Processo civile: la comparsa conclusionale non può contenere domande o eccezioni nuove




In punto di diritto la comparsa conclusionale ha soltanto la funzione di illustrare le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fondano le domande e le eccezioni già proposte e pertanto non può contenere domande o eccezioni nuove, che comportino l’ampliamento del thema decidendum, non rilevando neanche l’accettazione del contraddittorio da parte della controparte, che è attività consentita solo fino al momento della rimessione della causa al collegio per la decisione.


Il principio è stato riaffermato dalla Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 13 agosto 2018, n. 20723, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dalla Corte d’appello di Napoli.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Tribunale di Torre Annunziata – Sezione distaccata di Gragnano, con sentenza n. 21X/2009, in parziale accoglimento delle domande proposte da CAIO e TIZIA ROSI nei confronti di TITO, condannava il convenuto (e per esso – deceduto nel corso del giudizio – i suoi eredi ) ad arretrare il manufatto eretto sul terrazzo di sua proprietà al II piano dello stabile di via Fantasia perché realizzato in violazione delle distanze di cui agli artt. 905 e 907 codice civile,

Il tribunale accertava, altresì, l’illegittima occupazione da parte del convenuto dell’area cortilizia comune e per l’effetto ordinava la rimozione del veicolo Ape di proprietà del predetto.

Infine, in accoglimento della domanda riconvenzionale, dichiarava la illegittimità delle opere realizzate dagli attori CAIO e TIZIA all’interno del cortile comune (precisamente, tettoia realizzata sopra il varco di accesso al loro immobile, nonché marciapiede posto innanzi il predetto varco).

Successivamente, sul gravame interposto da Caio e Tizia Rossi, la Corte d’appello di Napoli, con sentenza n. 34XX/2013, ritenuta la novità della domanda quanto alla asserita proprietà esclusiva della particella 148, in parziale accoglimento dell’impugnazione, respingeva la domanda riconvenzionale relativamente al richiesto accertamento della illegittimità della tettoia realizzata da Tito sopra il varco di accesso al proprio immobile, confermata per il resto la sentenza di primo grado.

Della citata decisione, chiedono la cassazione Caio e Tizia Rossi con ricorso fondato su tre motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse i ricorrenti con il primo motivo di ricorso hanno dedotta l’omessa pronuncia ovvero l’inesistenza di domanda nuova in appello per travisamento dei fatti e violazione di norme di diritto, per avere il giudice del gravame errato nel ritenere nuova la domanda di accertamento della proprietà esclusiva della particella 148 benché formulata sin dall’inizio del giudizio e reiterata nelle conclusioni di primo grado e poi riprodotta nell’atto di citazione in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 20723/2018, ha ritenuto il motivo non fondato ed ha rigettato il ricorso.

Sul punto controverso la Suprema Corte ha osservato che il motivo è infondato in quanto è risultati pacifico che la domanda sia stata introdotta dagli originari attori solo con la comparsa conclusionale, e pertanto va ritenuta la correttezza della statuizione cui è pervenuta la corte distrettuale, che ha fatto buon governo del consolidato principio della Corte secondo cui “le comparse conclusionali hanno soltanto la funzione di illustrare le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fondano le domande e le eccezioni già proposte e pertanto non possono contenere domande o eccezioni nuove, che comportino l’ampliamento del thema decidendum, non rilevando neanche l’accettazione del contraddittorio da parte della controparte, che è attività consentita solo fino al momento della rimessione della causa al collegio per la decisione” (v. Corte di Cassazione, n. 5478 del 2006;  Tanto anche secondo Corte di Cassazione, n. 315 del 2012, la quale precisa che “Sicché, mentre è inammissibile l’eccezione di prescrizione in essa formulata per la prima volta, è invece ammissibile detta eccezione quando essa, già tempestivamente sollevata, sia stata soltanto estesa alla parte che abbia proposto un intervento innovativo in causa all’udienza di precisazione delle conclusioni. Infatti, atteso che l’intervento innovativo (sia esso principale, sia adesivo autonomo) non incontra preclusioni assertive, ma soggiace a quelle istruttorie in ragione del tempo in cui si dispiega, il debitore ha facoltà, nel primo atto successivo, di opporre all’interveniente la medesima prescrizione già tempestivamente eccepita nei confronti dell’altra parte”).

Si tenga però conto di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 15 aprile 2014, n. 8737 secondo cui “nonostante la natura semplicemente illustrativa della comparsa conclusionale, è consentito formulare la rinuncia ad una domanda pur contenuta nell’atto introduttivo del giudizio” (Corte di Cassazione, n. 7977/1997; Corte di Cassazione, n. 2434/1971).

Vai al testo integrale dell’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 13 agosto 2018, n. 20723

 




Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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