Sanzione per pubblicità ingannevole legittima anche senza un danno

Le disposizioni in materia di pubblicità ingannevole non hanno la mera funzione di assicurare una reazione alle lesioni arrecate agli interessi del consumatore, ma si collocano su di un più avanzato fronte di prevenzione, essendo le stesse tese ad evitare effetti dannosi, anche soltanto ipotetici. Pertanto, è stata esclusa la necessità che risulti un pregiudizio economico derivante dalla pubblicità ingannevole.

 

È quanto ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione I, con la sentenza del 29 settembre 2020, n. 9870, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato il provvedimento dell’Autorità della concorrenza e del mercato.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che l’Autorità della concorrenza e del mercato ha – con provvedimento n. 21711 del 13 ottobre 2010 – contestato alla Omega Immobiliare una pratica commerciale scorretta ex artt. 20, comma 2, e 22 d.lgs. n. 206/2005, contenente il codice del consumo, irrogando nei suoi confronti una sanzione pecuniaria di importo pari a 21.000,00 euro.

Il procedimento sanzionatorio dell’Autorità era stato avviato dopo la segnalazione pervenuta da un consumatore il 7 aprile 2010, con cui si evidenziava che il professionista aveva diffuso su un periodico “Alfa” del 30 marzo 2010, edizione di Napoli, un messaggio volto a pubblicizzare la propria attività concernente l’erogazione di finanziamenti. 

La Omega Immobiliare ha agito, quindi, per l’annullamento del provvedimento.

I motivi di ricorso

La ricorrente ha denunciato l’illegittimità della determinazione gravata, poiché viziata da: i) violazione degli artt. 20, comma 2, 22 d.lgs. n. 206/2005; eccesso di potere nelle figure sintomatiche di carenza di istruttoria e contraddittorietà della motivazione; ii) violazione e falsa applicazione dell’art. 11 l. n. 689/1981; eccesso di potere.

Per mezzo della prima censura l’esponente ha prospettato la violazione degli artt. 21, comma 2, e 22 d.lgs. n. 206/2005, sull’assunto che la resistente p.a. avrebbe operato una «semplice “valutazione personale” sulle eventuali (ma non dimostrate) conseguenze dannose di un messaggio», rilevando altresì che la propria attività è prevalentemente di intermediazione per la compravendita e la locazione di immobili, non provvedendo direttamente all’erogazione di finanziamenti ma limitandosi ad esercitare attività di mera mediazione.

La decisione in sintesi

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, mediante la menzionata sentenza n. 9870 del 2020, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul punto il Consesso amministrativo ha premesso che, a mente dell’art. 20, comma 2, d.lgs. n. 206/2005, una pratica commerciale deve considerarsi scorretta se è contraria alla diligenza professionale ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge.

In particolare, secondo la giurisprudenza «l’espressione “pratiche commerciali scorrette” designa le condotte che formano oggetto del divieto generale sancito dall’art. 20 del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo), in attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 maggio 2005, n. 2005/29/CE.

Scopo della normativa è quello di ricondurre l’attività commerciale in generale entro i binari della buona fede e della correttezza. Il fondamento dell’intervento è duplice: da un lato, esso si ispira ad una rinnovata lettura della garanzia costituzionale della libertà contrattuale, la cui piena esplicazione si ritiene presupponga un contesto di piena “bilateralità”, dall’altro, in termini di analisi economica, la trasparenza del mercato è idonea ad innescare un controllo decentrato sulle condotte degli operatori economici inefficienti. Le politiche di tutela della concorrenza e del consumatore sono sinergicamente orientate a promuovere il benessere dell’intero sistema economico» (C.d.S., Sez. VI, 14 aprile 2020, n. 2414).

In argomento il T.A.R. ha poi evidenziato come “Le disposizioni in materia di pubblicità ingannevole non hanno la mera funzione di assicurare una reazione alle lesioni arrecate agli interessi del consumatore, ma si collocano su di un più avanzato fronte di prevenzione, essendo le stesse tese ad evitare effetti dannosi, anche soltanto ipotetici. Pertanto, è stata esclusa la necessità che risulti un pregiudizio economico derivante dalla pubblicità ingannevole.

Ne consegue che la significatività statistica del dato percentuale dei consumatori o clienti destinatari della pratica non può assurgere ad elemento negativo e ostativo all’integrazione della fattispecie di una pratica commerciale scorretta; in ogni caso, è da escludere che l’assenza di serialità della pratica ne precluda la configurabilità come pratica scorretta o aggressiva ai sensi del Codice” (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, 9 dicembre 2019, n. 14067).

L’Authority ha poi legittimamente rilevato – sulla base dell’istruttoria svolta e del parere espresso dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – che il messaggio sanzionato è idoneo a trarre [in] inganno i destinatari in merito alla qualifica dell’operatore pubblicitario, inducendo nel lettore il convincimento che l’esponente possa provvedere direttamente alla prestazione dei finanziamenti pubblicizzati, mentre, in realtà, essa svolge unicamente attività di mediazione creditizia, che in sé non assicura ai richiedenti del mutuo la concreta possibilità di ottenere la concessione del finanziamento.

Il complessivo contegno tenuto dall’impresa ricorrente ha pertanto inverato una lesione del canone di diligenza professionale, configurandosi idoneo ad indurre in errore i consumatori circa le caratteristiche, le condizioni economiche del finanziamento e la natura del professionista.

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Ecco il link a: Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione I, sentenza del 29 settembre 2020, n. 9870

 

 

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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