Imposta di successione: quote dei fondi di investimento imponibili per la maggiorazione del 10%

Le quote dei fondi di investimento mobiliare non rientrano nella nozione di “denaro gioielli e mobilia” di cui all’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 346 del 1990, sicché esse concorrono, analogamente agli altri beni dell’attivo ereditario, nella determinazione della base di calcolo della ulteriore percentuale del 10% prevista dalla suindicata disposizione.

 

Il principio di diritto è stato affermato dalla Corte di cassazione, Sezione V Civile, con l’ordinanza del 14 ottobre 2020, n. 22181, mediante la quale ha accolto il ricorso, cassato la decisione impugnata e decidendo nel merito ha rigettato il ricorso del contribuente.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con la con sentenza n. 3299/13/2014, accoglieva parzialmente l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza n. 259/43/2013 della CTP di Milano, con compensazione delle spese di lite.

Il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione di un avviso di liquidazione dell’imposta di successione relativa alla dichiarazione di successione integrativa, presentata nel 2010 da Caio Sallustio, quale erede universale di Mevia Bruto, avente ad oggetto fondi di investimento detenuti presso una banca di Lugano per un importo di euro 110.396.478,00, che seguiva una prima dichiarazione presentata in data 23-6-2010 per un valore di euro 7.258.127,77 relativo ad immobili, conti correnti e libretti di risparmio.

Il ricorrente aveva contestato l’applicazione da parte dell’Ufficio, per entrambe le dichiarazioni, della maggiorazione del 10% di cui all’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 346 del 1990, avendo egli già dichiarato un valore di beni mobili superiore a quello presumibile.

La CTP aveva accolto integralmente il ricorso, sul presupposto che la maggiorazione non fosse applicabile sui valori pari a denaro, gioielli e mobilia autonomamente dichiarati.

Avverso la sentenza di appello, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo l’Agenzia ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli artt. 9, comma 2, e 16 del d.lgs. n. 346 del 1990, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., rilevando che le quote di un fondo comune di investimento non rientrano nella nozione di “denaro, gioielli e mobilia” oggetto di presunzione e che pertanto le stesse concorrono, come gli altri beni ereditari, alla formazione della base di calcolo su cui viene applicata la ulteriore percentuale di maggiorazione.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 22181 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso, cassato la decisione impugnata e decidendo nel merito ha rigettato il ricorso del contribuente.

La motivazione

La questione controversa è se le quote di un fondo comune di investimento siano assimilabili al “denaro, gioielli e mobilia” oggetto della presunzione di cui all’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 346 del 1990; in caso di risposta affermativa tali quote, se dichiarate andrebbe espunte dalla base di calcolo della percentuale di maggiorazione del 10% applicata in virtù della norma suindicata, in caso di risposta negativa andrebbero a concorrere, come tutti gli altri beni, alla determinazione dell’asse imponibile su cui calcolare la maggiorazione.

Il Collegio, sul punto, ha ritenuto che tale questione vada risolta nel senso della non assimilabilità.

Giova qui premettere che ai fini fiscali l’attivo ereditario è costituito da tutti i beni e i diritti che formano oggetto della successione, esclusi quelli specificamente esentati dall’imposta, l’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 346 del 1990 stabilisce che denaro, gioielli e mobilia si presumono compresi nell’attivo “per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore” e che tale presunzione non si applica (“salvo che”) se l’esistenza di detti beni risulti, per un importo diverso (dal 10%, dell’asse), da inventario analitico redatto a norma dell’art. 769 c.p.c. e seguenti.

Secondo un orientamento della Suprema Corte, mai disatteso, l’articolo “deve essere interpretato nel senso che il valore presunto di tali beni comprenda anche quanto eventualmente dichiarato dal contribuente, con la conseguenza che è illegittima la pretesa del fisco di calcolare la percentuale presuntiva del dieci per cento sull’attivo ereditario, dopo avere aggiunto il valore dichiarato dall’erede per denaro, gioielli e mobilia. In presenza, pertanto, di un valore dichiarato inferiore a quello presunto, l’imposta principale di successione deve essere sempre calcolata, per quanto riguarda i beni mobili, sul valore presunto, mentre l’imposta complementare deve essere liquidata sulla differenza tra valore presunto e quello dichiarato.” (vedi Corte di cassazione, n. 4751 del 2008 e Corte di cassazione, n. 31806 del 2019), con la conseguenza che nell’ipotesi in cui il valore dichiarato di beni mobili oggetto di presunzione sia superiore a quello presunto nulla è dovuto a titolo di maggiorazione.

Nel caso in esame risulta incontestato in fatto che le quote di fondi di investimento dichiarate abbiano un valore di gran lunga superiore alla percentuale del 10% dell’imponibile netto del restante asse ereditario, per cui non si discute se a fronte di una dichiarazione per un valore inferiore a quello presunto, l’aumento presuntivo di un decimo debba essere calcolato al netto, ovvero al lordo, del valore dichiarato di tali beni, ma è controverso se le quote suddette rientrino o meno nei beni mobili oggetto di presunzione.

In conclusione il Collegio ha affermato il seguente principio di diritto:

«le quote dei fondi di investimento mobiliare non rientrano nella nozione di “denaro gioielli e mobilia” di cui all’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 346 del 1990, sicché esse concorrono, analogamente agli altri beni dell’attivo ereditario, nella determinazione della base di calcolo della ulteriore percentuale del 10% prevista dalla suindicata disposizione».

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione V Civile, ordinanza del 14 ottobre 2020, n. 22181

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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