Provoca incidente, si dà alla fuga, ma si consegna nelle 24 ore: è legittimo il mancato arresto

In punto di diritto l’esclusione dell’arresto del conducente di un’autovettura che, datosi alla fuga dopo aver provocato un incidente, si metta a disposizione della polizia giudiziaria nelle ventiquattr’ore, previsto dall’art. 189, comma 8 bis, Cds, non contraddice la sussistenza delle condizioni di quasi flagranza di cui all’art. 382 cod. proc. penale, ma le dà per presupposte

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, con la sentenza del 14 giugno 2017, n. 29759, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Perugia

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal fatto che il Tribunale di Perugia rigettava la richiesta di convalida dell’arresto disposto nei confronti di MEVIO, in relazione ai reati di cui agli artt. 189 commi 6 e 7 CdS.

Osservava il Giudice che l’art. 189, sesto comma, come modificato dalla legge n.72/2003, richiama l’art. 381 cod. proc. penale, e che pertanto anche in ordine al reato di fuga l’arresto facoltativo doveva ritenersi ammesso nel caso di stato di flagranza o quasi flagranza.

Rilevava dunque che, nel caso di specie, l’arresto era avvenuto al di fuori delle suddette ipotesi, poiché MEVIO era stato individuato dagli inquirenti un’ora dopo l’incidente, sulla base di evidenti tracce di reato costituite dal possesso, da parte di quest’ultimo, della vettura Golf bianca parcheggiata sotto la sua abitazione e recante visibili segni di un incidente stradale compatibili con quello accaduto.

La PG, però, aveva arrestato MEVIO solo la mattina successiva, compiendo così una interruzione delle ricerche tale da escludere l’ipotesi di flagranza o quasi flagranza.

Ricorre il Procuratore generale proponendo un unico motivo con il quale lamenta violazione di legge, in relazione all’art. 189, commi 6 e comma 8 bis CdS, in quanto, per procedere all’arresto in ordine al reato di fuga, non è richiesto lo stato di flagranza o quasi flagranza.

Il citato comma 8 bis, invero, dispone che se l’indagato si presenta alla polizia giudiziaria nelle 24 ore successive ai fatti non si procede all’arresto. Ne discende, logicamente, che è sempre possibile procedere all’arresto nel predetto lasso temporale, del tutto al di fuori dei concetti legali di flagranza e quasi flagranza, i quali presuppongono l’immediatezza del compimento dell’illecito.

Detta interpretazione risulta peraltro in linea con le caratteristiche del reato di fuga in conseguenza di sinistro stradale, che, per sua natura, comporta sempre il necessario espletamento di accertamenti ed indagini incompatibili con il concetto di flagranza.

La decisione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 29759/2017 ha ritenuto il motivo non fondato ed ha rigettato il ricorso.

A dire della Cassazione non è, infatti, sostenibile l’interpretazione offerta dal ricorrente, secondo cui la previsione di cui al comma 8 bis dell’art. 189 CdS introduce, nell’ordinamento, una figura peculiare di quasi flagranza di reato, autorizzando la possibilità di procedere all’arresto entro le 24 ore dalla commissione del fatto.

Precisa la Suprema Corte che occorre procedere ad una lettura unitaria e complessiva della norma incriminatrice, e prendere le mosse dalle previsioni di cui al comma 6 dell’art. 189 c.d.s., così come risultante dalle modifiche introdotte dalla L. 9.4.2003, n. 72, secondo cui “Chiunque, nelle condizioni di cui comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI.

Nei casi di cui al presente comma sono applicabili le misure previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti previsti dall’articolo 280 del medesimo codice, ed è possibile procedere all’arresto, ai sensi dell’articolo 381 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti di pena ivi previsti”.

È del tutto evidente che la norma non solo richiama espressamente la disciplina generale di cui al codice di rito, ma ne prevede la deroga esclusivamente per quanto inerisce ai limiti di pena, senza introdurre affatto una nozione speciale e differenziata di arresto in flagranza.

Detta interpretazione è avvalorata dal confronto con la vecchia formulazione della norma (testo introdotto con il d.lgs n.285 del 1992), la quale stabiliva che “il conducente che si è dato alla fuga è in ogni caso passibile di arresto”, senza alcun richiamo alle norme generali del codice di procedura penale.

La modifica legislativa, quindi, rivela con tutta evidenza la volontà del legislatore di riportare a coerenza il sistema, prevedendo una disciplina dell’arresto unitaria anche per le ipotesi di reato contenute nel codice della strada.

Qualora, infatti, l’intento del legislatore fosse stato quello di dare vita ad una nozione speciale e differenziata di arresto in flagranza, ne avrebbe previsto la possibilità al di fuori dei casi di cui all’art. 381 cod. proc. pen., senza circoscrivere la deroga ai soli limiti edittali.

Premesso quindi, per quanto sopra esposto, che il termine flagranza di reato, richiamato dall’articolo 189 cds, non differisce dal concetto di “flagranza” di cui al codice di rito, per accertare la legittimità di un arresto avvenuto a seguito di incidente stradale, è alla interpretazione degli articoli 381 e 382 cod. proc. pen. che bisogna fare riferimento.

In proposito, non può prescindersi dalla eccezionalità dell’istituto dell’arresto in flagranza, che permette la privazione della libertà personale conferendo specifici poteri alla Polizia Giudiziaria, esercitabili soltanto se ricorrono le precise condizioni legalmente previste, in linea con il principio di riserva di legge che regola la materia ai sensi dell’art. 13 della Carta Costituzionale.

Nel detto solco si è inserita anche l’interpretazione delle Sezioni Unite, secondo cui la nozione di quasi flagranza dev’essere rigorosamente interpretata e perimetrata, tenendo presente che in generale essa é configurabile tutte le volte in cui sia possibile stabilire un particolare nesso tra il soggetto e il reato, il quale presuppone un rapporto di contestualità tra la condotta in cui si sostanzia l’illecito ed il fatto percettivo dell’ufficiale o agente di polizia giudiziaria che interviene procedendo all’arresto (Corte di Cassazione, Sez. U, n. 39131 del 24/11/2015).

Posto allora che la previsione di cui al comma 6 dell’art. 189 CdS non modifica la generale nozione di flagranza di reato (che rimane ancorata all’interpretazione data all’articolo 382 c.p.p.) è evidente che il limite temporale stabilito nel comma 8 bis per le sole ipotesi di volontaria messa a disposizione degli organi di polizia giudiziaria non può in nessun modo essere considerato come nozione speciale di quasi flagranza.

La funzione del comma 8 bis è infatti unicamente quella di delineare un regime premiale a favore di chi, dopo essersi dato alla fuga, si ravveda del suo comportamento e decida di consegnarsi alla polizia.

L’intervallo temporale, quindi, è volto solo a perimetrare il tempo entro cui il reo può ravvedersi della propria condotta, e non condiziona né la nozione di flagranza né i limiti entro cui la stessa può essere riscontrata.

Deve quindi ribadirsi, con le precisazioni sopra esposte, l’indirizzo già espresso dalla IV Sezione della Corte di Cassazione sul punto, per cui “l’esclusione dell’arresto del conducente che si metta disposizione della polizia giudiziaria nelle ventiquattr’ore, previsto dall’art. 189, comma 8 bis, Cds, non contraddice la sussistenza delle condizioni di quasi flagranza di cui all’art. 382 cod.proc.pen., ma le dà per presupposte.

Affinché, quindi, possa procedersi all’arresto in esito al delitto di fuga o di omissione di soccorso, devono ugualmente sussistere tutte le condizioni di flagranza o di quasi flagranza, in presenza delle quali il responsabile potrà evitare l’arresto ponendosi a disposizione della polizia giudiziaria entro le ventiquattr’ore” (Corte di Cassazione, Sez. IV, sentenza del 05.04.2016, n.17015).

Link alla sentenza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, con la sentenza del 14 giugno 2017, n. 29759

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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