Domanda dell’ex coniuge di simulazione soggettiva di contratto di compravendita: necessaria la prova della partecipazione del terzo

Allorché si deduca la simulazione relativa soggettiva di un contratto, la prova dell’accordo simulatorio deve avere necessariamente ad oggetto anche la partecipazione ad esso del terzo e, poiché nei contratti relativi a trasferimenti immobiliari la prova del contratto diverso da quello apparentemente voluto deve essere data mediante atto scritto, il documento contenente la controdichiarazione deve fornire idonea dimostrazione della partecipazione all’accordo simulatorio, nel senso sopra precisato, non solo dall’interponente e dell’interposto, ma anche del terzo contraente.

Il principio di diritto è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione 2 Civile, con l’ordinanza del 12 febbraio 2021, n. 3682, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Genova.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dalla decisione della Corte d’appello di Genova, sentenza n. 681 del 2015, la quale ha respinto l’appello di Mevia Catone avverso la decisione del Tribunale di Chiavari del 2005 e confermato il rigetto della domanda dalla stessa avanzata, nei confronti di Sempronio suo coniuge in regime di separazione dei beni, al fine di accertare la comproprietà tra le parti – derivante dalla simulazione per interposizione di persona o da negozio fiduciario – dell’appartamento con annessi appezzamenti di terreno da destinare a loro casa.

Mevia Catone ha sostenuto che nell’atto di compravendita del 1990 figurava come acquirente il solo ex marito per motivi fiscali pur provenendo il denaro per l’acquisto dal conto corrente cointestato ad entrambi.

Successivamente, in sede di separazione, tra i motivi di accordo Sempronio aveva riconosciuto la comproprietà dell’immobile anche in capo alla ex coniuge con impegno a procedere all’alienazione dello stesso e dividerne il ricavato.

La Corte d’appello aveva escluso che nella fattispecie fosse ravvisabile una interposizione fittizia di persona non essendo stata provata la partecipazione del terzo alienante all’accordo simulatorio e ha negato la sussistenza del collegamento fiduciario tra i due negozi

Avverso al decisione d’appello Mevia Catone ha proposto ricorso per la cassazione con atto articolato in tre motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato la nullità della sentenza per aver la Corte del merito fondato la propria decisione su di un errore, nonché la violazione e falsa applicazione degli articoli 1362 e 1371 del codice civile.

Con il terzo motivo la ricorrente ha denunciato ancora la violazione e falsa applicazione degli articoli 1362 e 1371 del codice civile non avendo la Corte d’appello valorizzato correttamente quanto emergente dagli atti di causa e dai documenti.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3682 del 2021, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato il ricorso.

Sui punti di doglianza il Collegio ha osservato che i giudici d’appello, uniformandosi alla giurisprudenza di legittimità, hanno dapprima negato la ravvisabilità, nel rapporto tra la compravendita del 1990 e la scrittura privata tra i coniugi del 2004, di una interposizione fittizia di persona che vedesse come acquirente anche Mevia catone oltre all’ex coniuge Sempronio, stante la mancata partecipazione del terzo alienante all’accordo simulatorio, nella specie in forma scritta ad substantiam, il quale avrebbe dovuto dare la propria consapevole adesione tra interponente e interposto (Corte di cassazione, Sezione 2 Civile, sentenza del 12 ottobre 2018, n. 25578).

In tale occasione la Cassazione ha avuto modo di precisare che nell’interposizione fittizia l’interposto figura soltanto apparentemente come parte del contratto, mentre gli effetti del negozio si producono in realtà in capo all’interponente (simulazione soggettiva); in tale forma di interposizione (in cui, appunto, la parte sostanziale del negozio differisce dalla parte apparente) implica – pacificamente – sempre un accordo simulatorio tra contraente apparente (o interposto), contraente effettivo (o interponente) e controparte (o terzo). Quindi, tale fattispecie rinviene il suo presupposto ineliminabile nella trilateralità di detto accordo.

Quindi, la partecipazione all’accordo simulatorio non può essere limitata solo all’interponente e all’interposto ma deve necessariamente coinvolgere anche il terzo contraente, nel senso che questi deve dare – contestualmente od anche successivamente alla formazione di quell’intesa, purché antecedentemente o contestualmente al negozio simulato – la propria espressa adesione all’intesa raggiunta dai primi due soggetti, giacché egli deve essere in tutto consapevole della funzione meramente figurativa del contraente apparente e deve manifestare la volontà di assumere, nella realtà, gli obblighi ed i diritti contrattuali nei confronti non dell’interposto bensì dell’interponente (v., tra le tante, Corte di cassazione, n. 3318/1973; Corte di cassazione, n. 2349/1990; Corte di cassazione, n. 7674/1996; n. 4911/1998, cit., e Corte di cassazione, n. 13261/1999).

Invero, laddove il terzo sia all’oscuro degli accordi intercorsi tra interponente ed interposto o, conoscendoli, non abbia ad essi prestato adesione (rendendone consapevolmente edotte entrambe le predette parti), il negozio posto in essere tra terzo ed interposto non è inficiato da alcun contrasto tra volontà e dichiarazione e gli effetti si verificano soltanto tra i soggetti che ad esso hanno formalmente preso parte.

Sulla base di queste premesse dogmatiche ne consegue che, allorché si deduca la simulazione relativa soggettiva di un contratto, la prova dell’accordo simulatorio deve avere necessariamente ad oggetto anche la partecipazione ad esso del terzo e, poiché nei contratti relativi a trasferimenti immobiliari la prova del contratto diverso da quello apparentemente voluto deve essere data (cfr., ex multis, Corte di cassazione, n. 17389/2011, ord., e Corte di cassazione, n. 7537/2017) mediante atto scritto (giusta il disposto dell’art. 1414 c.c. ed in virtù della limitazione di cui all’art. 2725 c.c.), il documento contenente la controdichiarazione deve fornire idonea dimostrazione della partecipazione all’accordo simulatorio, nel senso sopra precisato, non solo dall’interponente e dell’interposto, ma anche del terzo contraente.

Attesa l’essenzialità della partecipazione del terzo all’accordo – diversamente versandosi nella distinta ipotesi dell’interposizione reale – tale prova deve essere fornita, dunque, tanto nelle controversie insorte tra l’interponente e/o l’interposto ed il terzo, quanto nelle controversie che vedano i primi tra loro stessi contrapposti (eventualità, quest’ultima, venutasi invero a verificare nel caso di specie).

Infine, la Corte d’appello con apprezzamento di fatto rientrante tra le prerogative del giudice di merito, ha negato la sussistenza del collegamento fiduciario tra i due negozi. Tale apprezzamento si sottrae al sindacato invocato dalla ricorrente.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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