Impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale: la prova a carico del debitore opponente

Il vincolo di inespropriabilità ex art. 170 c.c. deve essere contemperato con l’esigenza di tutela dell’affidamento dei creditori. Atteso che la prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, ove venga proposta opposizione ex art. 615 c.p.c. per contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente ma anche che il suo debito verso quest’ultimo è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Il principio di diritto è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione 3 Civile, con l’ordinanza del 8 febbraio 2021, n. 2904, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Ancona.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dalla decisione della Corte d’Appello di Ancona la quale, con la sentenza n. 242 del 2017, ha respinto i gravami interposti da Gaio Pompeo -in via principale- e da Viola Pompilio -in via incidentale- in relazione alla pronunzia del Tribunale di Pesaro del 2012, di rigetto dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. proposta nell’ambito della procedura esecutiva promossa dalla Banca S.p.a. avente ad oggetto il compendio immobiliare costituito da appartamento sito in Pesaro e dal relativo garage, stante la ravvisata inopponibilità alla creditrice procedente del relativo conferimento in fondo patrimoniale, e comunque l’inefficacia ex art. 2901 codice civile.

Avverso la suindicata pronunzia della Corte d’appello Caio Pompeo ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

I motivi di ricorso

Il ricorrente con il secondo motivo ha denunziato la violazione e falsa applicazione dell’art. 170 c.c.. in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 3 c.p.c.

Ha lamentato che, nel ribadire che «l’onere probatorio è in capo al debitore che invochi l’applicabilità dell’art. 170 c.c., il quale deve dimostrare che il debito sorto è estraneo ai bisogni della famiglia e che il creditore è consapevole di tale estraneità», la Corte d’appello abbia nella specie ravvisato la pignorabilità dei beni in virtù dell’essere stato il debito contratto per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Ha lamentato che «non tutti i debiti che sorgono in capo al pater familias che abbia una partecipazione sociale, automaticamente hanno una matrice familiare- e certamente il fatto che … fosse socio della Hacca S.r.l. non può conferire l’automatismo voluto dalla Corte», avendo la Corte d’appello erroneamente tratto tale conclusione in via presuntiva laddove nella specie trattasi di mera fideiussione “improvvidamente prestata ad un amico”.

Ha lamentato, inoltre, che non era stata “in alcun modo fornita la prova che il fatto generatore dell’obbligazione, contratta … rilasciando una fideiussione, si dovesse rinvenire nello scopo di soddisfare i bisogni della famiglia”, e che per converso l’attenta verifica … delle pretese creditorie azionate in via monitoria dalla Banca S.p.a. …chiarisce inequivocabilmente che la creditrice procedente non poteva ignorare, e non lo può tuttora, che il debito contratto da Pompeo in forza della garanzia fideiussoria prestata a favore della società – Hacca non poteva avere nulla a che vedere, neppure ipoteticamente, con i bisogni della famiglia dell’istante, con le esigenze di pieno mantenimento della stessa e con le necessità dell’armonico sviluppo della famiglia.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 2904 del 2021, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso, cassando con rinvio la decisione della Corte d’appello di Ancona.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha osservato che il fondo patrimoniale indica la costituzione su determinati beni (immobili o mobili registrati o titoli di credito) da parte di uno o di entrambi i coniugi (o anche di un terzo ), con convenzione matrimoniale assoggettata ad oneri formali (art. 167, 1° co., c.c.) e pubblicitari (artt. 162. 4° co., c.c., e 69 d.p.r. n. 396 del 2000) (v. Corte di cassazione, 8/10/2008, n. 24798; Cfr. altresì Corte di cassazione, 27/11/2012, n. 20995), di un vincolo di destinazione (art. 169 c.c.) al soddisfacimento dei bisogni della famiglia (art. 170 c.c.).

Indica altresì il relativo regime di cogestione da parte dei coniugi (artt. 167 ss. C.C.). Il vincolo di destinazione impresso ai beni comporta che essi non siano aggredibili per debiti che i creditori conoscevano essere stati contratti per bisogni estranei alla famiglia (art. 170 c.c.).

A tale stregua, il detto vincolo limita l’aggredibilità dei beni conferiti solamente alla ricorrenza di determinate condizioni (art. 170 c.c.), rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito, conseguentemente riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti in violazione dell’art. 2740 c.c., che impone al debitore di rispondere con tutti i suoi beni dell’adempimento delle obbligazioni, a prescindere dalla relativa fonte (v. Corte di cassazione, 7/10/2008, n. 24757; Corte di cassazione, 7/1/2007, n. 966).

Come la Suprema Corte ha già avuto modo di affermare, la costituzione del fondo patrimoniale può essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. (v. Corte di cassazione, 7/3/2005, n. 4933) mezzo di tutela del creditore rispetto agli atti del debitore di disposizione del proprio patrimonio, poiché con l’azione revocatoria ordinaria viene rimossa, a vantaggio dei creditori, la limitazione alle azioni esecutive che l’art. 170 c.c. circoscrive ai debiti contratti per i bisogni della famiglia (v. Corte di cassazione, 7/7/2007. n. 15310), sempre che ricorrano le condizioni di cui all’art. 2901 . 1° co. n. 1, c.c. (v. Corte di cassazione, 17/6/1999, n. 6017, e, conformemente, Corte di cassazione, 7/10/2008, n. 24757), senza alcun discrimine circa lo scopo ulteriore da quest’ultimo avuto di mira nel compimento dell’atto dispositivo (a tale stregua considerandosi soggetti all’azione revocatoria anche gli «atti aventi un profondo valore etico e morale», come ad es. il trasferimento della proprietà di un bene effettuato a seguito della separazione personale per adempiere al proprio obbligo di mantenimento nei confronti dei figli e del coniuge, in favore di quest’ultimo: in tali termini v. Corte di cassazione, 26/7/2005, n.15603), per la sussistenza del consilium fraudis essendo in particolare sufficiente, nel caso in cui la costituzione sia avvenuta anteriormente al sorgere del debito, la consapevolezza da parte dei debitori del pregiudizio che mediante l’atto di disposizione venga in concreto arrecato alle ragioni del creditore.

Atteso che l’art. 170 c.c. disciplina l’efficacia sui beni del fondo patrimoniale di titoli che possono giustificare l’esecuzione su di essi (v. Cass., 5/3/2013, n. 5385 ), il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura –ex contractu o ex delicto– delle obbligazioni (v. Corte di cassazione, 26/7/2005, n. 15603; Corte di cassazione, 18/7/2003, n. 11230), ma nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia (da ultimo, Corte di cassazione, 19/6/2018, n. 16176. Cfr. altresì Corte di cassazione, 7/7/2009, n. 15862).

A tale stregua, delle obbligazioni assunte, anche anteriormente alla costituzione del fondo (v. Cass., 9/4/1996, n. 3251), per bisogni estranei alla famiglia, i beni vincolati in fondo patrimoniale non rispondono.

La Cassazione ha posto, d’altro canto, in rilievo che i bisogni della famiglia sono da intendersi non in senso restrittivo, come riferentesi cioè alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì (analogamente a quanto, prima della riforma di cui alla richiamata legge n. 151 del 1975, avveniva per i frutti dei beni dotali) nel senso di ricomprendere in detti bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi (v. Corte di cassazione, 7/1/1984, n. 134 ).

In altri termini, i bisogni della famiglia debbono essere intesi in senso lato, non limitatamente cioè alle necessità c.d. essenziali o indispensabili della famiglia ma avendo più ampiamente riguardo a quanto necessario e funzionale allo svolgimento e allo sviluppo della vita familiare secondo il relativo indirizzo, e al miglioramento del benessere ( anche ) economico della famiglia (cfr. Corte di cassazione, 19/2/2013, n. 4011), concordato ed attuato dai coniugi ( cfr. Corte di cassazione, 23/8/2018, n. 20998: Corte di cassazione, 19/2/2013, n. 4011; Corte di cassazione, 5/3/2013, n. 5385).

Con particolare riferimento ai debiti derivanti dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, anche se la circostanza che il debito sia sorto nell’ambito dell’impresa o dell’attività professionale non è di per sé idonea ad escludere in termini assoluti che esso sia stato contratto per soddisfare i bisogni della famiglia (v. Corte di cassazione, 26/3/2014, n. 15886; Corte di cassazione, 7/7/2009, n. 15862 ), risponde invero a nozione di comune esperienza che le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale abbiano uno scopo normalmente estraneo ai bisogni della famiglia (cfr. Corte di cassazione, 31/5/2006, n. 12998, ove si è sottolineato come la finalità di sopperire ai bisogni della famiglia non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa).

E’ pertanto necessario l’accertamento da parte del giudice di merito della relazione sussistente tra il fatto generatore del debito e i bisogni della famiglia in senso ampio intesi (v. Corte di cassazione, 24/2/2015, n. 3738), avuto riguardo alle specifiche circostanze del caso concreto.

Il vincolo di inespropriabilità ex art. 170 c.c. deve essere contemperato con l’esigenza di tutela dell’affidamento dei creditori.

Atteso che la prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, ove come nella specie venga proposta opposizione ex art. 615 c.p.c. per contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente ma anche che il suo debito verso quest’ultimo è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia (cfr. Corte di cassazione, 29/1/2016, n. 1652; Corte di cassazione, 19/2/2013, n. 4011; Corte di cassazione, 5/3/2013, n. 5385).

Poiché il vincolo de quo opera esclusivamente nei confronti dei creditori consapevoli che l’obbligazione è stata contratta non già per far fronte ai bisogni della famiglia ma per altra e diversa finalità alla famiglia estranea, si è sottolineato come tale consapevolezza debba sussistere al momento del perfezionamento dell’atto da cui deriva l’obbligazione.

La prova dell’estraneità e della consapevolezza in argomento può essere peraltro fornita anche per presunzioni semplici (v. Corte di cassazione, 17/1/2007, n. 966; e, conformemente, Corte di cassazione, 8/8/2007. n. 17418. Con riferimento alla prova della consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi dei creditori quale condizione per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria, cfr. Corte di cassazione, 11/2/2005. n. 2748).

E’ pertanto sufficiente provare che lo scopo dell’obbligazione apparisse al momento della relativa assunzione come estraneo ai bisogni della famiglia.

Orbene, i suindicati principi sono stati disattesi dalla Corte d’appello nell’impugnata sentenza. In particolare, ha fatto rilevare il Collegio, non è dato invero evincere su quali basi e con quali argomentazioni la Corte di appello abbia evinto che la stipulazione delle fideiussioni sia stata dall’odierno ricorrente nella specie operata non già quale atto di esercizio della propria attività imprenditoriale volto a garantire la Banca in ordine agli affidamenti concessi funzionali allo svolgimento dell’attività della società ( di cui era socio ), quanto bensì per sopperire ai bisogni della famiglia.

Non risulta infatti dalla Corte di merito fornita indicazione alcuna circa gli elementi o indizi deponenti nel senso dell’essere stata la stipulazione delle fideiussioni de quibus direttamente ed automaticamente volta anziché a favorire lo svolgimento dell’attività societaria al soddisfacimento viceversa dei bisogni della propria famiglia.

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 3 Civile, ordinanza del 8 febbraio 2021, n. 2904

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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