Mancata comparizione delle parti nel procedimento divorzile: conseguenze processuali

Legittima la decisione del giudice del merito che aveva dichiarato inammissibile l’appello avverso il provvedimento di estinzione del procedimento divorzile a seguito della mancata comparizione delle parti, in quanto il rimedio per far valere la mancata potestas iudicandi del giudice delegato all’udienza presidenziale consiste nel reclamo ai sensi dell’articolo 307 c.p.c.

E’ quanto ha stabilito la Corte di cassazione, Sezione 1 Civile, con l’ordinanza del 2 aprile 2021, n. 9189, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Lecce.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Lecce, con la sentenza n. 472 del 2015, aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto da Tizio avverso il provvedimento con il quale il giudice delegato per lo svolgimento dell’udienza presidenziale nel giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio, aveva dichiarato l’estinzione del procedimento, preso atto della mancata comparizione delle parti.

La Corte d’appello riteneva doversi formulare reclamo al Collegio ex art. 178, comma 2, e 308 c.p.c. in quanto il giudice delegato (o il Presidente) non può mai operare come giudice monocratico attesa la riserva di trattazione e decisione collegiale ex articolo 50 bis c.p.c.

Avverso la decisione d’appello Tizio ha proposto ricorso per la cassazione con atto articolato in cinque motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto la violazione dell’articolo 4, comma 7, della legge n. 898 del 1970 nella parte in cui prevede che se il ricorrente “non si presenta o rinuncia la domanda non ha effetto”.

A dire del ricorrente, tale formula indica che il Presidente o un suo delegato debba disporre la chiusura della lite con conseguente inefficacia sopravvenuta della domanda.

Con il secondo motivo il ricorrente ha dedotto l’omesso esame di un fatto rilevante per il giudizio, nonché la violazione dell’articolo 158 c.p.c. e dei principi del processo, per avere il giudice delegato alle funzioni presidenziali esercitato un potere, quello di dichiarare l’estinzione del processo, estraneo all’ambito della sua potestas iudicandi, con conseguente difetto di costituzione del giudice e nullità della pronuncia.

Con il terzo motivo il ricorrente ha dedotto la violazione dell’articolo 307 c.p.c. per essere stata pronunciata l’estinzione del giudizio fuori dei casi previsti dalla norma.

Le norme richiamate

Art. 307 Codice di procedura civile – Estinzione del processo per inattività delle parti.
Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti siasi costituita entro il termine stabilito dall’articolo 166, ovvero, se, dopo la costituzione delle
stesse, il giudice, nei casi previsti dalla legge, abbia ordinata la cancellazione della causa dal ruolo, il processo, salvo il disposto (1) dell’articolo 181 e
dell’articolo 290, deve essere riassunto davanti allo stesso giudice nel termine perentorio di tre mesi (2) che decorre rispettivamente dalla scadenza
del termine per la costituzione del convenuto a norma dell’articolo 166, o dalla data del provvedimento di cancellazione; altrimenti il processo si estingue.
Il processo, una volta riassunto a norma del precedente comma, si estingue  se nessuna delle parti siasi costituita, ovvero se nei casi previsti dalla legge il
giudice ordini la cancellazione della causa dal ruolo.
Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e salvo diverse disposizioni  di legge, il processo si estingue altresì qualora le parti alle quali spetta di rinnovare la citazione, o di proseguire, riassumere o integrare il giudizio, non vi  abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge, o dal  giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo. Quando la legge autorizza il  giudice a fissare il termine, questo non può essere inferiore ad un mese né  superiore a tre. (3)
L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza  del giudice istruttore ovvero con sentenza del collegio. (4)
(1) Le parole: “del secondo comma” sono state soppresse dall’art. 46, co.  15, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le parole: “un anno” sono state così sostituite dall’art. 46, co. 15, lett. a),  L. 18 giugno 2009, n. 69.
(3) La parola: “sei” è stata così sostituita dall’art. 46, co. 15, lett. b), L. 18  giugno 2009, n. 69.
(4) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 46, co. 15, lett. c), L. 18  giugno 2009, n. 69. Il testo precedente recitava. “L’estinzione opera di diritto, ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua  difesa. Essa è dichiarata con ordinanza del giudice istruttore, ovvero con  sentenza del collegio, se dinanzi a questo venga eccepita.”
Art. 308 Codice di procedura civile – Comunicazione e impugnabilità dell’ordinanza.
L’ordinanza che dichiara l’estinzione è comunicata a cura del cancelliere se è  pronunciata fuori della udienza. Contro di essa è ammesso reclamo nei modi  di cui all’articolo 178 commi terzo, quarto e quinto.
Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non impugnabile, se l’accoglie.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 9189 del 2021, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sui punti di doglianza, trattati congiuntamente poiché connessi, il Collegio ha osservato che la fase presidenziale sia nel giudizio separativo che in quello della cessazione degli effetti civili del matrimonio è finalizzata all’emissione di provvedimenti anticipatori di natura provvisoria non idonei tuttavia a definire il giudizio nel quale sono adottati.

Tale natura giuridica investe anche i provvedimenti di natura processuale. Non fa eccezione il provvedimento di estinzione del giudizio perché non emesso, nel caso di specie, da un organo giurisdizionale munito di potestas iudicandi decisoria e definitoria del giudizio, essendo il giudizio divorzile come quello separativo di competenza collegiale.

Nel caso in esame, come correttamente rilevato dalla Corte d’appello, il provvedimento di estinzione adottato dal giudice delegato delle funzioni presidenziali, essendo stato emesso da giudice privo della potestà di definire il giudizio, è soggetto al reclamo ai sensi dell’articolo 307 c.p.c.

Il Collegio ha anche osservato che, in considerazione della peculiarità della fase presidenziale del giudizio di separazione o divorzio, si è discusso dell’applicabilità non del reclamo al Collegio, ordinariamente previsto per il provvedimento di estinzione (art. 308, comma 1 e 178, comma 3, c.p.c.) ma del peculiare mezzo di riesame previsto dall’articolo 708 c.p.c., applicabile anche alla fase presidenziale dei procedimenti divorzili in virtù dell’estensione, espressamente disposta dall’articolo 4, comma 2, legge n. 54 del 2006.

Al riguardo il Collegio ha fatto rilevare che il reclamo alla Corte d’appello è espressamente limitato ai provvedimenti indicati nel terzo comma dell’articolo 708 c.p.c., ovvero “quelli temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi”, con esclusione di conseguenza di quelli aventi contenuto diverso, di natura processuale, per i quali rimane applicabile l’ordinario rimedio del reclamo al tribunale in composizione collegiale di primo grado.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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