Obbligo di iscrizione alla Gestione separata per l’avvocato non iscritto alla Cassa per “insufficienza” di reddito

Sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata presso l’Inps per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio.

 

Il principio di diritto è stato espressamente richiamato dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 17 novembre 2020, n. 26021, mediante la quale ha accolto il ricorso dell’INPS e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Palermo.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Palermo, con sentenza nr. 762 del 2018, ha rigettato il gravame dell’INPS avverso la decisione di primo grado che, a sua volta, aveva accolto la domanda di Marzio Catone (libero professionista iscritto all’Albo degli avvocati di Palermo ma non anche alla Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza Forense, per il mancato conseguimento del reddito nella misura utile all’insorgenza di tale obbligo e di quello contributivo conseguente) volta ad accertare l’illegittimità dell’iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata INPS, in relazione agli anni 2009 e 2010, e l’insussistenza del debito contributivo.

Per la cassazione della decisione d’appello l’INPS ha proposto ricorso, deducendo un unico motivo di censura.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo – ai sensi dell’art. 360 nr. 3 cod. Proc. Civ. – l’INPS ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 3, commi 26-31, della legge nr. 335 del 1995, dell’art. 18, commi 1 e 2, D.L. nr. 98 del 2011, conv. con modific. nella legge nr. 111 del 2011, dell’art. 53 DPR nr. 917 del 1986, modificato dal D.Lgs nr. 344 del 2003, degli artt. 10,11 e 22 della legge nr. 576 del 1980, dell’art. 21, comma 10, della legge nr. 247 del 2012.

A dire dell’Istituto ricorrente, la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere insussistente l’obbligo di iscrizione presso la Gestione separata INPS per il reddito prodotto nell’esercizio della professione, seppure inferiore alla soglia reddituale prevista dai regolamenti della Cassa Forense, ratione temporis vigenti, e per i quali aveva versato unicamente il contributo integrativo e non anche quello soggettivo.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 26021 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso, cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha sottolineato che la questione principale concernente l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS degli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo, in quanto iscritti agli albi, è stata decisa dalla Suprema Corte, con pronuncia n. 32608 del 2018 (seguita da Corte di cassazione, n. 32167 del 2018, Corte di cassazione, n. 519 del 2019 e Corte di cassazione, n. 3799 del 2019 e numerose ordinanze della sesta sezione).

E’ stato, infatti, affermato che «sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata presso l’Inps per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio».

L’obbligo di cui all’art. 2, comma 26, legge n. 335/1995 di iscrizione alla Gestione Separata è, infatti, rivolto «a chiunque percepisca un reddito derivante dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo) ma anche occasionale ( entro il limite monetario indicato nell’art. 44, comma 2, d.l. n. 269 del 2003) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altre diverse attività, per cui risulta già iscritto ad altra gestione.

Tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento (Corte di cassazione, n. 3799 cit.).

Atteso che a tali principi non si è conformata la pronuncia impugnata è, dunque, incorsa nel denunciato errore di diritto.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 17 novembre 2020, n. 26021

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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