La presunzione di pari responsabilità di colpa nella causazione di un sinistro applicabile anche ai veicoli rimasti estranei alla collisione

La presunzione di pari responsabilità di colpa nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall’art. 2054 comma 2 c.c. in caso di scontro di veicoli, è applicabile estensivamente anche ai veicoli coinvolti nell’incidente ma rimasti estranei alla collisione, sempre che sia accertato, in concreto, l’effettivo contributo causale nella produzione dell’evento dannoso.

Cassata con rinvio la decisione del merito che ha mancato di prendere in esame la richiesta di risarcimento del danno morale a seguito di apposita “personalizzazione”, che si riferisce ad una voce autonoma del danno non patrimoniale, costituita dal pretium doloris e rappresentata dalla sofferenza interiore, non relazionale ed insuscettibile di accertamento medico-legale “meritevole di un compenso aggiuntivo al di là della personalizzazione prevista per gli aspetti dinamici compromessi”.

I principi di diritto sono stati pronunciati dalla Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 12 febbraio 2021, n. 3764, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di L’Aquila.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Gaio con atto di citazione del 2008, evocava in giudizio, davanti al Tribunale di Teramo -sezione distaccata di Atri- la Zeta Assicurazioni S.p.A., quale impresa designata dal fondo di garanzia per le vittime della strada per la regione Abruzzo per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti in occasione del sinistro stradale nel quale l’autovettura dell’attore era stata danneggiata da una autovettura “pirata”, rimasta sconosciuta.

Infatti, mentre percorreva con il proprio veicolo la strada provinciale, all’uscita da una curva, aveva visto arrivare dall’opposta direzione di marcia un’autovettura di colore chiaro che si muoveva a zig-zag, invadendo la corsia di pertinenza dell’attore.

Per evitare il veicolo, Gaio aveva posto in essere una manovra di emergenza, spostandosi sul margine destro e finendo fuori strada. A causa del sinistro erano derivati danni al veicolo e lesioni personali.

Il Tribunale di Teramo, con sentenza del 2011, rigettava la domanda condannando Gaio al pagamento delle spese di lite, in quanto non sarebbe stata fornita una prova credibile sull’effettiva presenza dell’auto pirata, che avrebbe costretto l’attore, con la condotta di guida imprudente, al compimento della manovra di emergenza descritta in atti.

Avendo Gaio interposto appello, la Corte d’Appello di L’Aquila, con sentenza n. 2014 del 2017, rilevava che dalle risultanze processuali ed, in particolare, dalla prova testimoniale, non emergeva la dimostrazione, che gravava su Gaio, di avere tenuto una condotta di guida esente da colpa.

Pertanto, riteneva sussistente la presunzione di pari responsabilità ai sensi dell’articolo 2054 c.c, così parzialmente accogliendo l’appello e condannando la Zeta Assicurazioni al pagamento della somma corrispondente.

Avverso tale decisione Gaio ha proposto ricorso per cassazione affidandosi a tre motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto, ai sensi dell’articolo 360, n. 3 c.p.c., la violazione l’articolo 2054, secondo comma c.c.

La Corte d’Appello avrebbe errato nel ritenere applicabile al caso in esame la presunzione di corresponsabilità di cui all’articolo 2054, secondo comma c.c. in quanto è risultato dimostrato che, in occasione del sinistro, non si è verificata l’ipotesi di scontro tra veicoli e, in ogni caso, le risultanze processuali consentivano di accertare in concreto le cause e il grado delle rispettive colpe nella produzione dell’evento dannoso.

La Suprema Corte ha reiteratamente affermato che la presunzione in oggetto trova applicazione solo nell’ipotesi di scontro tra veicoli, quando comunque ci sia stato un urto.

Con il secondo motivo il ricorrente ha dedotto, ai sensi dell’articolo 360, n. 4 c.p.c., l’omessa pronunzia sulla domanda di risarcimento relativa alla personalizzazione del danno. L’attore (Gaio) aveva richiesto la somma di euro 14.726 a titolo di personalizzazione del danno “ex danno morale”.

Al contrario, il giudice di appello avrebbe liquidato solo il danno biologico, permanente e temporaneo, omettendo il riferimento alla personalizzazione del danno previsto dalle tabelle, in considerazione del principio giurisprudenziale secondo cui il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale.

La decisione in sintesi

La corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3764 del 2021 ha ritenuto il primo motivo non fondato ma fondato il secondo e in relazione ad esso ha accolto il ricorso cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

In riferimento alla prima doglianza il Collegio ha osservato che la presunzione di pari responsabilità di colpa nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall’art. 2054 comma 2 c.c. in caso di scontro di veicoli, è applicabile estensivamente anche ai veicoli coinvolti nell’incidente ma rimasti estranei alla collisione, sempre che sia accertato, in concreto, l’effettivo contributo causale nella produzione dell’evento dannoso (da ultimo, Corte di cassazione, n. 19197 del 2018), profilo ben evidenziato nella decisione impugnata con riferimento alle risultanze della prova testimoniale.

In riferimento all’ulteriore doglianza, il Collegio ha osservato che il ricorrente ha allegato di avere richiesto il risarcimento del danno non patrimoniale pari ad euro 67.400 nel quale, secondo la tesi del ricorrente, doveva ritenersi compresa anche la somma di euro 14.726 “a titolo di personalizzazione del danno-ex danno morale”.

Tale ultima pretesa va correttamente riferita alla categoria autonoma del danno morale, separata rispetto al danno biologico.

Quindi la censura merita accoglimento perché la Corte d’Appello ha mancato di prendere in esame tale richiesta, che si riferisce ad una voce autonoma del danno non patrimoniale, costituita dal pretium doloris e rappresentata dalla sofferenza interiore, non relazionale ed insuscettibile di accertamento medico-legale “meritevole di un compenso aggiuntivo al di là della personalizzazione prevista per gli aspetti dinamici compromessi” (in questi termini, da ultimo, Corte di cassazione, n. 25164 del 2020, che si pone nel solco dei principi inaugurati da Corte di cassazione, n. 910 del 2018; n. 7513 del 2018 e n. 28989 del 2019); nello stesso modo, la Corte territoriale ha omesso di statuire sulla domanda di rimborso delle spese mediche sostenute dal ricorrente, oggetto dell’originario atto di citazione e riproposta anche in sede di appello.

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 12 febbraio 2021, n. 3764

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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