Porto d’armi: illegittimo il rigetto motivato con i “precedenti” non connessi all’uso delle armi




In punto di diritto è illegittimo il provvedimento del Questore di rigetto del rinnovo di licenza di porto di fucile in quanto fondato su procedimento penali, peraltro in corso, riferiti al richiedente ma per reati non connessi all’uso delle armi.


La decisione è stata adottata dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione I, con la sentenza del 8 novembre 2018, n. 1884, mediante la quale ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento del Questore che aveva rigettato l’istanza di rinnovo di licenza di porto di fucile.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Questore di Vibo Valentia rigettava l’istanza di rinnovo della licenza del porto di fucile per uso di caccia presentata da TITO CATONE, motivando il provvedimento con la sussistenza di procedimenti penali a carico dello stesso ed in particolare per aver edificato un manufatto in assenza di concessione edilizia, per il reato di interruzione di pubblico servizio, e, soprattutto, per non aver osservato l’obbligo dell’istruzione elementare dei minori.

In particolare, proprio quest’ultimo reato, era risultato ostativo al rilascio dell’autorizzazione di polizia ai sensi dell’art. 12 R.D. 3 giugno 1931 n. 773.

TITO, destinatario dell’atto negativo, lo ha impugnato dinanzi al TAR Calabria.

I motivi di ricorso

A sostegno dell’impugnativa, il ricorrente ha dedotto la violazione del r.d. 3 giugno 1931, n. 773 (TULPS), in particolare evidenziando come l’art. 12, comma 1 sia stato abrogato con il d.l. 9 febbraio 2012, n. 5, conv. con mod. dalla l. 4 aprile 2012, n. 35, e l’insussistenza dei fatti contestati.

Egli ha altresì lamentato la violazione della l. 7 agosto 1990 n. 241, laddove la Questura non ha espresso adeguata motivazione in ordine alla preminenza dell’interesse pubblico rispetto alla decisione di mancato rinnovo della licenza in oggetto.

Infine, il provvedimento impugnato sarebbe viziato da eccesso di potere per mancata istruttoria.

La decisione

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, mediante la menzionata sentenza n. 1884/2018 ha ritenuto i motivi fondati e ha accolto il ricorso.

Il TAR ha premesso che in materia di porto d’armi, l’Autorità di pubblica sicurezza dispone di un ampio potere discrezionale, correlato anche alla delicatezza degli interessi pubblici coinvolti.

Più in dettaglio, considerata la finalità preventiva dei provvedimenti concernenti le armi, per giustificare l’adozione dei provvedimenti medesimi non è richiesto un comprovato abuso ma è sufficiente un plausibile e motivato convincimento dell’autorità di polizia circa la possibilità di abusare delle armi medesime.

In altre parole, per revocare o ricusare una licenza in materia di armi, non occorre un oggettivo e accertato abuso, essendo sufficiente una erosione anche minima del requisito della totale affidabilità del soggetto (cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, 2 luglio 2014, n. 3341).

Allora, nella prospettiva secondo cui, per giustificare dinieghi di rinnovo, revoche, divieti come quello analogo a quello in discorso, non occorre un accertato abuso delle armi, essendo sufficiente che l’interessato non dia affidamento di non abusare delle stesse, per sorreggere un diniego del rinnovo della licenza di porto d’armi bastano singoli episodi, anche privi di rilievo penale, il che si ha anche quando il procedimento penale sia stato archiviato senza che sia venuta meno la materialità del fatto ascritto, purché l’apprezzamento della pubblica amministrazione non sia irrazionale e sia motivato in modo congruo (ex multis Consiglio di Stato, Sez. VI, 16 gennaio 2017, n. 107).

Tuttavia, nel caso all’attenzione del Collegio, non sussisteva, però, alcuna causa automatica ostativa al rinnovo della licenza di porto d’armi.

Anzi dalla documentazione acquisita in sede istruttoria è risultato che i procedimenti penali valorizzati dalla Questura erano ancora pendenti, ed il ricorrente ha prodotto certificazione che escludeva che avesse riportato condanne per i reati ipotizzati.

Pertanto, il TAR ha osservato che i fatti attribuiti al ricorrente non erano in alcun modo connessi all’uso delle armi, sicché non risulta conforme al criterio di ragionevolezza inferirvi, in assenza di ulteriori elementi, l’inaffidabilità del ricorrente nell’uso delle armi.

Di conseguenza, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, ha accolto il ricorso e, per l’effetto, annullato il decreto del Questore di Vibo Valentia del 5 novembre 2015, Cat. 6F/PAS/Prot. n. 14XX.

Vai al testo integrale della sentenza

Ecco il link a: Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione I, sentenza del 8 novembre 2018, n. 1884

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

    2 thoughts on “Porto d’armi: illegittimo il rigetto motivato con i “precedenti” non connessi all’uso delle armi

    • 26 Novembre 2018 in 9:49
      Permalink

      Egregio signor Nardulli grazie per il costante uso del sito. In riferimento alla domanda, brevemente le dico che la vostra organizzazione potrebbe essere “ottimizzata” ricorrendo (sotto gli otto condomini è una facoltà) alla nomina di un amministratore dello stabile condominiale (anche uno tra i condomini) che possa far precedere le assunzioni di spesa (come è quella della pulizia delle scale) da una assemblea che le autorizzi e ne approvi il riparto tra voi e che predisponga un Bilancio di previsione con il riparto delle spese preventivate di esercizio in esercizio e un Consuntivo che dia il conto della gestione. La divisione della spesa per la pulizia delle scale in parti uguali dovrebbe essere sostituita da quella, in applicazione di specifica tabella millesimale, che si riferisce all’altezza del piano (cioè paga di più chi abita più in alto).

    • 25 Novembre 2018 in 23:37
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      Salve Dottor Mancuso, sono un lettore appassionato del vostro sito, nel mio condominio di 6 appartamenti (dove non abbiamo alcun amministratore) dividiamo in parti uguali luce e pulizie scale , ad oggi dopo 10 anni sempre d’accordo in tutto. Nei 6 condomini ce una pecora nera che mette sempre bocca negativa contro tutti gli altri 5 condomini, fino ad oggi in tutte le decisioni abbiamo raccolto le firme e fatto valere la legge della maggioranza. Poco tempo fa la ragazza delle pulizie scale ci ha abbandonato (Non sopportava più la pecora nera che non gli andava mai bene le sue pulizie nell’androne scale) quindi si è fatto volontario un nostro condomino che ha perso il lavoro poco tempo fa, noi altri anche per aiutarlo (sempre tramite raccolta firme) lo abbiamo eletto…..apriti cielo… la pecora nera ci tartassa di telefonate a tutti che a lei non sta bene e ci minaccia di denunciarci per avere un amministratore ( noi altri 5 famiglie non siamo interessati). A titolo di legge o regolamenti stiamo facendo male? La pecora nera può in qualche modo rivalere qualcosa? Nell’attesa di un vostro riscontro vi ringrazio

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