Inutilizzabili in giudizio le fotocopie degli avvisi di ricevimento delle raccomandate se disconosciute dalla parte



Sia nel caso di disconoscimento della conformità all’originale della copia sia in quello di disconoscimento dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione (qui copie degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali utilizzate per la notifica al contribuente degli avvisi di accertamento) è preclusa l’utilizzabilità in giudizio del documento, salva la procedura di verificazione.




È quanto ha stabilito la Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 11 febbraio 2020, n. 3331, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio quanto già deciso, nel caso de quo, dalla CTR per la Calabria.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la CTR per la Calabria ha rigettato l’appello del contribuente Valeriano Metellio avverso la sfavorevole sentenza di primo grado ritenendo irrilevante il disconoscimento di conformità all’originale delle copie degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali utilizzate per la notifica al contribuente degli avvisi di accertamento, in mancanza della proposizione della querela di falso, con la conseguenza che la definitività degli atti impositivi precludeva l’esame della dedotta infondatezza della pretesa creditoria dell’ente comunale.

Avverso tale sentenza il contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo di cassazione, il ricorrente ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 2719 cod. civile.

La norma invocata

Art. 2719 Codice civile – Copie fotografiche di scrittura.
Le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta.

La decisione

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3331 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso.

La motivazione

Dal ricorso risulta che il contribuente, con memoria depositata ai sensi dell’art. 24 del d.lgs. n. 546 del 1992, successivamente alla produzione in giudizio da parte della concessionaria alla riscossione per l’Ente comunale, delle copie degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali utilizzate per la notifica degli avvisi di accertamento e, quindi, tempestivamente (che è circostanza neppure contestata e tanto meno oggetto di rilievo negativo da parte dei giudici di merito), disconobbe la sottoscrizione apposta su detti documenti, «per quanto in copia e di difficile lettura».

Orbene, la statuizione della CTR di irrilevanza di detto disconoscimento perché non formalizzata con querela di falso, risulta adottata in violazione della disposizione censurata così come costantemente interpretata dalla Corte.

Invero, la regola posta dall’art. 2719 cod. civ. – per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, non solo se la loro conformità all’originale è attestata dal pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia espressamente disconosciuta dalla controparte, con divieto per il giudice di sostituirsi nell’attività di disconoscimento alla parte interessata, anche se contumace – trova applicazione generalizzata per tutti i documenti (e finanche, si è detto, per le scritture raccolte da notaio: v. Corte di cassazione, n. 2633/2008; n. 10501/2006).

E dunque rileva anche con riguardo agli avvisi di ricevimento dei plichi raccomandati, ai fini della prova del perfezionamento della notifica a mezzo posta (ex multis, Corte di cassazione, n. 13439 del 2012; Corte di cassazione, n. 21003 del 2017).

Si è pertanto affermato che «Tenuto conto che in tema di copie fotografiche di scritture (cui sono assimilabili le copie fotostatiche o le fotocopie) l’art. 2719 cod. civ., che ne prescrive l’espresso disconoscimento, trova applicazione sia nel caso di disconoscimento della conformità all’originale della copia sia in quello dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione, entrambe le ipotesi sono disciplinate dagli artt. 214 e 215 cod. proc. civ., sicché, se devono ritenersi riconosciute – tanto nella conformità all’originale quanto nella scrittura o nella sottoscrizione – le copie che non siano state disconosciute tempestivamente nella prima udienza o nella prima risposta successive alla loro produzione, in caso invece di contestazione, mentre, quanto al profilo della conformità all’originale, nulla impedisce al giudice di accertarne la conformità aliunde anche tramite presunzioni, è invece preclusa l’utilizzabilità del documento in caso di disconoscimento della sottoscrizione e o della scrittura salva la procedura di verificazione» (Corte di cassazione, n. 7960 del 2003; conf. Corte di cassazione, n. 13425 del 2014; Corte di cassazione, n. 5077 del 2017) che impone al giudice l’obbligo di disporre la produzione del documento in originale.

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 11 febbraio 2020, n. 3331

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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