Rimborso spese mediche e scolastiche straordinarie anticipate dal coniuge separato-divorziato per il figlio minore

In tema di rimborso delle spese mediche e straordinarie anticipate dal coniuge separato-divorziato, la necessità di ulteriore ricorso al giudice della cognizione per la formazione di una pluralità di nuovi titoli esecutivi, va temperata e mantenuta ferma con riferimento alle sole spese effettivamente straordinarie e diverse da quelle medico-sanitarie e scolastiche, siccome riguardanti eventi il cui accadimento sia oggettivamente incerto.

Al contrario, il provvedimento con cui in sede di separazione (non importa se consensuale o giudiziale, ovvero se provvisorio o definitivo, oppure se presidenziale o meno) si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell’ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità.

Resta impregiudicato il diritto dell’altro genitore di contestare – ex post ed in sede di opposizione all’esecuzione, dopo l’intimazione del precetto o l’inizio dell’espropriazione – la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore.

I principi di diritto sono stati richiamati e fatti propri dalla Corte di cassazione, Sezione 1 Civile, con l’ordinanza del 15 febbraio 2021, n. 3835, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Firenze.

Premessa

Sul tema si segnala l’importante contributo pubblicato  in questo sito in: «Spese nel mantenimento dei figli: le linee guida del CNF e della Corte d’appello di Milano» fondato sulla premessa che una delle problematiche maggiormente diffuse, tra le molte che emergono nella crisi del rapporto familiare, è quella che riguarda le spese di mantenimento ordinario e extraordinario, sia quanto all’entità che alle modalità di esborso in capo a ciascun genitore. Il documento elaborato dal CNF  e quello, simile della Corte d’appello di Milano, cerca infatti di fare chiarezza ed orientare gli operatori del diritto coinvolti nelle vicende in questione, individuando le categorie di spese.

In tali casi è dovere dell’interprete dare attuazione alle previsioni di cui agli articoli 316 bis c.c. e 337 ter codice civile, attraverso un’analisi attenta ma obiettiva della situazione di fatto da regolare.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Firenze, con la sentenza n. 93 del 2016, ha rigettato l’appello interposto da Mevia avverso la decisione del Tribunale di Prato n. 200 del 2014, la quale aveva rigettato la domanda di Mevia di condanna dell’ex marito al pagamento della somma di circa 8 mila euro per il rimborso spese straordinarie sostenute nel corso di diversi anni per la figlia.

Il Tribunale aveva rigettato la domanda per carenza di interesse ad agire di Mevia in quanto già in possesso di un titolo esecutivo idoneo a far valere la situazione giuridica azionata, titolo che consisteva nella sentenza di divorzio, pronunciata nel 2002, che aveva stabilito a carico di Tizio non solo l’obbligo di far fronte al mantenimento della minore, con un assegno mensile di euro 750,00, ma anche di corrispondere la metà delle spese mediche straordinarie e scolastiche sostenute per la figlia.

Dinanzi alla Corte d’appello Mevia deduceva che l’Ufficiale Giudiziario aveva “rifiutato” di far luogo al richiesto pignoramento adducendo che il titolo non recava un importo di credito certo, liquido ed esigibile.

Avverso la decisione d’appello Mevia ha proposto ricorso per la cassazione, con atto articolato in sei motivi.

I motivi di ricorso

Con i motivi di ricorso la ricorrente ha lamentato, ex articolo 360, primo comma, n. 3 e 4, c.p.c., la nullità della sentenza o del procedimento per violazione dell’articolo 112 c.p.c. e degli articoli 111 e 132 della Costituzione, essendo – a suo dire – la Corte d’appello incorsa nella violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.

La ricorrente ha anche lamentato la violazione dell’articolo 474 c.p.c., per avere la Corte d’appello attribuito efficacia di titolo esecutivo ad una pronuncia di condanna generica, in carenza dei presupposti di certezza, liquidità ed esigibilità del diritto.

E’ stata, in sostanza, posta all’attenzione della Suprema Corte la questione della formazione del titolo e della sua azionabilità in materia di contribuzione alle spese straordinarie dei figli, la dove il genitore onerato non vi adempia, chiedendo di chiarire se si possa agire esecutivamente con il provvedimento contenuto nel dispositivo della sentenza di divorzio o se sia necessario promuovere autonomo giudizio di cognizione al fine di far accertare l’effettiva sopravvenienza e l’ammontare degli specifici esborsi.

Il contributo video sul tema

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3835 del 2021, mediante la quale ha ritenuto i motivi non fondati e a rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul thema il Collegio ha osservato che in un primo arresto (Corte di cassazione, n. 1758 del 28 gennaio 2008) la Corte ebbe ad affermare che il provvedimento giudiziario con cui in sede di separazione personale si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma cod. civ., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese straordinarie (senza altra specificazione) relative ai figli, richiedesse, nell’ipotesi di non spontanea attuazione da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, stante il disposto dell’art. 474, primo comma, cod. proc. civ., un ulteriore intervento del giudice, volto ad accertare l’avveramento dell’evento futuro e incerto cui è subordinata l’efficacia della condanna, ossia l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla base degli elementi di fatto contenuti nella prima pronuncia.

N.d.A. Si segnala che di recente Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 21 febbraio 2020, n. 4513, in commento in: «Inadempimento spese straordinarie di mantenimento: per l’esecuzione occorre un “nuovo” titolo», in coerenza con il sopra menzionato indirizzo ha (ancora) affermato che “In materia di assegno di mantenimento dei figli, nel caso in cui il coniuge onerato alla contribuzione delle spese straordinarie, sia pure pro quota, non adempia, al fine di legittimare l’esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice affinché accerti l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità”.

Tuttavia, successivamente la Cassazione, con la pronuncia n. 11316 del 23 maggio 2011, stabiliva che il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere ex novo un altro titolo (quale il decreto ingiuntivo) contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto, benché all’imprescindibile condizione che l’oggetto della condanna sia idoneamente delimitato e quantificato (tra le altre, in ordine agli obblighi idoneamente identificati in un simile provvedimento: Corte di cassazione, 10 settembre 2004, n. 18248; Corte di cassazione, 30 giugno 2006, n. 15084), o, a tutto concedere, delimitabile o quantificabile in forza di elementi idoneamente indicati nel titolo stesso ed all’esito di operazioni meramente materiali o aritmetiche (tra le molte: Corte di cassazione, 8 luglio 1977, n. 3050; Corte di cassazione, 1 giugno 2005, n. 11677; Corte di cassazione, 2 aprile 2009, n. 8067; Corte di cassazione, 30 novembre 2010, n. 24242; Corte di cassazione, 5 febbraio 2011, n. 2816).

Tanto, nel caso allora in esame, per evidenti minimali esigenze di effettività della tutela del titolare del particolare credito alimentare che imponevano di escludere l’applicazione di tale rigorosa conclusione alle spese mediche e scolastiche ordinarie, in sé sole considerate (quali quelle per cui pacificamente è causa nel caso di specie e con esclusione quindi di spese “straordinarie” intese in senso residuale ed onnicomprensivo) e se opportunamente documentate, perché il titolo esecutivo originario riguarda un credito comunque certo ab origine, oggettivamente determinabile e liquidabile sulla base di criteri oggettivi.

Può infatti dirsi che la contribuzione alle (sole) spese mediche e scolastiche ordinarie non si riferisca a fatti meramente eventuali, né a fatti od eventi qualificabili come straordinari, vale a dire come imprevedibili ed ipotetici: poiché invero ai genitori incombe, quale dovere generalissimo, quello di mantenere, istruire ed educare la prole, ai sensi dell’art. 148 cod. civ., può al contrario qualificarsi normale, secondo nozioni di comune esperienza, la necessità di esborsi costanti per l’istruzione, atteso che anche quella pubblica li richiede in misura sempre più notevole in rapporto al grado della scuola od istituzione superiore od universitaria frequentata.

E, aggiunse la S.C., rientra nel novero degli eventi classificabili quali statisticamente ordinari o frequenti pure la necessità di esborsi, di cui è variabile effettivamente soltanto la misura e l’entità in rapporto alla perturbazione dello stato di piena salute, per prestazioni mediche, generiche o specialistiche, attesa la normalità del ricorso a queste ultime, anche solo per controlli periodici o di routine.

La contribuzione del genitore è quindi riferita, per le spese meramente mediche e scolastiche (e non anche per quelle genericamente indicate come straordinarie e comunque diverse ed ulteriori), ad eventi di probabilità tale da potersi definire sostanzialmente certi e ad esborsi da ritenersi indeterminati soltanto nel quando e nel quantum.

La determinazione del quantum di tali spese mediche e scolastiche è poi oggettivamente agevole, una volta conseguita la loro prova con documentazione di spesa rilasciata da strutture pubbliche – attesa la natura della funzione da esse esercitata e la particolare attendibilità da riconoscersi, in via di principio e impregiudicata la possibilità di una loro contestazione, ai documenti da esse rilasciati – o da altri soggetti che siano specificamente indicati nel titolo o concordati preventivamente tra i coniugi.

Beninteso, resta del tutto impregiudicato il diritto del genitore obbligato di contestare la riferibilità dell’esborso alla categoria delle spese alla cui contribuzione egli è assoggettato, vuoi perché si metta in dubbio la sussistenza del fatto costitutivo con la doglianza sulla sussistenza stessa dell’esborso, ovvero sulla qualificazione della spesa come medico-sanitaria o scolastica necessaria (ad es., spese meramente voluttuarie, quali un intervento meramente estetico o un corso non finalizzato ad esigenze di istruzione, ma di mero svago od intrattenimento), vuoi perché si lamenti la violazione delle modalità di decisione sulle attività cui le spese si riferiscono (dovendo comunque quelle di maggiore interesse, ai sensi del comma terzo dell’art. 155 cod. civ., spettare al comune accordo dei genitori, salva diversa disposizione del giudice: Corte di cassazione, 28 gennaio 2009, n. 2182), o per altra ragione: ma tale diritto può bene estrinsecarsi quale contestazione del diritto del creditore ad agire in via esecutiva e quindi nelle forme dell’opposizione all’esecuzione, a precetto o a pignoramento.

Si rende così meramente eventuale la fase di contestazione giudiziale e la si riserva alle effettive ipotesi di oggettiva controvertibilità, scongiurando l’ineluttabilità di un ricorso preventivo ed obbligatorio al giudice della cognizione per la formazione di altro titolo esecutivo.

Del resto, dal rischio di abuso da parte del genitore affidatario l’altro è adeguatamente tutelato, sia pure a prezzo di dispiegare l’opposizione, dalla responsabilità aggravata del creditore che abbia agito in via esecutiva senza la normale prudenza, già prevista dall’attuale formulazione dell’art. 96, comma secondo, cod. proc. civile.

In definitiva, la necessità di un indefinito reiterato ed ulteriore ricorso al giudice della cognizione per la formazione di una pluralità di nuovi titoli esecutivi, va allora temperata e mantenuta ferma con riferimento alle sole spese effettivamente straordinarie e diverse da quelle medico-sanitarie e scolastiche, siccome riguardanti eventi il cui accadimento sia oggettivamente incerto.

Al contrario, il provvedimento con cui in sede di separazione (non importa se consensuale o giudiziale, ovvero se provvisorio o definitivo, oppure se presidenziale o meno) si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell’ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità.

Resta impregiudicato il diritto dell’altro genitore di contestare – ex post ed in sede di opposizione all’esecuzione, dopo l’intimazione del precetto o l’inizio dell’espropriazione – la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore.

Nella fattispecie ora in esame, la ricorrente ha ottenuto condanna dell’ex coniuge in sede divorzile per il pagamento del contributo alle spese scolastiche e mediche rientrando, quindi, nel paradigma di quanti innanzi spiegato, legittimando il genitore anticipatario a precettare le spese, quale preannuncio di esecuzione, senza necessità di passare per un nuovo accertamento.

Le spese scolastiche e mediche “straordinarie”, salvo diverso accordo tra le parti, si aggiungono all’assegno periodico la dove si tratti di esborsi che si presentino secondo ordinari e prevedibili intervalli temporali e la cui soddisfazione esprima in generale il dovere di mantenimento dei figli minori da parte dei genitori.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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