No agevolazione IMU per l’abitazione principale se i coniugi, non legalmente separati, abbiano dimora o residenza in immobili diversi

L’agevolazione IMU per l’abitazione principale deve essere interpretata rigorosamente e non può estendersi all’ipotesi nella quale non dimorino e non risiedano abitualmente entrambi i coniugi che non siano legalmente separati.

In tema di IMU, infatti, l’esenzione prevista per la casa principale dall’art. 13 comma 2 del d.l. n. 201 del 2011 richiede non soltanto che il possessore e il suo nucleo familiare dimorino stabilmente in tale immobile, ma altresì che vi risiedano anagraficamente.

E’ quanto ha ribadito la Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 17 gennaio 2022, n. 1199, mediante la quale ha accolto il ricorso del Comune e cassato la decisione impugnata e, decidendo nel merito, rigettato il ricorso introduttivo della contribuente.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dalla decisione della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo la quale, con la sentenza n. 649/01/2019, ha respinto l’appello interposto dal Comune di Utopia avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Teramo, che aveva accolto il ricorso della contribuente Gaia Giunone contro l’avviso d’accertamento emesso nei suoi confronti, per l’anno d’imposta 2012, per il recupero dell’Imu, che l’ente territoriale riteneva dovuto, non potendo l’immobile in questione considerarsi esente quale abitazione principale, poiché “il marito, non legalmente separato, aveva la residenza e la dimora abituale in un altro Comune”.

Per la cassazione della decisione tributaria d’appello il Comune ha proposto ricorso con atto articolato in unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo parte ricorrente ha dedotto, in relazione all’art. 360, primo comma, num. 3, cod. proc. civ., la violazione e la falsa applicazione dell’art. 13, comma 2, d.l. n. 201 del 2011.

Il ricorrente ha sostenuto che , in conformità a consolidata giurisprudenza, l’agevolazione in questione debba essere interpretata rigorosamente e non possa estendersi all’ipotesi nella quale non dimorino e non risiedano abitualmente entrambi i coniugi che non siano legalmente separati.

Inoltre, ha aggiunto, la residenza anagrafica della contribuente presso l’abitazione in questione avrebbe comunque valore presuntivo, che poteva ritenersi superata anche in relazione ai ridotti consumi delle relative utenze di gas ed energia elettrica, che l’utente aveva assommato nell’anno d’imposta sub iudice (ma anche in quelli precedenti e successivi), circostanza che il Comune aveva dimostrato con i documenti richiamati per autosufficienza nel ricorso.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 1199 del 2022, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso e cassato la decisione impugnata e, decidendo nel merito, rigettato il ricorso introduttivo della contribuente.

La motivazione

Invero, ha spiegato il Collegio, la Cassazione ha già avuto modo di affermare, che «In tema di IMU, l’esenzione prevista per la casa principale dall’art. 13 comma 2 del d.l. n. 201 del 2011 richiede non soltanto che il possessore e il suo nucleo familiare dimorino stabilmente in tale immobile, ma altresì che vi risiedano anagraficamente (Corte di cassazione, Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 4166 del 19/02/2020 e, nello stesso senso, ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 15444 del 21/06/2017, in tema di Ici; Corte di cassazione, Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 21873 del 09/10/2020, in tema di Ici ed Imu).

Nel caso trattato dalla appena richiamata decisione, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso che l’immobile della ricorrente potesse ritenersi abitazione principale dato che il marito, non legalmente separato, aveva la residenza e la dimora abituale in un altro Comune.

Recentemente, poi, tale orientamento è stato confermato dalla recente Corte di cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 17408 del 2021, non massimata, anche con specifico riferimento all’art. 13, comma 2 , del d.l. n. 201 del 2011, così come novellato dall’art. 4, comma 5, del d.l. n. 16 del 2012, 2014), con il quale al comma 2, secondo periodo, dell’art. 13, le parole: «dimora abitualmente e risiede anagraficamente» sono state sostituite dalle seguenti: «e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile».

Sempre nella richiamata decisione, la Suprema Corte ha aggiunto «Invero, nel caso in cui due coniugi non separati legalmente abbiano la propria abitazione in due differenti immobili, il nucleo familiare (inteso come unità distinta ed automa rispetto ai suoi singoli componenti) resta unico, ed unica, pertanto, potrà essere anche l’abitazione principale ad esso riferibile, con la conseguenza che il contribuente, il quale dimori in un immobile di cui sia proprietario (o titolare di altro diritto reale), non avrà alcun diritto all’agevolazione se tale immobile non costituisca anche dimora abituale dei suoi familiari, non realizzandosi in quel luogo il presupposto della “abitazione principale” del suo nucleo familiare. […]

La nozione di abitazione principale postula, pertanto, l’unicità dell’immobile e richiede la stabile dimora del possessore e del suo nucleo familiare, sicché non possono coesistere due abitazioni principali riferite a ciascun coniuge sia nell’ambito dello stesso Comune o di Comuni diversi.» (Corte di cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 17408 del 2021, cit., in motivazione).

In definitiva, ai fini che qui rilevano, l’abitazione principale è solo quella ove il proprietario e la sua famiglia abbiano fissato:

1) la residenza (accertabile tramite i registri dell’anagrafe);

2) la dimora abituale (ossia il luogo dove la famiglia abita la maggior parte dell’anno). (Corte di cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 17408 del 2021, cit., in motivazione).

Infine, va considerato che la Circolare Ministeriale 3/ DF del 2012 – secondo cui «Il legislatore non ha, però, stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative.» – in materia tributaria non costituisce

fonte di diritti ed obblighi, non discendendo da essa alcun vincolo neanche per la stessa Amministrazione finanziaria (Corte di cassazione, Sez. 5, Ordinanza n. 17408 del 2021, cit.; Corte di cassazione, Sez. 5, Sentenza n. 20819 del 30/09/2020).

In definitiva il Collegio ha accolto il ricorso, cassato la decisione impugnata e, decidendo nel merito, rigettato il ricorso introduttivo della contribuente.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 17 gennaio 2022, n. 1199

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende. Nel tempo libero sono un runner amatore e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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