No usucapione al coerede che gode dell’intero bene: la manutenzione straordinaria non costituisce interversione

Il coerede, in ragione del titolo che gli è proprio, può ben godere con pienezza dell’intero bene, senza che con ciò manifesti animo di possessore esclusivo, con la conseguenza che l’aver compiuto opere di manutenzione, anche straordinarie, non potrebbe giammai costituire utile interversione, occorrendo che inequivocamente egli impedisca il compossesso degli altri contitolari, escludendoli dal godimento del bene, presumendosi, in difetto, che abbia agito, appunto nella qualità.

Il principio di diritto è stato ribadito dalla Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 31 marzo 2021, n. 8938, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Bologna.

La vicenda

la pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Lucullo, convenuto in un giudizio di divisione di compendio ereditario immobiliare eccepì acquisto per usucapione e, in via di subordine, chiese che le attrici, Gaia e Mevia, fossero condannate al rimborso delle spese dal medesimo sostenute per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Il Tribunale, sempre per quel che qui rileva, disattese entrambe le riconvenzionali e la Corte d’appello di Bologna, alla quale si erano rivolti gli eredi di Lucullo, nelle more deceduto, con la sentenza n. 1845 del 2019, ha confermato sul punto la decisione di primo grado.

Avverso la sentenza d’appello gli erede di Lucullo hanno proposto ricorso, sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo, i ricorrenti hanno prospettato violazione e falsa applicazione degli artt. 714, 1102, 1140, 1141, 1144, 1158 e 1164, in relazione all’art. 360, n. 3), cod. proc. civ., per avere il Giudice di secondo grado reputato non essere stato provato il possesso “ad excludendum”, nonostante che il loro dante causa avesse esercitato il possesso esclusivo sull’immobile, non limitandosi alla mera gestione (aveva edificato in sopraelevazione), così estromettendo “nei fatti” gli altri partecipanti.

Con il secondo motivo i ricorrenti hanno contrastato il rigetto della domanda subordinata di rimborso, affermando che la Corte locale aveva errato a fare applicazione dell’art. 1108 cod. civ. (la sentenza d’appello aveva reputato assorbente la circostanza che le opere erano state eseguite senza il consenso degli altri coeredi), sulla base del principio di diritto più volte enunciato da questa Corte, secondo il quale «il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l’applicazione dell’art. 1150 c.c. – secondo cui è dovuta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti – ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per il suddetto bene comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore (cfr., da ultimo, Corte di cassazione, Sez. 2, n. 5135, 21/2/2019, Rv. 652697).

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 8938 del 2021, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul primo punto di doglianza i Collegio ha osservato che la censura non attinge la ratio decidendi della Corte d’appello, la quale ha chiarito, in conformità del consolidato orientamento della Cassazione, che «il coerede, in ragione del titolo che gli è proprio, può ben godere con pienezza dell’intero bene, senza che con ciò manifesti animo di possessore esclusivo, con la conseguenza che l’aver compiuto opere di manutenzione, anche straordinarie, non potrebbe giammai costituire utile interversione, occorrendo che inequivocamente egli impedisca il compossesso degli altri contitolari, escludendoli dal godimento del bene, presumendosi, in difetto, che abbia agito, appunto nella qualità» (confr., ex multis, Corte di cassazione, nn. 10734/2018, Corte di cassazione, n. 7221/2009).

Quanto al secondo punto il Collegio ha precisato che la giurisprudenza evocata, peraltro consolidata da vari decenni, chiamata a decidere se al coerede, che avesse svolto lavori di miglioria, fosse applicabile l’art. 1150 cod. civ. o gli spettasse il mero rimborso dello speso, ha concluso nel secondo senso.

Al contrario di quel che hanno dedotto i ricorrenti con la memoria, non vi è contrasto tra l’affermazione secondo la quale il coerede può godere in pienezza del bene, anche dando luogo a opere straordinarie, senza con ciò manifestare interversione nei confronti degli altri coeredi, e la circostanza che le opere risultino essere state effettuate senza che il ricorrente si fosse reso mandatario o utile gestore anche per conto degli altri eredi.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 31 marzo 2021, n. 8938

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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