Esecuzioni immobiliari: il pignoramento, vizi di nullità e rimedi processuali

Le situazioni invalidanti, all’esito della fase di ordinanza di autorizzazione della vendita, sono ancora suscettibili di rilievo mediante opposizione agli atti esecutivi




In punto di diritto il vizio di nullità assoluta del pignoramento attiene ad un atto del processo, e non al diritto di azione, sicché anche quando si assuma che esso rende assolutamente incerto il bene pignorato e quindi l’atto inidoneo a far pervenire il processo esecutivo al suo scopo con l’espropriazione del bene, il giudizio di opposizione nel quale si dibatte di tale vizio è soggetto alla disciplina dell’opposizione agli atti esecutivi


Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 15 settembre 2017, n. 21379, mediante la quale ha rigettato il ricorso e cassata senza rinvio dandosi dato atto del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte di Appello di Cagliari, con sentenza n. 4XX/2016, si è pronunciata sull’appello proposto da TIZIO avverso la sentenza del Tribunale di Cagliari che aveva rigettato l’opposizione dallo stesso avanzata per fare dichiarare la nullità di diversi pignoramenti trascritti nei suoi confronti.

Tanto in quanto il primo giudice aveva ritenuto infondato il motivo di opposizione col quale tizio aveva sostenuto che gli atti di pignoramento non consentivano l’individuazione della reale natura e consistenza dei beni assoggettati a vincolo.

Avverso la detta sentenza Tizio propone ricorso affidato a nove motivi.

I motivi di ricorso

Il ricorrente ha riproposto quanto già sostenuto con l’atto di opposizione depositato nelle procedure esecutive immobiliari riunite, pendenti nei suoi confronti, e in particolare la «nullità assoluta dei pignoramenti del 1985, 1987 e del 1994 relativamente agli immobili censiti al foglio 23 mapp.li 299 e 157», per violazione del combinato disposto degli artt. 555 e 2826 cod. civ..

Nel processo di merito Tizio ha concluso, oltre che per la dichiarazione di estinzione del processo esecutivo per mancato deposito della documentazione ipocatastale, per l’accertamento e la dichiarazione di nullità dei pignoramenti.

Considerazioni (brevi) sul pignoramento

Il pignoramento avente ad oggetto un diritto reale su un bene immobile si definisce come una fattispecie complessa a formazione progressiva che contempla, quali elementi strutturali, le attività, differenti per funzioni ma tra di loro complementari, della notificazione dell’atto al debitore esecutato e della sua trascrizione nei registri immobiliari, quest’ultima condizione di efficacia nei confronti dei terzi (preordinata alla opponibilità ad essi della vendita o dell’assegnazione) ma anche presupposto imprescindibile per la messa in vendita del bene.

Pertanto, possibili invalidità del pignoramento scaturiscono da errori nella direzione soggettiva dell’atto oppure sui requisiti di contenuto – forma di individuazione della res staggita: si tratta di elementi essenziali per la funzionalità e il raggiungimento dei fini istituzionali dell’espropriazione forzata, la cui esistenza, al pari delle condizioni dell’azione esecutiva e dei presupposti processuali, è oggetto della verifica officiosa ad opera del giudice dell’esecuzione.

Sotto il profilo oggettivo, la compiuta identificazione del bene staggito secondo i canoni prescritti dall’art. 555 c.p.c., teleologicamente orientati a consentire la successiva circolazione del diritto secondo le regole della pubblicità immobiliare, è quindi requisito imprescindibile dell’atto di pignoramento.

Nella ricostruzione ermeneutica della sequenza delle attività contemplate dall’art. 555 c.p.c. , per cui «il pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto»), configura i due adempimenti della notificazione e della trascrizione come elementi strutturali di una fattispecie a formazione progressiva, differenziando le funzioni assolte da ciascuno di essi.

In dettaglio, la notificazione al debitore esecutato – con la ingiunzione ai sensi dell’art. 492 c.p.c. in esso contenuta – è l’atto di inizio del processo esecutivo, necessario e sufficiente per la produzione di effetti autonomamente rilevanti (imprimere il vincolo di indisponibilità sul bene, costituire il debitore custode ex lege dello stesso).

La trascrizione nei registri immobiliari ha, invece, la funzione di completare e perfezionare il pignoramento, determinando effetti di natura sostanziale, quale condizione di efficacia dell’atto nei confronti dei terzi (oltre che di pubblicità notizia nei riguardi dei creditori concorrenti) ma anche di natura processuale, ponendosi come presupposto imprescindibile perché l’esecuzione si svolga e raggiunga il suo esito fisiologico, talché, in caso di mancanza o di inefficacia della trascrizione, il giudice non può dare seguito ad un’istanza di vendita del bene.

In tema di pignoramento, elemento essenziale per la funzionalità stessa del processo esecutivo, è la compiuta e certa identificazione del bene staggito al fine di garantirne la successiva circolazione: in virtù di ciò si è ritenuto sussistere nullità del pignoramento di beni appartenenti solo in quota all’esecutato ove nel relativo atto, non sia indicata la misura di quest’ultima, dovendosi tuttavia escludere qualsivoglia vizio inficiante qualora la misura della quota dell’esecutato si ricavi univocamente dalla nota di trascrizione, avuto riguardo alla reciproca integrazione tra i due atti e del generale principio di conservazione degli atti del processo.

Come è noto, compete al giudice dell’esecuzione il potere-dovere di verificare, mediante l’esame della documentazione ipocatastale ex art. 567 c.p.c., la titolarità in capo al debitore esecutato del diritto (di proprietà o diritto reale minore) pignorato sul bene immobile, verifica di natura formale basata su indici di appartenenza del bene desumibili dalle risultanze dei registri immobiliari e consistente nell’accertamento della esistenza di una trascrizione di un titolo d’acquisto a favore del debitore esecutato e della inesistenza di trascrizioni a carico dello stesso debitore relative ad atti di disposizione del bene precedenti la trascrizione dell’atto di pignoramento (in tal senso anche Corte di Cassazione, Sezione III, n. 11638/2014)

L’accertamento, a seguito di detta verifica, di una estensione del diritto nella titolarità del debitore di contenuto minore rispetto a quanto prospettato nel pignoramento (definibile, quindi, in eccesso), non inficia l’espropriazione: per il principio di conservazione degli atti processuali, il pignoramento resta valido ed efficace limitatamente al diritto nella minore estensione o quota di cui l’esecutato sia titolare, alla duplice condizione che non si dia luogo alla costituzione di nuovi diritti (in precedenza inesistenti) sul bene staggito e che il creditore, annettendo espressamente carattere di inscindibilità al diritto pignorato, insista sulla vendita del diritto sul bene come da lui erroneamente individuato e non di altro o minore (Corte di Cassazione, Sez. III, n. 06833/2015).

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 21379/2017 ha ritenuto il ricorso non fondato e lo ha rigettato rilevando, altresì, che l’appello del merito non poteva essere proposto.

Sui punti oggetto di contestazione, la Suprema Corte precisa che riguardo alla qualificazione dell’azione, si rileva che il vizio dedotto dall’opponente, attenendo alla validità dell’atto di pignoramento, è deducibile con opposizione agli atti esecutivi, dovendo essere così qualificata qualsivoglia ragione di opposizione che riguardi la regolarità formale degli atti esecutivi.

L’atto di pignoramento è, appunto, un atto esecutivo e la deduzione con la quale si assuma che lo stesso è nullo per mancata od incompleta identificazione del bene pignorato attiene alla sua regolarità formale, quindi, la deduzione di questo vizio non concerne il diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata (nella cui contestazione si sostanzia invece l’opposizione all’esecuzione).

Pertanto, sebbene si ritenga che la mancata od incompleta identificazione del bene pignorato, ove ne comporti l’incertezza assoluta, renda del tutto inidoneo allo scopo l’atto di pignoramento, la conseguenza è soltanto che la relativa deduzione non è soggetta al termine di venti giorni di cui al citato art. 617 cod. proc. civ. decorrente dalla data della notificazione dell’atto, potendo il vizio essere rilevato fino a che non risulti che la vendita sia stata comunque possibile.

Trova applicazione il principio espresso già da Corte di Cassazione, S.U. n. 11178/1995 secondo cui «il processo esecutivo si presenta strutturato non già come una sequenza continua di atti ordinati ad un unico provvedimento finale – secondo lo schema proprio del processo di cognizione – bensì come una successione di sub procedimenti, cioè in una serie autonoma di atti ordinati a distinti provvedimenti successivi.

Tale autonomia di ciascuna fase rispetto a quella precedente comporta che le situazioni invalidanti, che si producano nella fase che è conclusa dalla ordinanza di autorizzazione della vendita, sono suscettibili di rilievo nel corso ulteriore del processo – mediante opposizione agli atti esecutivi proponibile anche dopo che detta ordinanza è stata pronunciata o d’ufficio dal giudice dell’esecuzione, in deroga all’espresso dettato dell’art. 569 cod. proc. civ. – solo in quanto impediscano che il processo consegua il risultato che ne costituisce lo scopo, e cioè l’espropriazione del bene pignorato come mezzo per la soddisfazione dei creditori, mentre ogni altra situazione invalidante, di per sè non preclusiva del conseguimento dello scopo del processo, deve essere eccepita con opposizione agli atti esecutivi nei termini di decadenza disposti dal menzionato art. 569 cod. proc. civ.)».

Il regime processuale che consegue all’applicazione di questo principio non muta certo la natura dell’opposizione che resta un’opposizione agli atti esecutivi regolata dagli artt. 617 e 618 cod. proc. civ.; ciò che fa eccezione è soltanto la decorrenza del termine per proporre l’opposizione: questa è, infatti, proponibile avverso ogni atto successivo dell’esecuzione, in quanto il vizio è tale che non ammette sanatoria perché, in ipotesi, impedisce di pervenire alla vendita del bene, cioè all’esito fisiologico del processo esecutivo (cfr. Corte di Cassazione, n. 20814/2009);

Pertanto, conclude la Corte, il vizio di nullità assoluta del pignoramento attiene ad un atto del processo, e non al diritto di azione, sicché anche quando si assuma che esso rende assolutamente incerto il bene pignorato (e quindi l’atto inidoneo a far pervenire il processo esecutivo al suo scopo con l’espropriazione del bene), il giudizio di opposizione nel quale si dibatte di tale vizio è soggetto alla disciplina dell’opposizione agli atti esecutivi, fatta eccezione per la preclusione derivante dalla decorrenza del termine dell’art. 617 cod. proc. civile (da intendersi operante nei limiti fissati dalla sentenza a S.U. n. 11178/95, come sopra interpretata).

Orbene, l’appello avverso la sentenza pronunciata in seguito ad opposizione agli atti esecutivi è inammissibile ex art. 618 cod. proc. civ., e tale avrebbe dovuto essere dichiarato nel caso in esame, per cui va perciò dichiarato che l’appello non avrebbe potuto essere proposto e la sentenza d’appello va cassata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382, ult. comma, c.p.c., dandosi dato atto del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

In tema occorre segnalare che l’erronea indicazione, nell’atto di pignoramento e nella nota di trascrizione, dei dati identificativi dell’immobile staggito non è nemmeno sanabile mediante un pignoramento cd. “in rettifica”, dacché quest’ultimo, se eseguito mediante la rinnovazione delle attività di notifica e trascrizione, assume la valenza di un nuovo pignoramento, con effetti autonomi e non saldati al precedente, cioè a dire opponibile ai terzi dalla data di trascrizione del secondo atto notificato, con salvezza dei diritti acquistati dai terzi con atti trascritti medio tempore (Corte di Cassazione, Sez. III, n. 05780/2017).

Vai al testo integrale dell’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 15 settembre 2017, n. 21379 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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