Il rivestimento del parapetto e soletta sono “beni comuni” se svolgono una prevalente funzione estetica per l’edificio



Il parapetto del balcone costituisce parte della facciata dello stabile, in ragione della sua prevalente funzione estetica per l’edificio, così da divenire elemento decorativo ed ornamentale essenziali della facciata. Qualora il proprietario di un appartamento sito in un edificio condominiale esegua opere sui propri beni facendo uso anche di beni comuni, indipendentemente dall’applicabilità della disciplina sulle distanze, è necessario che, in qualità di condomino, utilizzi le parti comuni dell’immobile nei limiti consentiti dall’art. 1102 c.c.




Il principio di diritto è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 24 febbraio 2020, n. 4909, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Milano in funzione di giudice d’appello.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che i Condominio Alfa, corrente in Milano, con atto di citazione del 2012, convenne, dinanzi al Giudice di pace di Milano, Publio Giovenale e Ippolita Muzio, chiedendo l’accertamento della illegittimità degli interventi da questi ultimi effettuati sul terrazzo dell’immobile di loro proprietà (nella specie, dell’avanzamento del terrazzo a filo del muro perimetrale di facciata, con annessione del cornicione e della parte di gronda che lo attraversa), poiché eseguiti in violazione degli artt. 1102 c.c. e 1120 c.c. e del regolamento condominiale, in assenza di alcuna autorizzazione; chiesero, inoltre, una pronuncia di condanna al ripristino dello stato dei luoghi originario, con contestuale autorizzazione rilasciata al Condominio per intervenire direttamente nell’esecuzione delle relative opere, in caso di inerzia dei convenuti, nonché la vittoria di spese del giudizio.

Il Giudice di pace di Milano, con sentenza n. 109241 del 2013, rigettò la domanda rilevando come “dalla documentazione prodotta in atti e dall’istruttoria esperita gli interventi eseguiti sulle parti comuni non abbiano violato l’art. 1102 cc. o l’art. 1120 c.c. non essendo dimostrato che i suddetti interventi abbiano alterato la destinazione della cosa comune o che abbiano impedito agli altri partecipanti di farne parimenti uso”.

Avendo il Condominio Alfa interposto appello, il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3740 del 2018, ha riformato integralmente la sentenza di primo grado, avendo accertato l’illegittimità delle opere realizzate sul terrazzo dell’appartamento di proprietà” di Publio Giovenale e Ippolita Muzio, ha condannato i medesimi “al ripristino dello stato dei luoghi originario autorizzando il Condominio, in caso di inerzia protratta oltre sessanta giorni dalla sentenza, a provvedere a tali opere direttamente”.

Avverso la decisione d’appello, Publio Giovenale e Ippolita Muzio hanno proposto ricorso per la cassazione, articolando quattro motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, i ricorrenti con il terzo motivo hanno dedotto l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti, nonché la violazione degli artt. 1102 c.c. e 1117 c.c., per avere il Tribunale ravvisato una violazione della simmetria e del decoro, costituendo il parapetto del balcone parte della facciata dello stabile, ed essendo i lavori realizzati opere esterne incidenti sull’architettura dell’edificio.

La decisione

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 4909 del 2020, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

Sul punto controverso la Suprema Corte ha osservato che come spiegato dal Tribunale, «il parapetto del balcone (interessato dall’esecuzione delle opere da parte dei ricorrenti) costituisce parte della facciata dello stabile, in ragione della sua prevalente funzione estetica per l’edificio, così da divenire elemento decorativo ed ornamentale essenziali della facciata».

La decisione del Tribunale di Milano si uniforma all’interpretazione della Corte.

Se i balconi di un edificio condominiale non rientrano, infatti, tra le parti comuni, ai sensi dell’art. 1117 c.c., non essendo necessari per l’esistenza del fabbricato, né essendo destinati all’uso o al servizio di esso, il rivestimento del parapetto e della soletta devono, invece, essere considerati beni comuni se svolgono una prevalente funzione estetica per l’edificio, divenendo così elementi decorativi ed ornamentali essenziali della facciata e contribuendo a renderlo esteticamente gradevole (Corte di Cassazione, Sez. II, 14/12/2017, n. 30071).

E qualora il proprietario di un appartamento sito in un edificio condominiale esegua opere sui propri beni facendo uso anche di beni comuni, indipendentemente dall’applicabilità della disciplina sulle distanze, è necessario che, in qualità di condomino, utilizzi le parti comuni dell’immobile nei limiti consentiti dall’art. 1102 c.c. (Corte di cassazione, Sez. II, 28/02/2017, n. 5196, relativa proprio a domanda di riduzione in pristino di un balcone sul quale erano state eseguite opere in violazione dell’art. 1102 c.c.).

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 24 febbraio 2020, n. 4909

 



 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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