La promozione di un tentativo di mediazione per addivenire alla divisione di beni ereditari integra la volontà di accettazione

La promozione e partecipazione ad un tentativo di mediazione per addivenire alla divisione di beni ereditari integra la volontà di accettazione e supera, nella successiva causa divisoria tra coeredi, l’eccezione di prescrizione del diritto di accettare l’eredità.

L’accettazione dell’eredità in forma tacita avviene ove il chiamato all’eredità compia un atto che necessariamente presupponga la volontà di accettare la medesima e che egli non avrebbe il diritto di compiere se non nella qualità di erede, il che ben può concretizzarsi non solo attraverso la domanda di divisione giudiziale, ma anche nell’iniziativa assunta dal chiamato per la divisione amichevole dell’asse con istanza proposta anche in sede non contenziosa.

E’ quanto ha chiarito la Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 1 aprile 2022, n. 10655, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione resa tra le parti dalla Corte d’appello di Venezia.

La vicenda

La Corte d’appello di Venezia con la sentenza n. 345 del 2021, emessa nella causa derivante dalla successione di Ascanio Quasimodo, promossa dalle figlie Mevia e Gaia Quasimodo insieme alla madre Tarquinia (poi deceduta lasciando erede le altre attrici) nei confronti del terzo figlio Muzio Quasimodo, ha confermato il rigetto dell’eccezione di prescrizione del diritto di accettare l’eredità sollevata dal convenuto.

Essa ha argomentato, fra l’altro, che, nel proporre la domanda di divisione, le attrici avevano affermato di essere eredi del genitore e ha aggiunto che, nella citazione iniziale, si faceva riferimento a corrispondenza intercorsa fra i legali e a un tentativo obbligatorio di mediazione esperito dalle attrici in vista della successiva proposizione della domanda di divisone giudiziale, intervenuto nel decennio dalla morte.

Prima di introdurre tale considerazione la Corte ha posto l’accento sulla istanza di volturazione catastale dei beni, che è stata anch’essa valorizzata ai fini dell’accettazione tacita.

Per la cassazione della decisione d’appello Muzio Quasimodo ha proposto ricorso con atto articolato in tre motivi i quali hanno attinto le motivazioni e le argomentazioni della Corte d’appello.

La motivazione

In presenza di una domanda di scioglimento di comunione ereditaria, nel cui ambito si richiama una corrispondenza finalizzata alla divisione amichevole e un procedimento di mediazione avviato ai fini della proposizione della domanda di divisione giudiziale, non c’è spazio per ipotizzare che le attrici avessero fatto valere tardivamente i fatti idonei a contrastare quella stessa eccezione.

Essa, infatti trovava anticipata e univoca smentita, sul piano della deduzione si intende, già nel contenuto della domanda, dal quale risultava l’esistenza di tempestivi atti di accettazione tacita.

In questo contesto le ulteriori considerazioni della sentenza impugnata, sulla voltura catastale, hanno solo valore rafforzativo di una decisione che trova già la sua compiuta giustificazione nelle vicende pregresse enunciate nell’atto.

L’accettazione dell’eredità in forma tacita avviene ove il chiamato all’eredità compia un atto che necessariamente presupponga la volontà di accettare la medesima e che egli non avrebbe il diritto di compiere se non nella qualità di erede, il che ben può concretizzarsi non solo attraverso la domanda di divisione giudiziale, ma anche nell’iniziativa assunta dal chiamato per la divisione amichevole dell’asse con istanza proposta anche in sede non contenziosa (Corte di cassazione, n. 19833/2019; cfr. Corte di cassazione, n. 1585/1987, che in applicazione del medesimo principio ha annullato la sentenza del merito che aveva omesso di valutare la configurabilità di una tacita accettazione dell’eredità, nell’iniziativa assunta dal chiamato per la divisione amichevole dell’asse con istanza proposta in sede non contenziosa al conciliatore).

Il Collegio ha attribuito una tale valenza al procedimento di mediazione promosso in vista della proposizione della domanda di divisione ereditaria,ritenendo essersi in presenza di un atto che suppone necessariamente la qualità di erede.

Ha, infatti, ricordato che ex art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 228/2010, «Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale […]».

Sotto il profilo oggettivo si trattava di fatti univocamente idonei a dimostrare la pregressa accettazione e con essa l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione del diritto di accettare l’eredità. Del resto, neanche si è dedotto che il verbale di mediazione si riferisse a una diversa vicenda ereditaria.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende. Nel tempo libero sono un runner amatore e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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