Procura alle liti apposta sul provvedimento impugnato: no alla nullità se …

Non è affetta da nullità la procura alle liti che sia stata apposta su un atto non compreso fra quelli elencati dall’art. 83, comma 3, c.p.c. (nel caso in esame sul provvedimento del Questore impugnato), ove tale atto manifesti inequivocabilmente la volontà della parte di conferire l’incarico difensivo e consenta di ricondurre con certezza l’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa.

 

Il principio è stato affermato dal Consiglio di Stato, Sezione III, con la sentenza del 29 settembre 2020, n. 5719, mediante la quale ha accolto l’appello e annullato il provvedimento pronunciato in primo grado.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con la sentenza n. 13547 del 2015, ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso dallo straniero Oman Ebuè avverso il provvedimento del Questore di Viterbo che ha disposto l’archiviazione, per incompetenza territoriale, della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, dallo stesso presentata nel 2014.

In particolare il T.A.R. ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso in forza della circostanza per cui il cittadino extracomunitario ha rilasciato al difensore la procura alle liti non a margine del ricorso, né su apposito e distinto foglio ad esso congiunto, ma sul provvedimento questorile impugnato. Per di più la procura sarebbe conferita per il giudizio dinanzi a questo Consiglio di Stato e per il giudizio di ottemperanza, ma non anche per il giudizio di primo grado dinanzi al T.A.R.

La sentenza del TAR ha richiamato, in proposito, l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, Sez. III Civile, 17 settembre 2013, n. 21154), secondo cui è “non è valida una procura apposta su foglio separato non avente natura processuale”.

Infatti, pur non avendo l’elenco degli atti, in calce o a margine dei quali può essere apposta la procura a norma dell’art. 83 c.p.c., carattere tassativo, tuttavia si deve pur sempre trattare di atti che determinano l’ingresso della parte in giudizio, cioè di atti lato sensu processuali, poiché la natura processuale degli atti ne rivela l’inerenza allo specifico processo per il quale la procura stessa è rilasciata, con il corollario che la natura processuale dell’atto su cui la procura è apposta diviene componente essenziale di questa.

Gli atti elencati dall’art. 83, terzo comma, c.p.c., sono sempre atti processuali, con la sola eccezione del precetto, il quale, tuttavia, – aggiunge la Cassazione – è atto preliminare o presupposto estrinseco dell’esecuzione, a cui è funzionalmente collegato, il che spiega il suo inserimento nell’elenco del citato art. 83.

Il T.A.R. ha condiviso l’insegnamento della Cassazione, la cui applicazione alla vicenda in esame comporta l’invalidità della procura, perché rilasciata – peraltro non per il giudizio di primo grado – su un atto, qual è il provvedimento impugnato, che non può essere qualificato sotto nessun profilo come atto processuale.

Avverso la decisione del TAR la parte ha interposto appello.

I motivi di ricorso

L’appellante con il primo motivo ha dedotto l’erronea applicazione ed interpretazione, ad opera della sentenza impugnata, degli artt. 3, 24, 111 e 113 Cost., degli artt. 24, 40 e 44 c.p.a., nonché dell’art. 83, terzo comma, c.p.c.

In particolare, l’appellante ha lamentato:

  1. che il vizio della procura, non sollevato dalla controparte processuale, non avrebbe potuto essere rilevato d’ufficio, non comportando esso dubbi sull’autenticità della firma, ma solo l’impossibilità del difensore di autenticarla e, quindi, non dando luogo a una questione di nullità radicale del giudizio così introdotto;
  2. che il T.A.R. avrebbe errato nel negare al provvedimento impugnato la natura di atto processuale, trattandosi di atto inerente alla proposizione del ricorso, che avrebbe potuto essere paragonato, in via quantomeno di analogia, all’atto di precetto elencato nell’art. 83, terzo comma, c.p.c., visto che con il diniego impugnato la P.A. non si è limitata a rifiutare il rinnovo del permesso di soggiorno, ma ha anche disposto il respingimento dello straniero dal territorio nazionale (immediatamente esecutivo ed eseguito).

Con il secondo motivo di appello lo straniero ha dedotto, poi, le censure di violazione e mancata applicazione dell’art. 182 c.p.c., in combinato disposto con gli artt. 40 e 44 c.p.a., e violazione degli artt. 24, 111 e 113 Cost.

L’appellante ha lamentato, in particolare, la violazione dell’art. 182 c.p.c., nel testo modificato dalla l. n. 69/2009, in base al quale il giudice adito, anche ove avesse voluto ritenere sussistente, nel caso di specie, un vizio di nullità della procura, avrebbe comunque dovuto assegnare alla parte un termine per la rinnovazione della stessa, rectius: un termine per il rilascio di una procura nuova e regolare, tale da sanare i vizi della precedente.

La decisione in sintesi

Il Consiglio di Stato, mediante la menzionata sentenza n. 5719 del 2020, ha ritenuto i motivi fondati e ha accolto l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, annullato il provvedimento pronunciato in primo grado.

La motivazione

Sui punti controversi il Supremo Consesso ha precisato che se è vero che per la giurisprudenza di legittimità la procura alle liti deve essere conferita su un atto in senso lato processuale, così da rivelare la sua inerenza allo specifico processo per il quale la procura stessa è stata rilasciata (cfr., ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. II, 6 dicembre 2017, n. 29205; id., Corte di cassazione, Sez. I, 2 agosto 2012, n. 13912; id., Corte di cassazione, Sez. III, 29 agosto 2011, n. 17693).

La medesima giurisprudenza, tuttavia, afferma che l’elenco degli atti indicati dall’art. 83, terzo comma, c.p.c. per l’apposizione della procura non è tassativo (cfr. Corte di cassazione, Sez. I, ord. 13 settembre 2017, n. 21216; id., Corte di cassazione, Sez. II, 27 giugno 2003, n. 10251).

La giurisprudenza amministrativa, a sua volta, dopo aver ammesso la necessità del conferimento della procura su un atto lato sensu processuale, ha, tuttavia, sottolineato come non vi sia nullità della procura qualora l’atto sul quale è apposta, sebbene esuli dall’elenco dell’art. 83 c.p.c., sia comunque idoneo a raggiungere lo scopo ed abbia raggiunto il suo effetto, manifestando inequivocabilmente la volontà della parte di conferire l’incarico difensivo e consentendo di riferire con certezza l’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa (C.d.S., V, 7 dicembre 2010, n. 8622, che richiama Corte di cassazione, Sez. I, 15 aprile 2005, n. 7920).

Sulla base degli elementi appena indicati, si deve ritenere che nel caso in esame la procura alle liti, pur se apposta su un atto diverso da quelli elencati dall’art. 83, terzo comma, c.p.c., sia stata comunque validamente conferita.

Depongono in questo senso sia quanto detto circa la non tassatività dell’elenco di cui al predetto art. 83, sia l’idoneità dell’atto su cui è stata apposta la procura a raggiungere il suo scopo.

Si ricorda, sul punto, che il principio del raggiungimento dello scopo, previsto in linea generale dall’art. 156, terzo comma, c.p.c. e pacificamente applicabile anche al processo amministrativo (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. IV, 5 giugno 2013, n. 3101; Sez. V, 11 gennaio 2012, n. 83 e 25 novembre 2010, n. 8235), fa divieto al giudice di pronunciare la nullità di un atto del processo, nel caso in cui tale atto abbia raggiunto lo scopo a cui è destinato.

Orbene, nel caso in esame il provvedimento del Questore di Viterbo, di archiviazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno presentata dallo straniero, contiene nella parte finale la seguente dicitura, aggiunta a penna: “Il sottoscritto Oman Ebuè nomina ad esser rappresentato e difeso, l’avv. Decio Spartaco ed elegge domicilio presso il suo studio. Procura valida per impugnare CdS e giudizio di ottemperanza”. Seguono la data, la firma e l’autentica della firma da parte dell’avv. Decio Spartaco.

Ad avviso del Collegio, nel caso di specie la modalità di conferimento della procura prescelta dallo straniero: a) rende inequivoca la sua volontà di conferire il mandato difensivo in relazione a un giudizio che non può essere altro che quello di impugnazione del citato provvedimento questorile; b) consente di riferire l’attività svolta dal difensore in tale giudizio al medesimo sig. Oman Ebuè, titolare della posizione sostanziale controversa.

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Ecco il link a: Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza del 29 settembre 2020, n. 5719

 

 

 

 

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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