Nulla e sanabile la notifica dell’appello all’originario difensore, poi revocato, dell’appellato

La notifica dell’atto di appello effettuata nei confronti dell’originario difensore poi revocato, anziché in favore di quello nominato in sua sostituzione, non è inesistente, ma nulla, anche ove la controparte abbia avuto conoscenza legale di detta sostituzione, sicché la stessa è sanabile a seguito della costituzione del destinatario della notificazione, quand’anche al solo scopo di eccepire la nullità.

 

Il principio di diritto è stato pronunciato dalla Corte di cassazione, Sezione III Civile, con l’ordinanza del 18 novembre 2020, n. 26304, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Potenza.

La vicenda

La pronuncia ha ad oggetto la corresponsione del compenso per le prestazioni professionali che due architetti vantano nei confronti di un imprenditore turistico, che nega avere mai conferito i relativi incarichi e, dal punto di vista processuale, involge la questione del vizio che affligge la notifica dell’appello a difensore già revocato nel corso del giudizio di primo grado, nonché della sorte di una consulenza tecnica di ufficio svolta senza alcun coinvolgimento delle parti.

Gli architetti Francesco Tizio e Caio nel 2004 citarono, la società Fulgor s.r.l. davanti al Tribunale di Matera, reclamandone la condanna al pagamento dei compensi maturati per prestazioni professionali rese fin dall’anno 1995 e, in particolare, per avere curato nel suo interesse la redazione di un progetto tecnico.

La domanda venne accolta dal giudice di primo grado il quale ritenne provato il conferimento e l’espletamento dell’incarico professionale in base agli elaborati progettuali, all’emissione di una fattura quietanzata, da parte dell’arch. Caio e ai riferimenti nominativi specifici.

Interpose appello la società Fulgor s.r.l., affidandosi ad atto articolato su sei motivi e notificato, quanto a Caio, all’originario suo difensore in primo grado, nonostante la sua sostituzione in corso di lite.

Con i motivi di ricorso la società ha lamentato la carenza di idonea prova sul conferimento dell’incarico e sul suo effettivo espletamento, come pure l’erroneità della determinazione del compenso.

Ha contestando la pretermissione degli elementi istruttori prodotti in contrario e la mancata ammissione delle prove orali pure articolate.

A seguito della costituzione di entrambi gli appellati, l’appellante comunque notificò nuovo atto di appello all’effettivo difensore di Caio e la Corte d’appello di Potenza, riunite le impugnazioni, con la sentenza n. 759 del 2018 ha dichiarato inammissibile quella nei confronti di quest’ultimo, rigettando invece quella nei confronti del primo, con condanna dell’appellante anche alle spese di lite (in ragione di euro 22.034, oltre accessori, per ciascuno).

In particolare, la Corte d’appello ritenne inesistente e non sanabile la prima notificazione all’avvocato di Caio già revocato e tardiva la seconda, eseguita oltre il termine breve decorrente dalla prima, eseguita al corretto destinatario.

Inoltre, qualificò inammissibile il motivo di appello di contestazione delle prove ritenute sufficienti dal primo giudice.

Per la cassazione della decisione d’appello la società Fulgor ha proposto ricorso affidato a quattro motivi.

I motivi di ricorso

La ricorrente con il primo motivo ha attinto al rapporto processuale tra l’odierna ricorrente ed una sola delle sue originarie controparti, cioè il controricorrente Caio, nei cui confronti era intervenuta pronuncia di inammissibilità dell’appello, mentre gli altri motivi investono la ricostruzione del rapporto professionale con entrambi i professionisti, cioè Tizio e Caio (restato intimato).

In particolare la ricorrente ha lamentato la «nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 330, 170, 291, 156 co. 3, 161 co. 2, 162 co. 1, 325, 326, c.p.c., in relazione all’articolo 360, co. 1, n. 4), c.p.c.».

Ha contestato la reputata inesistenza della notifica eseguita al precedente avvocato del grado precedente una volta revocato, eretta a causa di esclusione:

a) della sanatoria determinata dalla pacificamente avvenuta costituzione in appello del destinatario della notifica del relativo atto introduttivo;

b) della rilevanza della successiva rinnovazione spontaneamente eseguita, benché oltre il termine di trenta giorni dalla prima.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 26304 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso, cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Ha osservato il Collegio che se è vero che effettivamente la notifica al difensore già costituito per il precedente grado di lite, del quale fosse nota la cessazione del mandato, è stata a lungo definita inesistente dalla giurisprudenza della Suprema Corte (tra le ultime: tra le ultime, da Corte di cassazione, 19/01/2016, n. 759, ovvero da Corte di cassazione, ord. 11/01/2017, n. 529), di recente la stessa Corte ha statuito (Corte di cassazione, Sez. U. ord. 30/01/2020, n. 2087) essere in linea con l’evoluzione in senso restrittivo della nozione di inesistenza nella giurisprudenza di questa Corte – a partire da Corte di cassazione, Sez. U. 20/07/2016, n. 14916 – l’approdo ermeneutico più recente, che degrada la relativa invalidità a mera nullità, suscettibile di sanatoria (mediante rinnovazione da ordinarsi ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ. ove, come nella specie, il destinatario non la sani con spontanea costituzione, neppure rilevando che questa possa avere avuto luogo solo per far valere la nullità stessa), anche ove la controparte abbia avuto conoscenza legale di detta cessazione (Corte di cassazione, ord. 24/01/2018, n. 1798; in senso analogo, del resto, pure Corte di cassazione, 09/03/2018, n. 5663, sia pure con riferimento al caso della notifica in luogo privo di qualunque collegamento col destinatario).

Ne consegue che il vizio, pur sussistente, andava inquadrato nella categoria della nullità sanabile e che la costituzione del destinatario, pacificamente avvenuta, ne abbia comportato appunto la sanatoria con riferimento alla prima delle impugnazioni proposte nei confronti di Caio, a prescindere pure dalla successiva attività, ultronea, di rinnovazione della notifica (e la questione della cui ritualità – ed in particolare della necessità di rispettare quanto meno il termine individuato da Corte di cassazione, Sez. U. 15/07/2016, n. 14594 – diviene quindi irrilevante in questa sede).

Il Collegio, quindi, in accoglimento del motivo, ha disposta la cassazione della sentenza di secondo grado che ha invece definito in mero rito l’appello della Fulgor nei confronti di caio, con rinvio alla medesima Corte territoriale, ma in diversa composizione, in applicazione del seguente principio di diritto:

«la notifica dell’atto di appello effettuata nei confronti dell’originario difensore poi revocato, anziché in favore di quello nominato in sua sostituzione, non è inesistente, ma nulla, anche ove la controparte abbia avuto conoscenza legale di detta sostituzione, sicché la stessa è sanabile a seguito della costituzione del destinatario della notificazione, quand’anche al solo scopo di eccepire la nullità».

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione III Civile, ordinanza del 18 novembre 2020, n. 26304

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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