Detrazione ICI abitazione principale solo se l’immobile è dimora abituale anche dei familiari del contribuente

In tema d’imposta comunale sugli immobili (ICI), ai fini della spettanza della detrazione prevista, per le abitazioni principali (per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica), dall’art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 (come modificato dall’art.1, comma 173, lett. b), della I. n. 296 del 2006, con decorrenza dall’uno gennaio 2007), occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo.

 

Il principio è stato richiamato dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 9 ottobre 2020, n. 21873, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della CTR della Puglia.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Commissione Tributaria Regionale della Puglia, aveva accolto l’appello di Mevia Zosimo in relazione ad avviso di accertamento per ICI non corrisposta, relativamente all’anno d’imposta 2009 per euro 993,00, trattandosi di “prima casa”, come tale ritenuta esente.

Avverso il predetto avviso di accertamento, la Zosimo aveva prima proposto ricorso alla CTP di Bari deducendone l’illegittimità, in quanto il Comune non aveva tenuto conto del fatto che lei e il coniuge, Alfio Catone, nel 2009, risiedevano in abitazioni distinte e che quella di Bari, presso cui la ricorrente aveva dimora abituale, costituiva abitazione principale, non tassabile ai sensi dell’art. 8 del D.Igs. n. 504/1992.

Il Comune, costituitosi in giudizio, deduceva la legittimità dell’avviso di accertamento, in quanto il marito della ricorrente aveva già usufruito dell’esenzione ICI per abitazione principale per altro immobile in Roma, presso cui aveva fissato la propria residenza, e quindi l’immobile di Bari non poteva essere esentato della tassazione ai fini ICI, mancando il requisito della convivenza dell’intero nucleo familiare.

Contro la sentenza della CTP di Bari, che aveva accolto il ricorso della contribuente, il Comune ha proposto appello.

La CTR, con la sentenza n. 1868/4/2018, confermando la decisione di primo grado, ha rigettato il ricorso del Comune, ritenendo erronea, per violazione dell’art. 8 del D.Igs 504/1992, la negazione al diritto all’esenzione ICI prima casa di un coniuge solo perché l’altro coniuge risiedeva in un diverso Comune.

Avverso la decisione d’appello il Comune ha proposto ricorso per la cassazione, articolando unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo si deduce la violazione dell’art. 8, comma 2, del D.Igs. n. 504/1992, ex art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 21873 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha osservato che ai sensi dell’art 8 comma II del d.lgs 504/1992, così come modificato dell’art. 1, comma 173, lett. b) della 1. n. 296/2006, con decorrenza dal 10 gennaio 2007 (primo anno delle annualità d’imposta oggetto di accertamento nella fattispecie in esame), perché possa farsi luogo alla detrazione d’imposta occorre che l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale del soggetto passivo «intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica».

Si precisa nell’ultimo periodo dell’art. 8 del citato decreto n. 504/1992 che «per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente […] e i suoi familiari dimorano abitualmente».

La norma richiede quindi il requisito della dimora e quello della residenza anagrafica, non solo del possessore dell’immobile ma anche del suo nucleo familiare.

Il concetto di «abitazione principale» richiama quello tradizionale di «residenza della famiglia».

Sul punto il Collegio ha, altresì, ribadito il principio consolidato enunciato dalla Suprema Corte secondo cui, «in tema d’imposta comunale sugli immobili (ICI), ai fini della spettanza della detrazione prevista, per le abitazioni principali (per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica), dall’art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 (come modificato dall’art.1, comma 173, lett. b), della I. n. 296 del 2006, con decorrenza dall’uno gennaio 2007), occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo» (Corte di cassazione 5314/2019; Corte di cassazione 15444/ 2017; Corte di cassazione 13062/2017; Corte di cassazione 14389/2010).

È stato altresì affermato che sussiste la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente (Corte di cassazione n. 4166/2020; cfr. Corte di cassazione n. 18096/2019).

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 9 ottobre 2020, n. 21873

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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