mai ritenersi formato nei confronti della ricorrente, nel giudizio di merito, dal momento che quest’ultima a tale giudizio non ebbe neanche a partecipare personalmente, in nessuna delle sue fasi.

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 3 dicembre 2020, n. 27613

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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