Il Diritto al nome

Punto  di Diritto è lieto di ospitare i contributi della dott.ssa Mariella Romano (mediatrice familiare e dei conflitti in famiglia) e della sua “rubrica di approfondimento di diritto minorile”, la quale in questo ulteriore contributo – nel merito de: “Dal privilegio di essere Bambini, al Diritto della persona di minore età. Dalla Convenzione di New York alla Carta di Milano” – si sofferma su “Il diritto al nome”.

L’ambito di applicazione dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Collocato all’interno dei diritti della personalità, più generale nella problematica della libertà individuale e degli strumenti giuridici di tutela della persona: il diritto al nome è il segno che identifica ogni persona e che permette di riferire ad essa atti e vicende personali, anche qualora fosse assente. L’ordinamento giuridico attribuisce le regole secondo cui ogni individuo sin dalla nascita oltre ad acquisire la capacità giuridica, insita nell’art. 1 c.c., deve essere identificato attraverso un nome.

Seppur il codice civile non fornisce una nozione del nome all’art. 6, comma 2°, c.c., si evince che “ogni persona è identificata con un nome, che consta del nome in senso stretto, o prenome e del cognome”. Il nome di cui si occupa il diritto civile è soltanto uno dei possibili mezzi di identificazione della persona, o meglio, rappresenta il segno distintivo principale, idoneo a connotare il soggetto nei rapporti civili e sociali.

Il diritto al nome è circoscritto all’interno di quella vasta gamma di diritti che attengono all’identità personale. E’, dunque, uno “strumento identificativo della persona e, in quanto tale, costituisce parte essenziale e irrinunciabile della personalità, quale primo e più immediato elemento dell’identità personale”.

I diritti della personalità identificano situazioni giuridiche soggettive inalienabili e imprescrittibili. Il diritto all’identità personale, all’onore e alla reputazione, all’identità sessuale, all’integrità fisica, al nome e allo pseudonimo ed altri ancora rientrano nella categoria dei diritti della personalità.

L’approccio della Corte Europea dei diritti dell’uomo al diritto al nome insito nei diritti della personalità ha carattere estensivo.

La stessa ha più volte sottolineato l’esistenza di numerosi diritti della personalità attraverso una interpretazione estensiva dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Rientrano, nella nozione di vita privata le problematiche relative al diritto al nome, al transessualismo e alla vita sessuale, alla tutela dell’integrità fisica, alle immissioni e alla tutela della salute collettiva, alla tutela del domicilio e della corrispondenza, al trattamento dei dati personali e alle intercettazioni telefoniche.

Il diritto al nome rappresenta un diritto fondamentale della persona nell’ordinamento internazionale ove risulta essere oggetto di protezione da parte di alcuni strumenti di tutela dei diritti fondamentali. In primis tali strumenti riconoscono i diritti di ogni persona a vedersi attribuito un nome e a poter preservare la propria identità cosi costituita attraverso esso.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha costantemente riconosciuto l’esistenza di un interesse pubblico e sociale alla regolamentazione dell’uso di prenomi e cognomi e ha evidenziato la mancanza di consensus in materia civile oltre che il largo apprezzamento di cui godono le autorità nazionali sul tema.

Tale constatazione ha portato la Corte a considerare legittime le restrizioni poste dalle legislazioni nazionali in materia di attribuzione, cambiamento, conservazione dei nomi e a concentrare il proprio sindacato sulla proporzionalità delle misure. Il riconoscimento di questo nuovo diritto costituisce un esempio di interpretazione della Convenzione secondo il metodo evolutivo.

Il testo dell’art. 8 della Convenzione non contiene un espresso riferimento al diritto al nome. Il riconoscimento del diritto al rispetto della vita e dell’identità sessuale rappresenta un’interpretazione della Convenzione dello stesso che tiene conto dei mutamenti sociali. Il diritto al nome costituisce una componente di un diritto più ampio quale, il diritto all’identità personale.

La giurisprudenza della Corte non ha mai definito, esaustivamente, cosa si intendesse per identità personale, seppur nel corso degli anni si è sviluppato un elenco di diritti insiti in tale concetto. Mentre questi diritti attengono alla tutela della personalità dell’interessato, il diritto al nome è stato definito, dalla Corte di Strasburgo, come un diritto a conservare un segno che identifica l’individuo nel contesto sociale in cui vive. Si tratta di un diritto che fuoriesce dalla sfera strettamente individuale per porsi in una dimensione relazionale.

 

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