CTU svolta su copia fotostatica: no a eccezioni della parte che non ha prodotto l’originale

È precluso alla parte del processo nel corso del quale si sia svolta la perizia e che non abbia prodotto l’originale nonostante l’ordine di esibizione da parte del giudice, eccepire la nullità dell’elaborato peritale, trattandosi di una nullità relativa la cui denunzia è rimasta preclusa dall’avervi dato causa mediante il comportamento defensionale tenuto innanzi al giudice del merito.

 

È quanto ha stabilito la Corte di cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 30 settembre 2020, n. 20884, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Cagliari.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che gli eredi di Publio Pompeo citavano in giudizio Ascanio Bruto per accertare che la sottoscrizione apposta in calce ad una scrittura privata avente ad oggetto la compravendita di un terreno che Publio Pompeo avrebbe venduto, nel 1996, al convenuto Bruto non fosse attribuibile al medesimo P. Pompeo e di conseguenza per dichiarare la nullità della suddetta scrittura privata, quantomeno ai sensi dell’articolo 1418 cod. civ.

Il Tribunale di Lanusei, dopo aver espletato una consulenza tecnica d’ufficio, dichiarava inammissibile la domanda e compensava le spese del giudizio.

Gli eredi di Pompeo interponevano appello avverso la suddetta sentenza e la Corte d’Appello di Cagliari, con la sentenza n. 642 del 2016, in accoglimento dell’impugnazione e in totale riforma della sentenza impugnata, dichiarava che la sottoscrizione recante il nome di Publio Pompeo, presente in calce alla scrittura di compravendita avente ad oggetto gli appezzamenti di terreno sito in agro di Tortolì, catastalmente identificati non era stata apposta dal suindicato Publio Pompeo e che detta scrittura era nulla, ai sensi dell’art. 1418 c.c., in riferimento ai requisiti di cui all’articolo 1325, nn. 1 e 4, c.c.

Per quel che in questa sede rileva, la Corte d’Appello evidenziava che dalla consulenza tecnica era emersa la falsità della firma.

Secondo la Corte d’Appello il fatto che la consulenza non si fosse svolta sull’originale del documento ma su di una copia non rilevava, sia perché non era stata eccepita la nullità della medesima consulenza sia perché tale nullità, di carattere relativo, non era stata portata all’attenzione del giudice dell’appello neanche con la comparsa di costituzione del convenuto.

Inoltre, il convenuto non poteva dolersi di tale nullità in quanto non aveva provveduto a depositare l’originale di cui non aveva mai contestato il possesso e non aveva rispettato l’ordine di esibizione ex articolo 210 c.p.c.

Ascanio Bruto ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di due motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente con il primo motivo ha dedotto la violazione o falsa applicazione degli articoli 2702 c.c. e 342 c.p.c. sull’invalidità della perizia grafologica su copia fotostatica.

Secondo il ricorrente la Corte d’appello avrebbe violato l’articolo 2702 c.c. per aver erroneamente negato l’efficacia probatoria della scrittura privata, fondando il proprio convincimento sulla consulenza tecnica d’ufficio svolta nel primo grado di giudizio evidentemente nulla, giacché espletata su di una mera copia fotostatica anziché sull’originale.

Peraltro, il ricorrente aveva contestato da subito le risultanze della CTU, reiterando le proprie eccezioni anche in sede di comparsa conclusionale di primo grado, precisando che l’elaborato peritale del CTU era stato svolto su una fotocopia del documento di verifica, mentre la perizia grafologica deve svolgersi sul documento originale nella sua interezza.

Peraltro, sarebbe erronea anche l’affermazione della Corte d’Appello circa il fatto che Ascanio Bruto non poteva dolersi della suddetta nullità in quanto non aveva ottemperato all’ordine di esibizione depositando l’originale. Egli, infatti, non disponeva dell’originale della scrittura privata.

La decisione in sintesi

La corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 20884 del 2020, ha ritenuto il motivo inammissibile e ha rigettato il ricorso confermando la decisione impugnata.

La motivazione

Secondo la giurisprudenza della Corte, l’esame peritale condotto su copie fotografiche del documento o dei documenti assunti a comparazione è inattendibile (Corte di cassazione, n. 1831/2000).

Tuttavia, su colui che abbia disconosciuto la sottoscrizione in calce al documento invocato ex adverso incomba l’onere di dedurre che l’esame peritale si sia svolto su una mera copia del documento, e non sull’originale, e di aver sollevato la relativa eccezione di inutilizzabilità.

Tale principio deve combinarsi con quello secondo il quale “in tema di disciplina delle nullità processuali chi ha concorso a determinare la nullità non può rilevarla, se non quando si tratta di nullità rilevabile d’ufficio ex art.157, terzo comma, c.p.c.”.

La parte appellata si legge nella sentenza impugnata, non aveva mai contestato né anteriormente, né successivamente all’ordine di esibizione, ex art. 210 c.p.c. di essere in possesso dell’originale.

Il Collegio ha ritenuto, dunque, che debba farsi applicazione del seguente principio di diritto:

«è precluso alla parte del processo nel corso del quale si sia svolta la perizia e che non abbia prodotto l’originale nonostante l’ordine di esibizione da parte del giudice, eccepire la nullità dell’elaborato peritale, trattandosi di una nullità relativa (Corte di cassazione, n. 11434/2002 e n. 10394/1994; Corte di cassazione, Sez. I, Sentenza n. 6022 del 2007) la cui denunzia è rimasta preclusa dall’avervi dato causa mediante il comportamento defensionale tenuto innanzi al giudice del merito».

Peraltro, deve ribadirsi che: «La regola dettata dall’art. 157, comma 3, c.p.c., secondo cui la parte che ha determinato la nullità non può rilevarla, non opera quando si tratti di una nullità rilevabile anche d’ufficio, ma tale inoperatività è correlata alla durata del potere ufficioso del giudice, sicché una volta che quest’ultimo abbia deciso la causa omettendo di rilevare la nullità, la regola si riespande, con la conseguenza che la parte che vi ha dato causa con il suo comportamento, ed anche quella che, omettendo di rilevarla, abbia contribuito al permanere della stessa, non possono dedurla come motivo di nullità della sentenza, a meno che si tratti di una nullità per cui la legge prevede il rilievo officioso ad iniziativa del giudice anche nel grado di giudizio successivo» (Corte di cassazione, Sez. III, Sent. n. 21381 del 2018).

Infine, deve affermarsi anche che il convenuto che fonda il diritto preteso dall’attore su una scrittura privata che questi disconosce, ha l’onere di produrla in originale, o di chiedere al terzo depositario di produrla, ovvero di dimostrarne il contenuto, nei limiti in cui le prove sono ammissibili (per un caso simile vedi Corte di cassazione, Sez. II, Sentenza n. 1831 del 18/02/2000).

Sicché, nel resistere in giudizio, il convenuto Boero aveva l’onere di produrre la scrittura privata in originale, posto che come si è detto, non aveva contestato di esserne in possesso.

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 30 settembre 2020, n. 20884

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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