Non vi è rapporto di dipendenza tra i volontari dei vigili del fuoco e la PA: no al riconoscimento del TFR



Tra i Volontari del Corpo dei Vigili del fuoco e la P.A. non sussiste un rapporto di lavoro a tempo determinato, trattandosi di personale che svolge una funzione non suppletiva ma emergenziale, collegata ad eventi eccezionali e di durata ed entità non prevedibili, sicché gli stessi non ricadono nell’ambito di applicazione dell’accordo quadro allegato alla direttiva n. 1999/70/CE, né possono rivendicare una stabilizzazione o chiedere, in alternativa, il risarcimento del danno ex art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001.

 

Cassata la decisione del giudice del merito che aveva riconosciuto l’esistenza di un rapporto di subordinazione e, in conseguenza, riconosciuto il diritto del volontario a percepire il trattamento di fine rapporto.




Il principio è stato affermato dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 10 marzo 2020, n. 6782, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione, assunta nel caso de quo, dalla Corte d’appello di Roma.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Roma, con la sentenza n. 1353 del 2018, a conferma della sentenza di prime cure, ha rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dal Ministero dell’Interno avverso l’ingiunzione di pagamento di Euro 31.992,92 in favore di Decimo Muzio a titolo di t.f.r. per le prestazioni rese quale volontario del comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma, richiamato in vari periodi.

Dalla normativa vigente relativa alla peculiare figura del Vigile del fuoco Volontario (D.Igs. n.368/2001, così come modificato dalla Legge n.183 del 2011), la Corte d’appello ha ricavato che l’esclusione legislativa dei relativi rapporti dall’area del pubblico impiego non impedisca la loro sussunzione nello schema della subordinazione gerarchica ai sensi dell’art. 2094 cod. civ., con conseguente applicazione delle norme sostanziali che disciplinano il lavoro subordinato, ivi comprese quelle concernenti il trattamento di fine rapporto, quale parte del “trattamento economico” del personale di ruolo, corrisposto in via differita.

La cassazione della sentenza d’appello è domandata dal Ministero dell’Interno sulla base di un unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360, co.1, n.3 cod. proc. civ., il ricorrente ha lamentato la “Violazione e falsa applicazione degli artt. 6, 8, e 10 del D.Igs. n.139/2006, nonché dell’art. 10 del D.Igs. n.368/2001, così come modificato dall’art. 4, comma 12, della Legge n.183 del 2011”.

Il Ministero ricorrente ha contestato radicalmente l’interpretazione della normativa fornita dalla sentenza gravata nel punto in cui la stessa ha affermato che l’attività del Volontario del corpo dei Vigili del fuoco, sebbene non configuri un rapporto di pubblico impiego, rientra nello schema della subordinazione gerarchica di cui all’art. 2094 cod. civile.

Il ricorrente ha richiamato l’orientamento di legittimità, fatto proprio dalla giurisprudenza amministrativa, là dove questo ha ritenuto che il rapporto tra Vigili Volontari ed ente pubblico si traduce in un “mero legame funzionale” basato sull’atto amministrativo unilaterale del richiamo in servizio per esigenze eccezionali, adottato nell’esercizio di una pubblica funzione e per un prevalente interesse pubblico, rispetto al quale il Vigile volontario non vanta nessuna posizione di diritto soggettivo al richiamo in servizio temporaneo.

Il Ministero ricorrente ha contestato il diritto al trattamento di fine rapporto in capo al personale Volontario dei Vigili del fuoco sul presupposto che si tratti di un istituto che, a differenza di altre voci accessorie (es. tredicesima), non è in correlazione immediata e diretta con l’esecuzione della prestazione lavorativa.

La decisione

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 6782 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso.

La motivazione

Sul punto controverso la Suprema Corte ha osservato di aver già affermato che «la “condizione peculiare” dei Volontari dei Vigili del fuoco richiamati in servizio per periodi definiti, per fini solidaristici e di collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco in situazioni eccezionali, non è assimilabile a rapporti di lavoro a tempo determinato, mancando per essi un collegamento funzionale con l’attività della pubblica amministrazione, in quanto la legge prevede che tali figure possano essere utilizzate, in occasione dei vari “richiami” in funzione non già suppletiva di carenze di organico o per altre nominate ragioni organizzative, ma in funzione di esigenze puramente emergenziali ed entro un tetto prefissato di giorni annui» (art.9 co.3 d.lgs. n.139 del 2006) (In tal senso cfr. Corte di cassazione, n. 14467 del 2016; Corte di cassazione, n. 17914 del 2018).

La tipologia dei rapporti di servizio oggetto di controversia – esclusa dalla fattispecie dell’impiego con la pubblica amministrazione per l’assenza della modalità concorsuale di reclutamento – si legittima nel concetto di “bisogno” per esigenze eccezionali, da valutarsi discrezionalmente dall’amministrazione (art. 1, co.3, d.P.R. n.76 del 2004), anziché, come diversamente ritenuto nel provvedimento impugnato, nel rapporto di subordinazione gerarchica, il quale presupporrebbe, anche qualora limitato a periodi determinati e per esigenze suppletive, un vincolo continuativo tra le parti, insussistente con la figura del Vigile del Fuoco Volontario.

L’assenza di tale vincolo di subordinazione tra il Volontario e la pubblica Amministrazione, inteso nel senso sopra descritto, fa sì che venga, quindi, a mancare il presupposto fondante per la maturazione del diritto al godimento del trattamento di fine rapporto.

In definitiva, dando continuità all’orientamento della Corte, viene ribadito il principio di diritto secondo il quale «tra i Volontari del Corpo dei Vigili del fuoco e la P.A. non sussiste un rapporto di lavoro a tempo determinato, trattandosi di personale che svolge una funzione non suppletiva ma emergenziale, collegata ad eventi eccezionali e di durata ed entità non prevedibili, sicché gli stessi non ricadono nell’ambito di applicazione dell’accordo quadro allegato alla direttiva n. 1999/70/CE, né possono rivendicare una stabilizzazione o chiedere, in alternativa, il risarcimento del danno ex art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001 (oltre alle sentenze già citate si vedano anche, da ultimo, Corte di cassazione, n. 17917 del 2018 e Corte di cassazione, n. 21411 del 2018).

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 10 marzo 2020, n. 6782




 

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

    Arricchisci l'argomento con un tuo commento!

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    error: Il contenuto è protetto!