Non è inattendibile il testimone che abbia vincoli di parentela o coniugali con una delle parti del processo

In materia di prova testimoniale, non sussiste alcun principio di necessaria inattendibilità del testimone che abbia vincoli di parentela o coniugali con una delle parti […], l’attendibilità del teste legato da uno dei predetti vincoli non può essere esclusa aprioristicamente in difetto di ulteriori elementi dai quali il giudice del merito desuma la perdita di credibilità.

Il principio di diritto è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 2 febbraio 2021, n. 2295, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Milano.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte di appello di Milano, con la sentenza n. 1268 del 2018, ha respinto il gravame di Giunone Zaia e confermato la decisione di primo grado con la quale Giunone era stata condannata al pagamento, in favore della lavoratrice Mevia Sallustio, di Euro 56.671,93 a titolo di differenze di retribuzione, di cui euro 11.520,22 a titolo di TFR, oltre accessori e regolarizzazione previdenziale e contributiva.

Essendo controversi, tra le parti, gli aspetti concernenti la retrodatazione del rapporto di lavoro subordinato con la de cuius e le concrete modalità del suo svolgimento, la Corte d’appello ha condiviso integralmente l’istruttoria -e l’interpretazione delle relative risultanze- operata dal Tribunale e ha ritenuto maggiormente attendibili, rispetto a quelle del teste Caio, le deposizioni dei testi Sempronio e Tizio, in ragione sia della loro estraneità rispetto alle parti, sia della univocità e concordanza delle dichiarazioni, numericamente prevalenti.

Per ciò che qui maggiormente rileva, quanto all’individuazione dei testimoni da esaminare, la Corte di appello, pronunciando sullo specifico motivo di gravame, ha osservato come il Tribunale avesse rimesso alle parti la scelta dei testi (nel limite di due, per ciascuna), con l’espressa eccezione di «parenti o affini» sulla base dell’«adeguata motivazione della maggiore attendibilità dei soggetti estranei alla sfera familiare delle contendenti.

Avverso la decisione d’appello, Gaia Zaia ha proposto ricorso per cassazione, articolando quattro motivi.

I motivi di ricorso

E’ qui di interesse il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 nr. 3 cod.proc.civ. – con il quale la ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 244, 245 e 209 cod. proc. civ. e dell’art. 24 costituzione.

Le censure hanno riguardato la sentenza della Corte di appello nella parte in cui ha ridotto la lista testimoniale della ricorrente, escludendo dalla stessa le persone legate alla parte (id est: alla ricorrente) da un vincolo di parentela.

Secondo la parte ricorrente, in tal modo, la sentenza si porrebbe in contrasto con l’art. 244 cod. Proc. civ., che non vieta l’esame di persone legate da rapporti di parentela con le parti del processo, salvo le ipotesi di cui al’art. 246 cod. Proc. Civ. E, sotto diverso profilo, la statuizione risulterebbe viziata in ragione di una aprioristica valutazione di inattendibilità di dette persone.

La sentenza in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 2295 del 2021, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso cassando con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha osservato che l’ordinanza ammissiva della prova testimoniale -direttamente esaminabile dalla Corte per la natura dei vizi denunciati- stabilisce di ammettere «[…] a testimoniare […] due testimoni per parte tra quelli indicati in atti ed a scelta dei difensori con divieto di addurre in udienza come testimoni parenti o affini delle parti», non è provvedimento corretto nella parte in cui ha motivato che il Giudice avesse esercitato il potere ex art. 245 cod. Proc. Civile.

Invero, ha puntualizzato il Collegio, pronunciando sulle richieste di prova per testimoni, il Giudice del merito non ha esercitato il legittimo potere di riduzione delle liste testimoniali sovrabbondanti (v. in argomento, per tutte, Corte di cassazione, n. 11810 del 2016), perché non si è limitato a ridurre, a due, il numero di testimoni ma ha escluso persone, tra coloro che erano stati indicati dal difensore, al di fuori dei limiti consentiti dall’art. 245 cod. Proc. Civile.

Infatti, venuto meno il divieto di testimoniare previsto dall’art. 247 cod. Proc. civ. per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 248 del 1974, i soggetti che, come nella specie, sono legati alle parti processuali dai vincoli di parentela o affinità possono (e devono) essere sentiti in qualità di testimoni, restando ovviamente salva, al di là della ricorrenza dell’ipotesi di cui all’art. 246 cod. Proc. civ., la successiva valutazione di attendibilità dei testimoni, all’esito del loro esame.

A tale riguardo è utile ricordare l’insegnamento della Suprema Corte secondo cui «In materia di prova testimoniale, non sussiste alcun principio di necessaria inattendibilità del testimone che abbia vincoli di parentela o coniugali con una delle parti […], l’attendibilità del teste legato da uno dei predetti vincoli non può essere esclusa aprioristicamente in difetto di ulteriori elementi dai quali il giudice del merito desuma la perdita di credibilità» (così Corte di cassazione, n. 25358 del 2015 con i richiami ivi effettuati a Corte di cassazione, n. 1109 del 2006; conformi Corte di cassazione, n. 12365 del 2006 e Corte di cassazione, n. 4202 del 2011; cfr. anche Corte di cassazione, n. 25549 del 2007).

Si espone alle denunciate criticità l’ordinanza che, ai sensi dell’art. 245 cod. Proc. civ., ai fini di riduzione delle liste testimoniali sovrabbondanti, escluda quali testimoni coloro che sono legati alle parti processuali dai vincoli indicati all’art. 247 cod. Proc. Civ. – e per il solo fatto di detti vincoli,- in quanto espressione di un pregiudizio e di un aprioristico giudizio di inattendibilità che non trova alcun fondamento nel dettato normativo e nei principi della Suprema Corte.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 2 febbraio 2021, n. 2295

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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