Danni da infiltrazioni d’acqua: condominio responsabile quale custode solo con la prova del nesso causale

La responsabilità del custode, ex art. 2051 cod. Civ., postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa. La norma non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente un impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità.

 

Il principio di diritto è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 9 novembre 2020, n. 25018, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione del Tribunale di Alessandria.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Torino, con ordinanza del 2015, ha dichiarato inammissibile l’appello della Kappa S.n.c. avverso la sentenza del Tribunale di Alessandria, con cui era stata respinta la domanda di risarcimento del danno da infiltrazioni di acqua e di umido proveniente dalle parti comuni del Condominio Giunone.

Secondo il giudice d’appello, l’impugnazione non aveva una ragionevole probabilità di accoglimento ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., poiché, discutendosi dei danni da infiltrazioni di umido provocate dalle parti condominiali, non vi era prova del nesso causale.

Difatti, nelle stesse allegazioni di parte attrice, l’origine del danno era stata ricondotta a fattori eziologici diversi, mentre neppure la prova testimoniale e l’accertamento tecnico svolto in corso di causa avevano consentito di individuare la provenienza delle infiltrazioni dalle parti condominiali.

Avverso la sentenza di primo grado e avverso l’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c. la Kappa snc ha proposto ricorso, articolato in unico motivo, illustrato con memoria.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo la ricorrente ha denunciato la violazione dell’art. 2051 c.c., ai sensi dell’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c., lamentando che la sentenza abbia ritenuto non dimostrato il nesso causale e la provenienza del danno dalle parti comuni dell’edificio, confondendo la prova del nesso eziologico tra la cosa in custodia e il pregiudizio lamentato, con la necessità di individuare specificamente anche la causa del danno stesso, la cui prova competeva al Condominio.

Secondo la parte ricorrente, la prova del nesso causale era stata comunque raggiunta, poiché il c.t.u. aveva elaborato una pluralità di ipotesi, ognuna delle quali comprovava la responsabilità del condominio (provenienza delle infiltrazioni dal sottosuolo comune, dalle pareti condominiali o provocate da un innalzamento della falda acquifera).

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 25018 del 2020, ha ritenuto il motivo inammissibile e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

A dire del Collegio il giudice del merito ha definito le questioni in diritto in modo conforme alla giurisprudenza di legittimità, senza che le deduzioni formulate in ricorso consentano di mutare orientamento.

L’art. 2051 c.c., nell’affermare la responsabilità del custode della cosa per i danni da questa cagionati, individua un criterio di imputazione che prescinde da qualunque connotato di colpa, operando sul piano oggettivo dell’accertamento del rapporto causale tra la cosa e l’evento dannoso (Corte di cassazione, 2477/2018).

Non assume rilievo, a tal fine, la condotta del custode e l’osservanza degli obblighi di vigilanza: tale responsabilità è quindi esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento (Corte di cassazione, 15383/2006; Corte di cassazione, 2563/2007).

Il criterio di imputazione della responsabilità ha – dunque – carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione – da parte dell’attore – del nesso eziologico tra la cosa in custodia ed il danno, mentre sul custode grava l’onere della prova liberatoria (Corte di cassazione, 27724/2018); Corte di cassazione, 12027/2017; Corte di cassazione, 7125/2013).

La responsabilità ex art. 2051 cod. Civ., ha proseguito il Collegio, postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa.

Detta norma non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente un impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità (tra le molte: Corte di cassazione, n. 15761/2016).

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 9 novembre 2020, n. 25018

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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