Notifica del decreto ingiuntivo quando il debitore ha pagato la sorta capitale: chi paga le spese?



Nella procedura di ricorso per decreto ingiuntivo quando il debitore abbia provveduto all’integrale pagamento della sorte capitale anteriormente all’emissione del provvedimento monitorio, le spese processuali relative alla fase monitoria ben possono essere poste a carico dell’ingiungente, in quanto la fondatezza del decreto, ai fini del giudizio di soccombenza inerente la liquidazione delle spese di lite, va comunque verificata non al momento del deposito del ricorso, ma a quello della notificazione del decreto.




È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 16 novembre 2017, n. 27234, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Napoli quale giudice d’appello.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Condominio Fantasia in Napoli, ha proposto ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. XXXX/2016.

La sentenza impugnata ha rigettato l’appello del Condominio Fantasia avverso la sentenza n. XXX/2015 resa dal Giudice di pace di Napoli.

Il Tribunale di Napoli ha confermato che, allorché (il 23 aprile 2013) il Condominio aveva notificato alla condomina TIZIA il decreto ingiuntivo n. XXX/2013 pronunciato dal Giudice di pace di Napoli, anche a seguito di versamenti fatti dopo il deposito della domanda monitoria (7 gennaio 2013), non sussisteva più alcun credito dell’intimante nei confronti della stessa signora TIZIA.

Da ciò, per il Tribunale, legittimamente il Giudice di Pace, accogliendo l’opposizione a decreto ingiuntivo, aveva condannato il Condominio alle spese della fase di opposizione.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente Condominio con il primo motivo di ricorso denuncia violazione degli artt. 91 e 113 c.p.c. e degli artt. 1176, 1181, 1183, 1184, 1196, 1218, 1219, 1223, 1224 c.c.

Con il secondo motivo di ricorso deduce la violazione degli artt. 3, 41 e 111 Cost, dell’art. 220 del trattato CE, dell’art. 16 della Carta di Nizza, dell’art. 4 CEDU, dell’art. 91 c.p.c. e degli artt. 1123 e 1124 c.c.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la citata ordinanza n. 27234/2017 ha ritenuto i motivi non fondati ed ha rigettato il ricorso.

Precisa sul punto la Suprema Corte che il Tribunale ha deciso la questione di diritto uniformandosi all’orientamento consolidato della Corte, secondo cui, “nel procedimento di ingiunzione, la fase monitoria e quella di opposizione fanno parte di un unico processo e l’onere delle spese processuali, ivi comprese quelle del procedimento monitorio, è regolato in base all’esito finale del giudizio di opposizione e alla complessiva valutazione del suo svolgimento”.

Ne consegue che “quando, come nel caso in esame, il debitore abbia provveduto all’integrale pagamento della sorte capitale anteriormente all’emissione del provvedimento monitorio, le spese processuali relative alla fase monitoria ben possono essere poste a carico dell’ingiungente, in quanto la fondatezza del decreto, ai fini del giudizio di soccombenza inerente la liquidazione delle spese di lite, va comunque verificata non al momento del deposito del ricorso, ma a quello della notificazione del decreto” (arg. da Corte di Cassazione, Sez. III, 15/04/2010, n. 9033; Corte di Cassazione, Sez. III, 09/08/2007, n. 17469).

In proposito la citata decisione della Corte di Cassazione, n. 9033 del 2010, ha precisato che “Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, quando il debitore abbia provveduto al pagamento della sorta capitale anteriormente all’emissione del provvedimento monitorio, le spese processuali relative alla fase monitoria rimangono a carico dell’ingiungente, in quanto solo l’originaria legittimità sostanziale e processuale del decreto avrebbe potuto consentire la liquidazione delle spese di lite in favore del ricorrente”.

Va altresì precisato che nella memoria ex art. 380 bis c.p.c., il ricorrente solleva dubbi di legittimità costituzionale delle norme di riferimento ed invoca anche la rimessione della causa alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, insistendo che debba essere il debitore intimato a soccombere sulle spese del monitorio ove il pagamento sia comunque stato eseguito dopo il deposito della domanda monitoria, seppur prima della notifica del decreto, dovendo gli effetti della sentenza retroagire a tale momento.

La manifesta infondatezza delle ulteriori deduzioni del ricorrente discende proprio dalla ricostruzione che del giudizio di opposizione forniva Corte di Cassazione, Sez. U, 07/07/1993, n. 7448, citata in memoria, la quale chiariva come il procedimento di opposizione all’ingiunzione risultasse costruito dal sistema codicistico di rito non come mero giudizio di accertamento della validità del decreto ingiuntivo, ma come ordinario processo di cognizione che ha inizio con il ricorso del creditore, e con riguardo al quale l’exceptio de soluto spiegata dal debitore fa venir meno la persistenza del credito e l’interesse alla pronuncia giudiziale.

Nel procedimento per decreto ingiuntivo, la fase che si apre con la presentazione del ricorso e si chiude con la notifica del decreto non costituisce un processo autonomo rispetto a quello che si apre con l’opposizione, ma dà luogo ad un unico giudizio, nel quale il regolamento delle spese processuali, che deve accompagnare la sentenza con cui è definito, va effettuato in base all’esito finale della lite, con instaurazione del contraddittorio che viene differita, per scelta proprio del creditore attore, al momento della notifica del decreto.

Tal momento segna, quindi, il prodursi, sotto il punto di vista sostanziale, della domanda giudiziale di adempimento, ed è al momento della notifica della domanda che il medesimo creditore deve valutare la permanenza del proprio interesse al processo, per essere tuttora fondata la sua pretesa, stante il mancato pagamento del debitore.

Per completezza di informazione, giova segnalare la decisione della Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza del 8 febbraio 2016, n. 2404, la quale  – riferita ad opposizione a decreto ingiuntivo con pagamento successivo all’emissione – ha precisato che in caso di pagamenti (anche parziali) successivi all’emissione del decreto ingiuntivo, questo va in ogni caso revocato.

Ed infatti, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo — che, nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla
verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all’accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della
sentenza, e non a quello, anteriore, della domanda o dell’emissione del provvedimento opposto, dei fatti costitutivi del diritto in contestazione l’opponente che eccepisca l’avvenuto pagamento con l’atto di opposizione o nel corso del giudizio, è gravato del relativo onere probatorio e il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, l’eccezione deve revocare in toto il decreto opposto, senza che rilevi in contrario l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo al momento dell’emissione suddetta, sostituendosi la sentenza di condanna al pagamento di residui importi del credito all’originario decreto ingiuntivo (Corte di Cassazione, 17 ottobre 2011, n. 21432; Corte di Cassazione, 22 maggio 2008, n. 13085).

La Suprema Corte ha, altresì, aggiunto che se è vero che il tema del rilievo da attribuirsi al pagamento successivo alla pronuncia del decreto ingiuntivo, per i fini della sua revoca,
è stato oggetto in passato di oscillazioni interpretative influenzate dalle diverse concezioni sulla natura del procedimento monitorio, sui rapporti tra fase sommaria e fase a cognizione piena nonché tra decreto ingiuntivo e sentenza di primo grado, con i conseguenti riflessi sulle spese della fase monitoria: ma il contrasto sul punto è stato risolto ormai oltre un ventennio fa dalle Sezioni Unite – (Corte di Cassazione, Sez. Un., 7 luglio 1993, n. 7448, cit.), con argomenti successivamente non più sottoposti dalla giurisprudenza ad alcuna revisione.

La verifica della sussistenza del credito, successivamente estinto, al momento dell’emissione del decreto ingiuntivo assume in conclusione rilievo — ferma la revoca del decreto — soltanto per i fini, qui non rilevanti, della statuizione sulle spese di lite (v. Cass. 10 aprile 2014, n. 8428).

Link all’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 16 novembre 2017, n. 27234

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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