Il pagamento di un verbale per violazione del Cds non può essere ritenuto accettazione tacita dell’eredità

Il pagamento di un debito del de cuius (nel caso in esame una sanzione per violazione al Codice della strada) che il “chiamato all’eredità” effettui con denaro proprio, non è un atto dispositivo e comunque suscettibile di menomare la consistenza dell’asse ereditario, cioè tale che solo l’erede abbia diritto di compiere. Il pagamento di una sanzione pecuniaria relativa a verbale per violazione del Cds non può essere ritenuto accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di un atto meramente conservativo, essendo ammesso dall’art. 1180 c.c. l’adempimento del terzo.

 

Il principio di diritto è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 20 settembre 2020, n. 20878, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione del Tribunale di Roma.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Caio Lucullo proponeva, dinnanzi al Giudice di Pace di Roma, opposizione avverso 70 verbali di contestazione, di cui 69 relativi ad accertamenti per violazioni dell’art. 7/9-14 del Codice della Strada, uno per violazioni dell’art. 188/1-5 del Codice della Strada, con irrogazione di una sanzione pecuniaria di euro 81,05 ciascuno, per aver il veicolo Volkswagen Polo targato BX2X6BX effettuato l’accesso nella zona a traffico limitato senza la prescritta autorizzazione.

Il ricorrente a sostegno dell’opposizione sosteneva di essere estraneo alle violazioni, non essendo proprietario del veicolo, avendo rinunciato all’eredità della madre, Sempronia, originaria proprietaria del veicolo, deceduta il 28/03/2004 senza lasciare testamento.

Si costituiva in giudizio il Comune di Roma che chiedeva il rigetto dell’opposizione, argomentando che l’avvenuto pagamento della sanzione relativa al verbale n. 130711XXX07 del 19/06/2007 da parte del ricorrente fosse qualificabile accettazione tacita dell’eredità.

Il Giudice di Pace di Roma, con la sentenza n. 67381 del 2014, rigettava l’opposizione e condannava il Lucullo al pagamento delle spese di lite.

Il Giudice di Pace valorizzava il fatto che su tutti i verbali notificati al ricorrente fosse indicato quale proprietario del veicolo lo stesso opponente e che le violazioni accertate erano state commesse successivamente al 28/03/2004, data della morte della madre del ricorrente, ma allo stesso tempo erano tutte antecedenti al 26/09/2008, data della rinuncia all’eredità da parte del ricorrente.

A parere del Giudice di prime cure, il ricorrente non aveva provato di non aver utilizzato il veicolo con cui erano state commesse le violazioni nell’arco di tempo di riferimento, a nulla rilevando la rinuncia all’eredità, ed inoltre non aveva contestato l’avvenuto pagamento della sanzione per il verbale n. 130711XXX07 del 19/06/2007.

Avendo Caio Lucullo interposto appello, il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 10588 del 2016 lo rigettava, facendo proprie le argomentazioni e motivazioni addotte dal Giudice di Pace, confermando la statuizione secondo cui al momento dell’accertamento delle violazioni l’appellante risultava proprietario del veicolo, sulla base della visura effettuata presso il PRA dell’Amministrazione Comunale convenuta, nonché che si trattava di violazioni commesse successivamente al decesso della Anticoli ed anteriori alla data della rinuncia all’eredità, peraltro non tempestivamente comunicata ai competenti uffici.

Caio Lucullo ha proposto ricorso per la cassazione della suddetta sentenza del Tribunale di Roma, sulla base di tre motivi, illustrati anche da memorie.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente con il secondo motivo, ha lamentato la violazione o falsa applicazione degli artt. 475, 476, 521 e 2697 c.c. ex art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c.

La sentenza di merito sarebbe errata nella parte in cui ha ritenuto che al momento dell’accertamento delle violazioni egli fosse proprietario del veicolo in quanto erede.

In realtà il ricorrente rivestiva la qualifica di mero chiamato all’eredità e, a seguito della rinuncia alla successione della madre, non può essere tenuto a rispondere dei debiti del de cuius, avendo la rinuncia effetti retroattivi.

Nelle more tra la morte della madre e la rinuncia, il Lucullo, in quanto chiamato, non aveva alcun obbligo di trascrivere il trasferimento mortis causa in capo al nuovo intestatario del veicolo per l’aggiornamento del PRA, obbligo che sarebbe nato solo a seguito dell’accettazione dell’eredità.

Del tutto sfornita di prova sarebbe la circostanza dell’accettazione tacita dell’eredità a seguito del pagamento di una sanzione, trattandosi peraltro di atto meramente cautelare, dal momento che l’Amministrazione comunale non aveva dimostrato che il Lucullo avesse il possesso del veicolo o fosse il conducente del veicolo al momento delle infrazioni.

Con il terzo motivo, il ricorrente ha denunciato la violazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 23 L. 689/81, ex art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 20878 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Il Collegio ha precisato che è pacifico che non possono costituire accettazione tacita dell’eredità gli atti di natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell’accettazione, ex art. 460 c.c.

La Suprema Corte ha affermato in modo costante che per aversi accettazione tacita dell’eredità non basta che un atto sia compiuto dal chiamato all’eredità con l’implicita volontà di accettarla, ma è necessario, altresì, che si tratti di un atto che egli non avrebbe diritto di porre in essere se non nella qualità di erede.

Il pagamento di un debito del de cuius, che il chiamato all’eredità effettui con denaro proprio, non è un atto dispositivo e comunque suscettibile di menomare la consistenza dell’asse ereditario, cioè tale che solo l’erede abbia diritto di compiere.

In esso, pertanto, difetta il secondo dei suddetti requisiti, richiesti in via cumulativa e non disgiuntiva per l’accettazione tacita (cfr. Corte di cassazione, Sez. II, Sentenza n. 14666 del 27/08/2012; Corte di cassazione, Sez. II, Sentenza n. 16315 del 2016; Corte di cassazione, Sez. L, Sentenza n. 17535 del 2016).

Nel caso in esame, pertanto, il fatto che fosse stata pagata la sanzione pecuniaria relativa al verbale n. 130711XXX07 del 2007 non può essere ritenuto accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di un atto meramente conservativo, essendo ammesso dall’art. 1180 c.c. l’adempimento del terzo.

In ogni caso, trattandosi di debiti per infrazioni commesse dopo l’apertura della successione, non sarebbero nemmeno qualificabili come debiti ereditari, bensì come debiti dell’erede, il cui adempimento non può indurre a ravvisare un’ipotesi di accettazione tacita, posto che anche in tal caso ben potrebbe trattarsi di adempimento del terzo e non da parte di colui che in tal modo abbia inteso univocamente assumere la qualità di erede.

In conseguenza, ha precisato il Collegio, emerge l’erroneità della sentenza del Tribunale di Roma nella parte in cui ha escluso che la rinuncia all’eredità avesse effetti retroattivi.

In realtà, il disposto dell’art. 521 c.c., la cui rubrica è intitolata “retroattività della rinunzia”, espressamente prevede che chi rinunzia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

Questo significa che, ai fini della soluzione della controversia, è del tutto irrilevante che le infrazioni fossero state commesse nelle more tra l’apertura della successione e la rinunzia, avendo quest’ultima effetti retroattivi.

Da ciò discende altresì che sul ricorrente, in quanto mero chiamato, non gravava alcun onere di provvedere all’aggiornamento del Pubblico Registro Automobilistico, trattandosi di obbligazione propria dell’acquirente del diritto di proprietà del bene, e cioè di colui che abbia effettivamente acquistato la qualità di erede.

In ogni caso, come anche affermato dalla Corte di cassazione in tema di responsabilità civile per danni da circolazione, le risultanze del pubblico registro automobilistico costituiscono prova presuntiva della proprietà dell’autovettura obbligato a risarcire i danni da circolazione stradale, che può essere vinta da prova contraria fondata sul certificato di proprietà – o sull’eventuale accettazione di eredità, nel caso in esame – che, ancorché non trascritto, dimostra l’avvenuto trasferimento del bene in capo all’acquirente (cfr. Corte di cassazione, Sez. III, Sentenza n. 4755 del 11/03/2016, nonché Corte di cassazione, Sez. II, Ordinanza n. 20436 del 02/08/2018, con specifico riferimento alle sanzioni per violazioni al codice della strada).

In riferimento al terzo motivo, anch’esso ritenuto fondato, il Collegio ha precisato che è stato costantemente affermato il principio, al quale questo Collegio intende dare continuità, secondo cui nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, l’onere di allegazione è a carico dell’opponente, mentre quello probatorio soggiace alla regola ordinaria di cui all’art. 2697 c.c.; pertanto, grava sulla P.A., quale attore sostanziale, la prova dei fatti costitutivi posti a fondamento della sua pretesa e non sull’opponente, che li abbia contestati, quella della loro inesistenza, dovendo, invece, quest’ultimo dimostrare, qualora abbia dedotto fatti specifici incidenti o sulla regolarità formale del procedimento o sulla esclusione della sua responsabilità nella commissione dell’illecito, le sole circostanze negative contrapposte a quelle allegate dall’amministrazione (cfr. Corte di cassazione, sez. VI – 2, Ordinanza n. 1921 del 24/01/2019; Corte di cassazione, Sez. II, Sentenza n. 5122 del 03/03/2011).

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 20 settembre 2020, n. 20878

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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