La legnaia costruita in legno, chiusa da muri perimetrali, non è tettoia e necessita del titolo abilitativo



Legittimo il provvedimento consistente nell’ordine di demolizione di un fabbricato eseguito in legno e destinato a legnaia in assenza di titolo abilitativo non potendo lo stesso, per mancanza delle caratteristiche, definirsi tettoia – spazio coperto aperto verso l’esterno, e, quindi, un’opera tipologicamente inequivocabile, non suscettibile di completamenti quali mura perimetrali a chiusura – in quanto chiusa da muri perimetrali, seppur funzionalmente destinata ad attività di servizio (quali deposito, ricovero attrezzi, legnaie etc.).




Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, Sezione II, con la sentenza del 11 dicembre 2019, n. 8417, mediante la quale ha rigettato l’appello e confermato la decisione, assunta nel caso de quo, dal Tribunale Amministrativo regionale per la Valle d’Aosta.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Tribunale Amministrativo Regionale per la Valle d’Aosta, con la sentenza n. X del 2008, ha respinto il ricorso, proposto da Venanzio Telesino, per l’annullamento del provvedimento del 2006 n. 2, con cui il Sindaco del Comune di Utopia Aostana ha diffidato il ricorrente a demolire il fabbricato completamente eseguito in legno destinato a legnaia realizzato su area di sua proprietà, in assenza del titolo abilitativo.

Secondo il TAR, sinteticamente:

– è incontestabile che il ricorrente ha realizzato la legnaia de qua in assenza del titolo abilitativo, atteso che il manufatto è stato costruito nonostante le diffide a non eseguire i lavori oggetto di dichiarazione di inizio di attività;

– il Comune ha ritenuto sussistente il contrasto con l’articolo 33 del regolamento edilizio, e, conseguentemente ha impedito il formarsi di un titolo abilitativo alla costruzione della legnaia progettata dal ricorrente;

– pertanto, deve ritenersi che la legnaia è stata realizzata in assenza del prescritto titolo abilitativo e che il Comune ha operato nel rispetto delle prescrizioni date dall’articolo 61 della legge urbanistica regionale;

– con il termine tettoia si intende uno spazio coperto aperto verso l’esterno, e, quindi, un’opera tipologicamente inequivocabile, non suscettibile di completamenti quali mura perimetrali a chiusura, in quanto esaurentesi nell’insieme degli elementi strutturali e di copertura;

– manufatti quali la legnaia realizzata dal ricorrente sono invece identificabili come edifici (costruzioni completamente chiuse da muri perimetrali) destinati ad attività di servizio (quali deposito, ricovero attrezzi, legnaie etc.), computabili in termini volumetrici e rilevanti ai fini delle distanze e perciò realizzabili in quelle aree ove sono consentite nuove costruzioni;

– stanti le limitazioni alla realizzazione di nuove costruzioni (anche di natura pertinenziale) nelle zone A del piano regolatore, l’opera realizzata dal ricorrente non risulta conforme alle norme edilizie vigenti in Comune di Utopia Aostana e, in particolare, alle previsioni dell’articolo 33, comma 6, del Regolamento edilizio;

la d.i.a. presentata dal ricorrente non costituisce perciò titolo abilitativo legittimante la legnaia in contestazione.

Avverso la decisione del Tar Venanzio Telesino ha interposto appello al Consiglio di Stato deducendo l’erroneità della decisione di prime cure e riproponendo, in sostanza, i motivi del ricorso di primo grado.

Con l’appello in esame ha chiesto l’accoglimento del ricorso di primo grado.

La decisione

Il Consiglio di Stato, mediante la menzionata sentenza n. 8417 del 2019, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato l’appello, confermando la decisione del Tar Valle d’Aosta n. X del 2008.

La motivazione

Sulla problematica il Supremo Consesso Amministrativo ha ritenuto, in conformità alla corretta sentenza del TAR qui impugnata, che «la legnaia realizzata dall’attuale appellante è identificabile come edificio, in quanto si tratta di costruzione completamente chiusa da muri perimetrali, pur destinata ad attività di servizio (quali deposito, ricovero attrezzi, legnaie etc.); pertanto essa è computabile in termini volumetrici ed è rilevanti ai fini delle distanze e, come tale, è perciò realizzabili solo in quelle aree ove sono consentite nuove costruzioni (nel caso di specie, nell’area in esame non sono consentite nuove costruzioni)».

In via generale, la giurisprudenza amministrativa è univoca nell’affermare che «la realizzazione di una tettoia necessita di permesso di costruire quale “nuova costruzione”, comportando una trasformazione del territorio e dell’assetto edilizio anteriore; essa arreca, infatti, un proprio impatto volumetrico e, se e in quanto priva di connotati di precarietà, è destinata a soddisfare esigenze non già temporanee e contingenti, ma durevoli nel tempo, con conseguente incremento del godimento dell’immobile cui inerisce e del relativo carico urbanistico» ( Tar Piemonte, sez. II, n. 435 dell’8 aprile 2016; Tar Salerno, sez. II, n. 9 del 7 gennaio 2015; Tar Lazio, sez. I Roma, n. 13449 del 27 novembre 2015; Tar Napoli, sez. II, n. 4959 del 22 ottobre 2015; Tar Perugia, sez. I, n. 377 dell’11 settembre 2015; Tar Pescara, sez. I, n. 276 del 1 luglio 2015; Tar Ancona, sez. I, n. 469 del 5 giugno 2015; Tar Genova, sez. I, n. 1367 dell’11 luglio 2007 e, ancor più di recente, Consiglio di Stato , sez. II , 13/06/2019 , n. 3991)”.

È evidente che occorre sempre esaminare ogni intervento, caso per caso, considerando dimensioni, struttura, materiali e finalità dell’opera.

Ad esempio, è stata esclusa la rilevanza volumetrica di una tettoia in legno ad una sola falda, di forma rettangolare, avente dimensioni di mq. 31,42 e altezza in gronda di m. 2,50 ed alla gronda di m. 2,65, realizzata sul terrazzo di proprietà, ad esclusivo servizio di detto piano, poggiante per un lato direttamente sulla struttura esistente del fabbricato e per l’altro su pilastrini in legno: e ciò in quanto, come affermato già in precedenza dalla giurisprudenza, detto manufatto è aperto su tre lati (Tar Campania, sez. I Salerno, n. 109 del 16 gennaio 2017).

In questo caso la tettoia è aperta su tre lati e non viene considerata nuova costruzione.

Nel caso di tettoie chiuse, come quella del caso in esame, la giurisprudenza amministrativa è ferma nel ritenerle nuove costruzioni, con applicazione del relativo regime giuridico, in considerazione del fatto che, se sono chiuse, non possono più definirsi soltanto “tettoie”, bensì veri e propri edifici.

Nel caso in esame va considerato, altresì, che l’art. 33, comma 6, del Regolamento edilizio del citato Comune dispone soltanto che: “in tutto il territorio comunale, ad eccezione delle zone C e F, delle fasce di rispetto delle strade e delle zone espressamente dichiarate in edificabili, sono ammesse, non valutandole ai fini volumetrici e delle distanze:

– tettoie completamente eseguite in legno (sono ammessi anche pilastri in pietra), ad uso di deposito, ripostiglio, legnaia, pollaio e simili, a condizione che possano inserirsi armonicamente nel tessuto edilizio esistente e nell’ambiente e che siano ricoperte in lose. Tali tettoie non dovranno avere altezza superiore a m 3,50 e superficie coperta, intesa come proiezione della copertura, compresi aggetti e sporgenze, non superiore a mq 40 (il tetto dovrà sporgere dai pilastri di almeno m 1,00). In tali costruzioni, se non costruite in aderenza, nessuna parte dovrà invadere lo spazio compreso tra il piano verticale passante per il confine e quello inclinato a 45°, pure passante per il confine. Le tettoie suddette dovranno comunque essere eliminate qualora vengano create strutture comunitarie equipollenti”.

È evidente che la norma presuppone la nozione di tettoia quale ricavabile sia dal linguaggio comune che dal linguaggio tecnico, ovvero tetto sorretto da pilastri o agganciato ad un muro e aperto su tre lati.

La stessa norma in esame, che indica “i pilastri” e la “proiezione della copertura”, evidentemente presuppone e dà per scontata tale nozione.

Altrimenti argomentando, sarebbe assurdamente realizzabile qualsiasi edificio pertinenziale, perché tutti gli edifici hanno un tetto e, dunque, sarebbero qualificabili come “tettoie”.

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Ecco il link a: Consiglio di Stato, Sezione II, sentenza del 11 dicembre 2019, n. 8417

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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