Domanda di accertamento tecnico preventivo rigettata? Condanna immediata alle spese

Le spese dell’accertamento tecnico preventivo, devono essere poste, a conclusione della procedura, a carico della parte richiedente, e saranno prese in considerazione, nel successivo giudizio di merito ove l’accertamento tecnico sarà acquisito, come spese giudiziali, da porre, salva l’ipotesi di compensazione, a carico del soccombente. Se, al contrario, il giudice rigetta la domanda di accertamento tecnico preventivo – come avvenuto nel caso in esame – per difetto dei relativi presupposti, trova applicazione la norma per cui, nei procedimenti cautelari, se l’ordinanza di rigetto è pronunciata prima dell’inizio della causa di merito, il giudice provvede definitivamente sulle spese del procedimento cautelare (art. 669 septies, comma 2°, c.p.c.), secondo i criteri previsti, in generale, dagli artt. 91 e 92 c.p.c., a partire dal principio di soccombenza.

 

Il principio è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 11 settembre 2020, n. 18918, mediante la quale ha dichiarato il ricorso inammissibile e confermato la decisione impugnata.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Ofelia Publio, in qualità di condomina dello stabile sito a Roma, via Fantasia 35, Palazzina B, facente parte di un complesso immobiliare costituito anche dalle Palazzine A e C, ha proposto, con ricorso depositato presso il Tribunale di Roma nel 2016, domanda di accertamento tecnico preventivo.

Si sono costituiti i Condomìni della Palazzina A e quello della Palazzina C, eccedendo l’inammissibilità del ricorso.

Autorizzata l’estensione del contraddittorio ai singoli condòmini delle Palazzine A, B e C, il tribunale, non ravvisando il necessario pericolo di dispersione della prova, con ordinanza del 2016, ha rigettato il ricorso ed ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore di ciascuno dei due Condomìni resistenti.

Bruto Cassio e altri condomini hanno proposto, a norma dell’art. 669 terdecies c.p.c., reclamo avverso tale ordinanza, chiedendo che, a parziale modifica della stessa, la ricorrente fosse condannata alla refusione delle spese sostenute dai reclamanti nel procedimento di accertamento tecnico preventivo, nel quale si erano costituiti.

Ofelia Publio ha resistito al reclamo e, a sua volta, ha proposto reclamo incidentale, chiedendo che fosse disposto l’invocato accertamento tecnico preventivo.

Il Tribunale ha rigettato il reclamo incidentale della Publio e, in accoglimento di quello principale, ha condannato la stessa al pagamento delle spese del procedimento di accertamento tecnico preventivo in favore dei reclamanti.

Il tribunale, in particolare, per quanto ancora rileva, dopo aver premesso che i reclamanti si erano costituiti nel procedimento di accertamento tecnico preventivo e che avevano eccepito l’inammissibilità del ricorso, ha ritenuto che, “quando un procedimento di accertamento tecnico preventivo si chiude, a seguito di specifica contestazione della controparte, con il rigetto della domanda, il giudice deve provvedere anche in ordine alla condanna alle spese per il principio della soccombenza, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., ovvero alla compensazione delle stesse, ricorrendone i presupposti di cui all’art. 92 c.p.c.”.

L’ordinanza impugnata, al contrario, ha osservato il tribunale, ha omesso di condannare la ricorrente al pagamento delle spese in favore dei reclamanti, pur se gli stessi erano risultati vittoriosi nel relativo procedimento.

Per la cassazione dell’ordinanza del Tribunale Ofelia Publio ha proposto ricorso articolato in unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo che ha articolato, la ricorrente, lamentando la nullità dell’ordinanza per violazione degli artt. 669 septies, 696 e 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c., ha censurato l’ordinanza impugnata nella parte in cui il Tribunale, in parziale accoglimento del reclamo proposto, l’ha condannata al pagamento delle spese di lite maturate nel procedimento di accertamento tecnico preventivo che la stessa aveva introdotto con ricorso del 2016.

A dire della ricorrente nel procedimento di accertamento tecnico preventivo, il giudice, una volta che ha nominato il consulente tecnico d’ufficio, non ha alcun potere di rigettare il ricorso e liquidare le spese processuali in favore della parte resistente.

A dire della ricorrente, il giudice, in effetti, esaurisce il suo potere di rigettare il ricorso e di liquidare le spese processuali in favore della parte resistente già a seguito della nomina del consulente tecnico d’ufficio e non, come invece ritenuto dal tribunale, solo all’esito dell’espletamento della consulenza tecnica.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata sentenza n. 18918 del 2020, ha ritenuto il ricorso inammissibile e lo ha rigettato.

La motivazione

Ha osservato il Collegio che secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, nel caso in cui venga adottata, in sede di accertamento tecnico preventivo, un’illegittima pronuncia sulla liquidazione delle relative spese, ci si viene a trovare in presenza di un provvedimento non previsto dalla legge di natura decisoria, destinato ad incidere su una posizione di diritto soggettivo della parte a carico della quale risulta assunto e dotato di carattere di definitività, contro cui non è dato alcun mezzo d’impugnazione, sicché avverso il medesimo ben può essere esperito il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (cfr. Corte di cassazione, n. 1273 del 2013; Corte di cassazione, n. 324 del 2017).

Il regolamento delle spese, in effetti, è ancorato alla valutazione della soccombenza, la quale, a sua volta, presuppone l’accertamento della fondatezza o meno della pretesa fatta valere dall’attore, che esula dalla funzione dell’accertamento tecnico preventivo e resta di esclusiva competenza del giudizio di merito.

Le spese dell’accertamento tecnico preventivo, quindi, dovranno essere poste, a conclusione della procedura, a carico della parte richiedente, e saranno prese in considerazione, nel successivo giudizio di merito ove l’accertamento tecnico sarà acquisito, come spese giudiziali, da porre, salva l’ipotesi di compensazione, a carico del soccombente.

Del resto, la funzione dell’accertamento tecnico preventivo si risolve, ordinariamente, nell’esigenza di preservare (in favore della parte istante) gli effetti di una prova, da assumere in via urgente, attinente ad uno stato dei luoghi o alla qualità o condizione di cose, da poter far valere, in un eventuale (e successivo) giudizio di merito, mentre nella fase relativa all’assunzione del mezzo di istruzione preventiva non si instaura propriamente un procedimento di tipo contenzioso, all’esito del quale deve trovare applicazione la disciplina delle spese processuali contemplata dagli artt. 91 e 92 c.p.c..

La Suprema Corte ha, peraltro, chiarito che il procedimento di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c., disciplinato dagli artt. 692 e ss. c.p.c., si conclude con il deposito della relazione di consulenza tecnica, cui segue la liquidazione del compenso al consulente nominato dal giudice, senza che possa essere adottato alcun altro provvedimento relativo al regolamento delle spese tra le parti, stante la mancanza dei presupposti sui quali il giudice deve necessariamente basare la propria statuizione in ordine alle spese ai sensi degli artt. 91 e 92 c.p.c.

Ne consegue che, laddove un provvedimento in ordine alla liquidazione di tali spese venga viceversa emesso, si è in presenza di un provvedimento di natura decisoria non previsto dalla legge (Corte di cassazione, n. 19498 del 2015, in motivazione; Corte di cassazione, n. 21756 del 2015; Corte di cassazione, n. 21888 del 2004).

Se, al contrario, il giudice rigetta la domanda di accertamento tecnico preventivo – come avvenuto nel caso in esame – per difetto dei relativi presupposti, trova applicazione la norma per cui, nei procedimenti cautelari, se l’ordinanza di rigetto è pronunciata prima dell’inizio della causa di merito, il giudice provvede definitivamente sulle spese del procedimento cautelare (art. 669 septies, comma 2°, c.p.c.), secondo i criteri previsti, in generale, dagli artt. 91 e 92 c.p.c., a partire dal principio di soccombenza.

In definitiva il Collegio ha ritenuto che l’ordinanza impugnata non si pone al di fuori dello schema legale delineato dalle norme innanzi menzionate e non è, quindi, suscettibile d’impugnazione attraverso il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Costituzione.

Il tribunale, infatti, ha rigettato la domanda di accertamento tecnico preventivo e condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali senza affidare alcune incarico di accertamento tecnico.

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione II Civile, sentenza del 11 settembre 2020, n. 18918

 

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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