Prescrizione interrotta con la “richiesta di informazioni” su domanda di indennizzo già proposta

La manifestazione dell’intenzione di ottenere comunque il risarcimento del danno, contenuta nella richiesta di informazioni circa la proposta domanda di indennizzo previsto dalla legge per l’infezione conseguente ad emotrasfusione, costituisce atto di interruzione della prescrizione in quanto idoneo a costituire in mora il debitore della prestazione risarcitoria.

 

Il principio di diritto è stato pronunciato dalla Corte di cassazione, Sezione III Civile, con l’ordinanza del 17 novembre 2020, n. 26189, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Firenze.

La vicenda

La pronuncia ha avuto genesi dal fatto che Caio, Fulgenzia e Mevia

Pompeo, con atto di citazione del 2007, convennero in giudizio innanzi al Tribunale di Firenze il Ministero della Salute e l’Azienda Ospedaliera-Universitaria Gamma chiedendo il risarcimento dei danni, sia iure proprio che iure hereditatis, per la morte avvenuta nel corso del 1996 della congiunta Sara Bruto per epatite HCV e virus HIV contratti a seguito di emotrasfusione.

Il Tribunale di Firenze rigettò la domanda per intervenuta prescrizione. Avverso detta sentenza proposero appello gli originari attori, che la Corte d’appello di Firenze, con la sentenza n. 2729 del 2017 rigettò.

Osservò la Corte d’appello che era decorso sia il termine di prescrizione quinquennale per il danno iure hereditatis, avuto riguardo alla data della domanda di indennizzo ai sensi della legge n. 210 del 1992 (27 gennaio 1994), che quello di prescrizione decennale, con riferimento alla configurabilità dell’omicidio colposo, quanto al danno iure proprio, avuto riguardo sia alle date di citazione in giudizio nei confronti del Ministero (13 dicembre 2007) e della Azienda (recte Gestione Liquidatoria nel frattempo intervenuta, 26 settembre 2008) che alla mancanza di efficacia interruttiva sia della richiesta di informazioni di data 31 maggio 1998 sul decorso della pratica di indennizzo, volta soprattutto a palesare una futura intenzione e sia del ricorso gerarchico del 2 dicembre 1999 nei confronti della commissione medica ai sensi della legge n. 210 del 1992.

Per la cassazione della decisione della Corte d’appello di Firenze gli originari istanti hanno proposto ricorso, affidandosi a quattro motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, i ricorrenti con il primo motivo hanno dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 2943 cod. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civile.

Hanno osservato i ricorrenti che la missiva del 31 maggio 1998 ha chiaramente per contenuto la volontà di richiedere il risarcimento di ogni danno, oltre l’indennizzo previsto dalla legge, e che la stessa missiva del 2 dicembre 1999 comprendeva, oltre l’indennizzo, anche il risarcimento del danno, sicché ad entrambi gli atti deve darsi efficacia interruttiva della prescrizione.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 26189 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Ha osservato il Collegio che la morte di colei che, sulla base di quanto allegato nell’originario atto introduttivo del giudizio, avrebbe contratto per effetto di ennotrasfusione l’epatite HCV ed il virus HIV, costituisce il danno evento rispetto alla domanda iure proprio, sicché la prescrizione decorre dalla data della morte (5 maggio 1996).

Il termine di prescrizione, considerata l’epoca della morte (5 maggio 1996), è di dieci anni, avuto riguardo alla pena edittale prevista dal primo comma dell’art. 589 cod. pen. ed a quanto previsto dall’art. 157 cod. pen. applicabile ratione temporis.

Nell’ipotesi di illecito civile costituente reato, qualora, ai sensi dell’art. 2947, terzo comma, cod. civ., occorra fare riferimento al termine di prescrizione stabilito per il reato e questo sia stato modificato dal legislatore rispetto al termine previsto al momento della consumazione dell’illecito, deve applicarsi il termine di prescrizione del momento di consumazione del reato, valendo il principio di irretroattività della norma e non rilevando, agli effetti civilistici, il principio della norma più favorevole (Corte di cassazione, 27 luglio 2012, n. 13407; Corte di cassazione, 14 marzo 2018, n. 6333).

Non trova quindi applicazione il nuovo regime previsto dalla legge n. 251 del 2005.

La rilevanza degli atti interruttivi va valutata rispetto all’epoca di notificazione della citazione (al Ministero ed alla Gestione Liquidatoria rispettivamente il giorno 13 dicembre 2007 ed il giorno 26 settembre 2008).

Benché gli atti siano stati indirizzati al solo Ministero, la solidarietà passiva che ricorre fra i due intimati determina l’effetto previsto dall’art. 1310, comma 1, cod. civ. (l’atto interruttivo della prescrizione contro uno dei debitori in solido ha effetto anche riguardo all’altro debitore), per cui ove l’effetto interruttivo sia configurabile, esso è valevole anche nei confronti della Gestione Liquidatoria.

Il Collegio ha tenuto anche conto del fatto che nella giurisprudenza della Suprema Corte è ricorrente l’affermazione che «l’atto di interruzione della prescrizione, ai sensi dell’art. 2943, comma 4, c.c., non deve necessariamente consistere nella richiesta o intimazione, essendo sufficiente una dichiarazione che, esplicitamente o per implicito, manifesti l’intenzione di esercitare il diritto spettante al dichiarante» (Corte di cassazione, 12 luglio 2006, n. 15766; Corte di cassazione, 18 gennaio 2018, n. 1166).

E’ stato, in particolare, precisato che deve trattarsi di un atto del titolare del diritto idoneo a manifestare la volontà di far valere il diritto nei confronti del soggetto passivo e che tale requisito non è rinvenibile in semplici sollecitazioni prive del carattere di intimazione e della richiesta di adempimento al debitore (Corte di cassazione, 14 giugno 2018, n. 15714; Corte di cassazione, 3 dicembre 2010, n. 24656).

Occorre quindi che il comportamento del titolare del diritto dimostri in modo oggettivo la volontà di realizzare il diritto medesimo e smentisca lo stato di inerzia quale essenza dell’istituto della prescrizione.

Ebbene, tenuto conto del contenuto della missiva di data 31 maggio 1998: «io sottoscritto Caio Pompeo in qualità di erede di Sara Bruto deceduta per somministrazione di emoderivati infetti, chiedo informazioni in ordine al decorso della pratica in oggetto e vi informo che è comunque intenzione di noi eredi di ottenere il risarcimento di tutti i danni da noi e da mia moglie subiti».

Può, di conseguenza, essere affermato che rientra nello schema tipico della costituzione in mora quale riconoscibile richiesta di adempimento dal punto di vista della controparte del rapporto giuridico la manifestazione dell’intenzione «comunque» di «ottenere» il risarcimento, essendo questi ultimi elementi verbali obiettivamente idonei a manifestare la volontà di esercitare il diritto e di non rimanere in uno stato di inerzia.

Il Collegio ha, infine, nell’accogliere il motivo e cassare con rinvio indicato il seguente principio di diritto al quale il giudice del merito dovrà attenersi:

«la manifestazione dell’intenzione di ottenere comunque il risarcimento del danno, contenuta nella richiesta di informazioni circa la proposta domanda di indennizzo previsto dalla legge per l’infezione conseguente ad emotrasfusione, costituisce atto di interruzione della prescrizione in quanto idoneo a costituire in mora il debitore della prestazione risarcitoria».

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione III Civile, ordinanza del 17 novembre 2020, n. 26189

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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