Responsabilità disciplinare avvocati: un caso di compensazione acconsentito

Annullata dal CNF la decisione del COA di irrogare la sanzione dell’avvertimento all’avvocato che aveva trattenuto, fino alla somma pattuita con le parti civili rappresentate, il compenso detraendolo dall’indennizzo stabilito dal giudice per ognuna di esse.

In dubio pro reo: il principio di presunzione di non colpevolezza vale anche in sede disciplinare.

E’ quanto ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza del 9 ottobre 2020, n. 187, mediante la quale ha accolto il ricorso dell’avvocato e annullato la decisione del COA.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trento deliberava di promuovere – avendo ricevuto apposita segnalazione – nei confronti dell’Avv. Tizio, il procedimento rubricato al n. XX/2014 per il seguente capo di incolpazione, testualmente riportato:

“violazione degli artt. 6, 41 e 44 Codice Deontologico Forense, perché, quale Difensore delle parti civili costituite nel procedimento penale pendente presso la Procura della Repubblica di Trento sub n. [OMISSIS]/2008 a carico di [TIZIO] e [CAIO], ricevuta in data 13.01.2012 la somma di euro 248.000,00 quale risarcimento dei danni subiti dai residenti di Borgo Valsugana e da ripartirsi nella misura di euro 1.000,00 ciascuno, corrispondeva parte della stessa a mezzo bonifici bancari del 18.05.2012 e del 28.05.2012, trattenendo parte degli importi, senza il consenso delle parti assistite.

Gli esponenti chiedevano anche fattura degli acconti in precedenza corrisposti, risultata poi regolarmente emessa, nonché giustificazione delle spese sostenute dal Difensore, ed annunziavano, peraltro, di aver sporto anche querela, che originava un procedimento penale poi archiviato con decreto dello stesso Tribunale di Trento dei 4 e 5 febbraio, in atti.

In punto di fatto è opportuno precisare che allorché, nell’autunno dell’anno 2010, un gruppo di cittadini residenti in Valsugana, costituitisi in un comitato, intesero costituirsi parte civile nel procedimento penale intentato per inquinamento ambientale contro gli Amministratori della [ALFA] spa, affidarono il relativo incarico, in esito a pubbliche assemblee allo scopo convocate, all’Avv. Tizio.

Quanto alle spese legali per la costituzione di parte civile, si ritenne congruo il versamento di euro 50,00 da parte di ciascun firmatario dell’atto di costituzione stesso, a condizione che il numero degli aderenti fosse di almeno 1000/1500.

E sebbene il numero di adesioni raccolte fosse ben minore (565), l’avvocato incaricato decise comunque di egualmente dar corso alla costituzione, impegnandosi di null’altro chiedere ai firmatari, ma riservandosi la possibilità di rivalersi su eventuali risarcimenti futuri nella misura

dell’onorario minimo richiesto sin dall’inizio, cioè di euro 50.000,00 lordi (pari ad euro 50,00 per mille).

Con ordinanza resa all’udienza del 9 novembre 2011, il GUP del Tribunale di Trento ammise gli imputati alla richiesta oblazione speciale ex art. 162 bis c.p. per una parte dei reati contestati, stabilendo -a titolo di parziale risarcimento per i soli cittadini di Borgo Valsugana, ed al solo fine di considerare assolta la condizione di ammissibilità dell’oblazione, del venir

meno delle conseguenze pericolose o dannose del reato, e fatto salvo il diritto al maggior danno, da liquidare nelle sedi competenti- la somma di euro 1.000,00 per ciascuno dei residenti nel Comune suddetto, costituitisi parte civile.

Il COA di Trento, con la decisione impugnata, ha ritenuto di assolvere l’Avv. Tizio dagli illeciti contestati dell’art. 6 (oggi art. 9 in tema di doveri di probità, dignità e decoro) e dell’art. 41 (oggi art. 30 in tema di gestione di danaro altrui) del Codice Deontologico Forense, ritenendolo invece colpevole solo per la violazione dell’art. 44 (oggi art. 31 in tema di compensazione) per aver “trattenuto parte delle somme incassate dagli imputati a titolo di

acconto sul risarcimento dei danni subiti dai censiti di Borgo Valsugana, costituiti parte civile nel procedimento”.

Il COA ebbe a fondare la decisione di colpevolezza su un duplice ordine di ragioni: da un lato, sulla mancata piena prova di accordi con tutte le parti che consentissero al Difensore di trattenere, a titolo di compenso, parte delle somme a loro liquidate, e, dall’altro lato, sulla circostanza, ritenuta dirimente, comprovata dalla sentenza definitiva, che l’Avv. Tizio ebbe pure ad incassare l’ulteriore somma liquidata per le spese legali delle parti civili.

In considerazione di ciò, e valutata complessivamente la condotta dell’incolpato, tenendosi anche conto dell’assenza di precedenti disciplinari, ritenne il COA di infliggere la sanzione dell’avvertimento.

Avverso la suddetta decisione, ricorre l’Avv. Tizio, che sottoscrive personalmente il ricorso, affidato a tre motivi.

I motivi di ricorso

Con il secondo ed il terzo motivo, strettamente connessi, il ricorrente ha

eccepito, da un lato, l’erronea interpretazione ed applicazione dell’art. 44 CdF previgente e, dall’altro, la conseguente illogicità della decisione impugnata, chiedendo l’annullamento della sanzione inflitta.

Per il primo profilo, secondo il ricorrente, infatti, doveva ritenersi comprovato tanto dai documenti prodotti (locandine, scambio di corrispondenza etc), quanto dalle varie testimonianze rese, l’accordo intervenuto tra le parti assistite –o, per lo meno, la stragrande

loro maggioranza- ed il Difensore in ordine alla facoltà di questi di trattenere parte delle somme ricevute a titolo di indennizzo fino alla concorrenza dell’onorario concordato ed in aggiunta a quelle inizialmente incassate.

Per il secondo dei profili, il ricorrente ha eccepito l’ingiustizia della decisione del COA fondata sulla mancata piena prova dell’accordo suddetto, nonché sulla circostanza dell’avvenuto incasso dell’incolpato anche delle somme per spese legali liquidate alle controparti con la sentenza di patteggiamento.

La decisione in sintesi

Il Consiglio Nazionale Forense, mediante la menzionata sentenza n. 187 del 2020, ha ritenuto i motivi fondati e ha accolto il ricorso annullando il provvedimento e la sanzione.

La motivazione

Ad avviso del Collegio la decisione del COA si pone in contrasto con la riconosciuta natura accusatoria del giudizio disciplinare e l’elevato

grado di certezza della prova –oltre ogni ragionevole dubbio- necessario ai fini della condanna dell’incolpato, in ossequio al principio del favor rei (cfr., ex multis, CNF 10 maggio 2017 n. 55, Pres. Mascherin, Relatore Orlando, nonché CNF 20 ottobre 2016, n. 313, Pres. ff. Picchioni, Relatore Logrieco).

Ciò considerato, e pure tenendo conto dell’orientamento specifico della giurisprudenza domestica proprio in tema di compensazione, che pone l’onere della prova a carico dell’incolpato in ordine al consenso alla compensazione stessa, non può non considerarsi la particolarità della fattispecie, il clamore ed i contrasti originatisi ed, in particolare, il gran

numero di assistiti -dei quali solo un esiguo numero ha lamentato il mancato consenso alla compensazione- con conseguente impossibilità concreta, per il Difensore, di fornire prova specifica del consenso di ciascuna parte.

D’altra parte, il tenore di alcune testimonianze, come si evince dal verbale del procedimento avanti il COA del 16 settembre 2014, comprova piuttosto l’esistenza dell’accordo ed il conseguente consenso, da alcuni ritenuto implicito, al trattenimento delle somme incassate in aggiunta a quelle già percepite all’atto del conferimento dell’incarico.

Il comportamento complessivo del ricorrente va valutato anche in considerazione del fatto che lo stesso ha reso sempre edotti gli assistiti delle somme incassate, trattenendo solo la differenza sino all’importo concordato.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 ottobre 2020, n. 187

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

    Arricchisci l'argomento con un tuo commento!

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    error: Il contenuto è protetto!