La notifica della sentenza alla controparte a mezzo PEC fa decorrere il termine breve d’impugnazione



In punto di diritto la notifica della sentenza effettuata alla controparte a mezzo PEC è idonea a far decorrere il termine breve d’impugnazione nei confronti del destinatario, ove il notificante provi di aver allegato e prodotto la copia cartacea del messaggio di trasmissione a mezzo posta elettronica certificata, le ricevute di avvenuta consegna e accettazione e la relata di notificazione, sottoscritta digitalmente dal difensore, nonché la copia conforme della sentenza che, trattandosi di atto da notificare non consistente in documento informatico, sia stata effettuata mediante estrazione di copia informatica dell’atto formato su supporto analogico e attestazione di conformità.




Il principio è stato riaffermato dalla Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 26 giugno 2018, n. 16783, mediante la quale ha rigettato il ricorso poiché improcedibile.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che MEVIA e ALTRI, con ricorso proposto ai sensi degli artt.1170 c.c. del 1996 nella cancelleria del Tribunale di Roma, quali comproprietari pro-indiviso di un appartamento sito in Roma, lamentavano che TIZIO, titolare del ristorante “La fantasia” sito nella stessa via, senza chiedere la loro autorizzazione aveva modificato il percorso della canna fumaria posta a servizio del proprio esercizio commerciale invadendo la proprietà esclusiva dei ricorrenti.

In particolare, questi ultimi lamentavano che nella parte terminale il condotto era stato collocato sulla parete interna del loro terrazzo ed invocavano il ripristino dello statu quo ante.

La causa veniva istruita mediante prova orale e C.T.U. ed all’esito, dopo il rigetto dell’interdetto e la prosecuzione del giudizio nel merito, veniva decisa con sentenza n.131XX/2005, con la quale il Tribunale di Roma condannava il resistente al risarcimento del danno per equivalente, quantificandolo in lire 1.500.000.

Avverso tale decisione interponevano appello i ricorrenti, lamentando l’erronea qualificazione della domanda operata dal primo giudice, il quale avrebbe ritenuto trattarsi di azione a tutela della proprietà e avrebbe statuito su un risarcimento mai richiesto da alcuno, posto che la domanda era stata proposta per la tutela del possesso e mirava al ripristino dello statu quo ante.

La Corte di Appello di Roma, con la sentenza n. 48XX/2014, respingeva l’appello principale accogliendo quello incidentale e condannava gli appellanti alle spese del doppio grado di giudizio.

A sostegno della propria decisione, la Corte territoriale rigettava innanzitutto l’eccezione di inammissibilità dell’azione sollevata da Tizio poiché costui non aveva indicato la data in cui l’ordinanza conclusiva della fase sommaria sarebbe stata comunicata o notificata a Mevia e Altri, con conseguente impossibilità di valutare l’asserita violazione del termine di cui all’art.669 octies c.p.c..

Riteneva poi infondate le doglianze degli appellanti principali, a fronte delle risultanze della C.T.U. che avevano attestato che il percorso della canna fumaria era stato modificato dall’appellato a seguito di ordinanza del Comune di Roma, che la canna fumaria si trovava a 2,10 metri di altezza rispetto al piano del terrazzo degli appellanti, e che essa era appoggiata alla parete perimetrale del fabbricato condominiale.

Accoglieva infine l’appello incidentale, escludendo il risarcimento inizialmente accordato a Mevia e Altri dal Tribunale, sul presupposto che a fronte del rigetto delle domande di costoro non poteva essergli riconosciuto alcun beneficio, neanche risarcitorio.

Interpone ricorso in Cassazione avverso detta sentenza la sola Mevia.

Piuttosto che scrutinare i motivi di ricorso il caso in esame è qui di interesse in quanto nella prima pagina del ricorso viene espressamente dedotto che la sentenza impugnata è stata notificata a mezzo PEC in data 6.10.2014.

Dall’esame del fascicolo d’ufficio non risulta allegata in atti del giudizio la copia notificata della sentenza impugnata, completa della relazione di notificazione eseguita per il tramite della posta elettronica certificata.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 16783/2018, ha ritenuto il ricorso improcedibile.

La Corte ha affermato il principio per cui “la notifica della sentenza effettuata alla controparte a mezzo PEC (ex art. 3 bis della legge n.53 del 1994 nel testo applicabile ratione temporis modificato dall’art.16quater, comma 1, lett. d), del D.L. n.179 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n.228 del 2012) è idonea a far decorrere il termine breve d’impugnazione nei confronti del destinatario, ove il notificante provi di aver allegato e prodotto la copia cartacea del messaggio di trasmissione a mezzo posta elettronica certificata, le ricevute di avvenuta consegna e accettazione e la relata di notificazione, sottoscritta digitalmente dal difensore, nonché la copia conforme della sentenza che, trattandosi di atto da notificare non consistente in documento informatico, sia stata effettuata mediante estrazione di copia informatica dell’atto formato su supporto analogico e attestazione di conformità” ex art. 16 undecies del citato D.L. n.179 del 2012 (Corte di Cassazione, Sez. III, Ordinanza n.21597 del 19/09/2017).

Identico principio è stato affermato anche per la notificazione in forma telematica del controricorso, per il quale si è ritenuto che, una volta effettuato il deposito dell’atto senza modalità telematiche, il controricorrente è tenuto a dare atto dell’avvenuta notificazione del controricorso per via telematica mediante il deposito – in formato cartaceo, con attestazione di conformità ai documenti informatici da cui sono tratti – del messaggio di trasmissione a mezzo PEC, dei suoi eventuali allegati e delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna previste dall’art.6 comma 2 del D.P.R. n.68 del 2005 (Corte di Cassazione, Sez. III, Sentenza n.18758 del 28/07/2017).

Il criterio va riaffermato anche per il caso di notificazione della sentenza a mezzo PEC, ai fini del calcolo del termine di impugnazione, in continuità con il precetto posto da Corte di Cassazione, Sez. U, Sentenza n.25513 del 13/12/2016.

Di conseguenza, è onere del ricorrente depositare, oltre alla copia autentica del provvedimento impugnato, anche la copia cartacea della relativa relazione di notificazione, completa dell’attestazione di conformità ai documenti informatici da cui la copia stessa è tratta, del messaggio di trasmissione a mezzo PEC, dei suoi eventuali allegati e delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna previste dall’art.6 comma 2 del D.P.R. n.68 del 2005 (in termini, cfr. Corte di Cassazione, Sez. III, Sentenza n.26520 del 09/11/2017).

Alla mancata assoluzione di detto onere consegue l’improcedibilità del ricorso.

Vai al testo integrale dell’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 26 giugno 2018, n. 16783

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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