Interpretazione del testamento: il giudice deve ricercare l’effettiva volontà del testatore

Nell’interpretazione del testamento, il giudice di merito, mediante un apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se congruamente motivato, deve accertare, in conformità al principio enunciato dall’art. 1362 c.c., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, valutando congiuntamente l’elemento letterale e quello logico ed in omaggio al canone di conservazione del testamento.

 

Il principio è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 30 settembre 2020, n. 20899, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Salerno.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’Appello di Salerno, con la sentenza n. 237 del 2018, in riforma della sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania n. 498/2010, dichiarava che Decia Sallustio era proprietaria, in virtù del legato contenuto nel testamento olografo di Vitruvio Sallustio, di una porzione di fabbricato in Salerno alla via Roma, meglio individuata in dispositivo, nella parte sovrastante il piano terreno con frantoio, invece attribuito sempre per testamento, al convenuto Giovenale Ascanio, condannando altresì il convenuto al rilascio del piano terreno sovrastante il frantoio.

In fatto emergeva che il fabbricato si componeva di un piano sottoposto al livello stradale, dove si trova anche il frantoio, di un sovrastante piano occupato da locali commerciali e da altri livelli utilizzati a scopo abitativo.

Tra le parti era controversa la titolarità del livello ove erano ubicati i locali commerciali, in quanto la Sallustio riteneva che le volontà testamentarie fossero nel senso di averla beneficiata anche di tale livello che invece Giovenale, che li occupava di fatto, riteneva fossero di sua spettanza, interpretando il testamento, come peraltro aveva fatto anche il Tribunale, nel senso che il frantoio (il testamento del de cuius, Vitruvio, nel lasciare tutti i suoi beni ad Ascanio Giovenale, attribuiva soltanto la casa di via Roma all’appellante Decia Sallustio e “tutti il piano terano co il trapete” ad Ascanio Giovenale) designava l’intero piano posto al livello più basso, al quale si aggiungeva anche il livello immediatamente superiore che era rivendicato dall’attrice.

La sentenza d’appello osservava che il livello più basso si compone di cinque locali comunicanti, dei quali i primi due contengono i macchinari adibiti alla frangitura e trasformazione delle olive, essendo i restanti locali adibiti al deposito della sansa e dell’olio ottenuto. La volontà testamentaria doveva quindi intendersi nel senso che il testatore aveva attribuito a Giovenale Ascanio l’intero piano terraneo con il torchio, e cioè il solo livello sottoposto al piano stradale, in quanto, pur dovendosi tenere conto delle condizioni socio culturali del de cuius, il riferimento al frantoio voleva designare per metonimia l’intero piano in cui il torchio era ubicato.

La preposizione “co” (con, di cui alla sopra riportata formula) usata dal testatore introduceva un complemento di qualità ma anche una limitazione, quasi a voler specificare che il nipote maschio era beneficiario dell’intero terraneo con dentro il torchio, e quindi di tutti e cinque i locali attigui posti al piano di campagna.

Avverso tale pronuncia Ascanio Giovenale ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi, illustrati da memorie.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, con il primo motivo il ricorrente ha denunciato la violazione degli artt. 2697, 922, 2909 e 1362 c.c., e degli artt. 118 c.p.c. e 132 c.p.c., con riferimento all’art. 360 n. 3 c.p.c.

A dire del ricorrente la decisione appellata ha violato l’art. 2697 c.c. laddove ha ritenuto che la prova della proprietà in capo alla Sallustio del livello conteso derivasse dal testamento, violando altresì l’art. 922 c.c., non avendo la controparte fornito adeguata dimostrazione del proprio titolo di proprietà.

In tal senso risultano violati i criteri di interpretazione del testamento, laddove si è affermato che anche il livello posto a piano strada fosse stato assegnato alla Sallustio, che invece dal de cuius era stata beneficiata solo della “casa”, da intendersi come la sola porzione della costruzione destinata ad uso abitativo e non anche del livello ove erano ubicati i locali commerciali.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 20899 del 2020, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Il Collegio ha osservato che va disattesa la doglianza nella parte in cui denuncia la violazione degli artt. 2697 e 922 c.c., dovendosi escludere che i giudici di merito siano pervenuti alla decisione della soluzione con un’indebita inversione dell’onere della prova, avendo per l’appunto formato il loro convincimento circa il concreto riparto della proprietà del fabbricato alla via Roma, partendo dal contenuto del testamento, del quale entrambe le parti in causa sono beneficiarie, e procedendo alla suddivisione dei beni sulla base delle volontà testamentarie, offrendo un’esegesi fondata appunto sulla valutazione letterale della scheda, sulla scorta degli accorgimenti ermeneutici tradizionalmente utilizzati in giurisprudenza.

Quanto alla prova della proprietà, va osservato che ancorché la domanda proposta sia qualificabile in termini di rivendica, sia l’attrice che la convenuta vantano diritti sull’immobile oggetto di causa sulla base del medesimo titolo, che è costituito appunto dal testamento olografo di Vitruvio Sallustio, sicché correttamente la Corte di appello ha deciso la controversia basandosi su quella che ha reputato essere la corretta interpretazione del testamento che, lo si ribadisce, è il titolo di acquisto comune ad entrambi i contendenti. Risulta quindi evidente che la censura proposta dal ricorrente si risolva nella critica all’interpretazione delle volontà testamentarie come effettuata dalla sentenza gravata, critica che però non appare suscettibile di accoglimento.

A tal fine bisogna innanzitutto ricordare che è consolidato orientamento della Suprema Corte quello secondo cui, “nell’interpretazione del testamento, il giudice di merito, mediante un apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se congruamente motivato, deve accertare, in conformità al principio enunciato dall’art. 1362 c.c., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, valutando congiuntamente l’elemento letterale e quello logico ed in omaggio al canone di conservazione del testamento” (Corte di cassazione, n. 24163/2013; n. 23278/2013).

A tali criteri, a detta del Collegio, si è indubbiamente conformata la decisione impugnata che partendo dal testo letterale del testamento ne ha offerto una lettura che tiene conto della peculiare conformazione dei luoghi, e che si confronta anche con la cultura, la mentalità, l’ambiente di vita del testore, evidenziando quindi che la preposizione “con” riferita al frantoio (trapete) mirasse ad assicurare che l’intero piano adibito alla lavorazione delle olive in vista della produzione dell’olio fosse riservato ad Ascanio (e quindi tutti e cinque i locali posti al livello sottostante la strada), dovendosi quindi escludere che l’espressione terraneo (piano terano) fosse invece riferibile al livello superiore, e ciò anche in ragione del fatto che su tale livello si apriva anche il portone che invece consente di accedere ai livelli superiori, pacificamente attribuiti alla Scarpa, essendo corrispondente al reale volere del de cuius assicurare che l’accesso alla casa di via Roma potesse avvenire tramite il portone principale, da intendersi incluso tra i beni assegnati alla legataria.

Trattasi all’evidenza di interpretazione che si connota come logica e coerente e che non può essere tacciata di implausibilità, risolvendosi quindi il motivo di ricorso nella non consentita aspirazione ad ottenere da parte di questa Corte un’alternativa ricostruzione della volontà testamentaria in contrasto con quella alla quale, nell’adempimento del compito riservatogli dal legislatore, è pervenuto invece il giudice di appello.

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 30 settembre 2020, n. 20899

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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