Scioglimento della comunione: preferenza al progetto che meno altera lo stato dei luoghi e riduce le opere necessarie ed i costi



Confermata la decisione del giudice del merito che nel disporre lo scioglimento della comunione ad oggetto beni immobili abbia adottato la soluzione che consentiva di comodamente dividere il fabbricato in due unità di pari valore ed estensione, alterando il meno possibile lo stato dei luoghi e riducendo al minimo le opere necessarie ed i relativi costi.

Il giudice d’appello a seguito di esame e confronto dei progetti divisionali (tre) approntati dal CTU può scegliere un progetto divisionale diverso da quello preferito dal giudice di primo grado.



Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 11 ottobre 2019, n. 25660, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dalla Corte d’appello di Lecce.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Mevia Crasso, con atto di citazione del 2008, conveniva in giudizio la sorella Sempronia Crasso, chiedendo lo scioglimento della comunione di beni (un fabbricato in costruzione e un terreno), con l’attribuzione della proprietà di una quota, pari al 50% dell’intero.

Costituitasi in giudizio, la convenuta aderiva alla domanda di scioglimento della comunione, ma si opponeva al progetto di divisione suggerito dall’attrice.

Il Tribunale di Brindisi, rilevata un’iscrizione ipotecaria derivante da un mutuo fondiario sui beni oggetto di divisione, ordinava l’integrazione del contradditorio nei confronti della Cassa dei Risparmi Kappa S.p.a. che, costituitasi in giudizio, aderiva alla proposta divisionale dell’attrice.

All’esito della disposta consulenza tecnica d’ufficio, con sentenza n. 4X1/2014 il Tribunale pronunciava lo scioglimento della comunione dei beni e assegnava all’attrice la proprietà esclusiva di una porzione di fabbricato e di terreno in base, rispettivamente, alla prima ed alla seconda proposta divisionale contenuta nella relazione del consulente d’ufficio.

Avendo Sempronia Crasso interposto appello – con il quale lamentava la mancata adesione alla terza proposta divisionale, ritenuta poco incidente sul deprezzamento dell’immobile, nonché meno gravosa quanto alle opere da realizzare per rendere autonome le due unità immobiliari – la Corte d’appello di Lecce, con sentenza n. 1X52/2017 accoglieva il gravame e, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, assegnava in proprietà esclusiva a Mevia Crasso la porzione del fabbricato e del terreno secondo quanto previsto nella “terza proposta divisionale modificata della relazione peritale.

Contro la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione Mevia Crasso, affidato ad unico motivo.

I motivi di ricorso

Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente ha lamentato omesso esame ai sensi del n. 5 dell’art. 360 c.p.c..

Il giudice d’appello avrebbe omesso di esaminare, e conseguentemente di confrontare, le risultanze dei singoli progetti divisionali elaborati dal consulente tecnico d’ufficio, violando così il diritto, sancito dagli artt. 1111 c.c. e 42 Cost., di chiedere e ottenere lo scioglimento della comunione ordinaria, con divisione e assegnazione di beni, di valore corrispondente alle quote di diritto spettanti.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 25660/2019, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

Sul punto di doglianza la Suprema Corte ha precisato che il giudice d’appello ha esaminato e confrontato i tre progetti divisionali e, sulla base di argomenti puntuali e analitici, ha scelto un progetto divisionale diverso da quello preferito dal giudice di primo grado.

La soluzione adottata – ha concluso la Corte d’appello con giudizio di fatto insindacabile in sede di controllo di legittimità – consentiva di comodamente dividere il fabbricato in due unità di pari valore ed estensione, alterando il meno possibile lo stato dei luoghi e riducendo al minimo le opere necessarie ed i relativi costi.

Che poi la divisione adottata non sia condivisa dalla ricorrente, che la ritiene errata in quanto avrebbe lasciato in comproprietà il tratto di strada che conduce alla porzione di terreno assegnato alla ricorrente, non significa che sia stato negato il diritto di chiedere lo scioglimento della comunione.

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Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 11 ottobre 2019, n. 25660

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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