La comunione legale dei coniugi è “comunione senza quote”: effetti sull’esecuzione immobiliare per debiti di un solo coniuge

La natura di “comunione senza quote” della comunione legale dei coniugi comporta che l’espropriazione per crediti personali di uno solo di essi di uno o più beni in comunione abbia ad oggetto la res nella sua interezza, e non per la metà o per una quota, con la conseguenza che, in ipotesi di divisione, è esclusa l’applicabilità sia della disciplina sull’espropriazione dei beni indivisi (artt. 599 ss. c.p.c.) sia di quella contro il terzo non debitore.

 

E’ quanto ha stabilito la Corte di cassazione, Sezione II Civile, con l’ordinanza del 24 gennaio 2019, n. 2047, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Milano.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che Venanzio Gallo ha eseguito il pignoramento immobiliare di taluni beni, costituiti da un fabbricato a civile abitazione, un rustico ed un terreno siti nel comune di Utopia, di proprietà di Ascanio Muzio, erede della debitrice Gaia Muzio, e di Fidenzia, moglie del Muzio, in regime di comunione legale.

Gli esecutati hanno proposto opposizione chiedendo di dichiarare l’impignorabilità degli immobili, poiché il debito non era stato contratto nell’interesse della famiglia, sostenendo inoltre che il creditore procedente avesse l’onere di escutere preventivamente i beni personali di Ascanio Muzio.

Hanno chiesto – inoltre – di ridurre il pignoramento al rustico e al terreno, con esclusione dell’appartamento.

Il Giudice dell’esecuzione ha fissato, quindi, l’udienza per procedere alla divisione degli immobili con la sentenza non definitiva n. 936 del 2011 ha disposto lo scioglimento della comunione e con pronuncia definitiva n. 255 del 2012 ha ordinato la vendita dell’intero complesso immobiliare.

Quest’ultima decisione, impugnata dai coniugi Muzio è stata integralmente confermata in appello dalla Corte d’appello di Milano con la sentenza n. 2343 del 2014.

La Corte d’appello ha escluso che il giudizio di divisione fosse stato irregolarmente proposto con la notifica di un’autonoma citazione introduttiva, rilevando che già nel dicembre 2010, alla presenza dei difensori delle parti, era stata fissata l’udienza per lo scioglimento della comunione per cui “ogni questione relativa alla validità degli atti non necessari al fine di assicurare la presenza del contraddittorio è infondata e non potrebbe mai tradursi in una invalidità degli atti del giudizio della divisione endo-esecutiva, conclusosi con la sentenza impugnata”.

La Corte d’appello ha escluso che potessero trovare ingresso nel giudizio di divisione le eccezioni di impignorabilità della quota, di preventiva escussione dei beni personali del Muzio e la richiesta di riduzione del pignoramento ed ha confermato la vendita dell’intero complesso, stante la non comoda divisibilità degli immobili.

Per la cassazione di questa sentenza Ascania Muzio e Fidenzia hanno proposto ricorso in sei motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, i ricorrenti con il primo motivo hanno censurato la violazione degli artt. 600, 601 c.p.c., e 181 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c. sostenendo che il creditore procedente aveva introdotto il giudizio di divisione con un autonomo atto di citazione, notificato alle parti personalmente e non al difensore costituito, incorrendo nella violazione delle disposizioni del novellato art. 181 disp. att. c.p.c, poiché detto giudizio doveva inserirsi nel procedimento esecutivo senza soluzione di continuità, occorrendo la notifica di un atto introduttivo solo alle parti non presenti all’udienza.

Inoltre non era stato indicato a verbale il giudice dinanzi al quale erano state convocate le parti e comunque la divisione doveva svolgersi sotto la direzione del giudice dell’esecuzione e non nell’ambito di un autonomo procedimento.

Con il quarto motivo denuncia la violazione degli artt. 600, 601 c.p.c. e 720 c.c., in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c., lamentando che sia stata ordinata la vendita dell’intero complesso, sebbene il c.t.u. avesse ritenuto possibile la formazione di due lotti , e senza tener conto del diverso accordo intervenuto tra le parti anche in ordine alla riduzione del pignoramento.

Ha sostenuto parte ricorrente che il giudice avrebbe dovuto ricomprendere il terreno ed il rustico nella quota del Muzio e l’appartamento in quella di Fidenzia, regolando i conguagli.

Le norma invocate

Art. 599 Codice di procedura civile – Pignoramento.
Possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il creditore.
In tal caso del pignoramento è notificato avviso, a cura del creditore pignorante, anche agli altri comproprietari, ai quali è fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine di giudice.
Art. 600 Codice di procedura civile – Convocazione dei comproprietari.
Il giudice dell’esecuzione, su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati, provvede, quando è possibile, alla separazione della quota in natura spettante al debitore.
Se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile, il giudice dispone
che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore
della stessa, determinato a norma dell’articolo 568. (1)
(1) Il comma: “Se la separazione non è possibile, può ordinare la vendita
della quota indivisa o disporre che si proceda alla divisione a norma del codice civile.” è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 601 Codice di procedura civile – Divisione.
Se si deve procedere alla divisione, l’esecuzione è sospesa finché sulla divisione stessa non sia intervenuto un accordo fra le parti o pronunciata una
sentenza avente i requisiti di cui all’articolo 627.
Avvenuta la divisione, la vendita o l’assegnazione dei beni attribuiti al debitore ha luogo secondo le norme contenute nei capi precedenti.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 2047 del 2019, ha ritenuto il primo motivo inammissibile e il quarto motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Quanto al primo motivo il Collegio ha rilevato che la Corte d’appello non aveva affatto asserito che per introdurre il giudizio di divisione fosse necessaria la notifica di un autonomo atto di citazione ma – al contrario – aveva affermato che, per effetto delle modifiche introdotte dalla L. 80/2005 al disposto dell’art. 118 disp. att. c.p.c., il giudizio di divisione costituisce una fase endo-processuale dell’esecuzione o una divisione incidentale che si inserisce nel processo esecutivo e che è collegata funzionalmente a quest’ultimo, di cui costituisce una parentesi di cognizione che si instaura con l’ordinanza che dispone la divisione, la cui notifica è richiesta alle sole parti non presenti all’udienza svoltasi dinanzi al giudice dell’esecuzione o ai creditori pignoratizi.

Quanto al quarto motivo il Collegio ha osservato che il rilievo dei ricorrenti, i quali assumono che occorresse disporre la separazione della quota spettante al comproprietario non debitore ai sensi dell’art. 600 c.p.c. tenendo conto degli accordi intervenuti con il creditore procedente, non è fondato poiché trascura che, essendo gli immobili in comunione legale tra i coniugi, non si era in presenza di quote distinte e paritarie ma di comunione senza quote, in cui il diritto di ciascun coniuge investiva ogni singolo bene nella sua interezza.

La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta, difatti, che l’espropriazione per crediti personali di uno solo dei coniugi di un bene (o di più beni) in comunione, abbia ad oggetto detti cespiti nella loro interezza e non per la metà o per una quota, per cui, in caso di divisione, è esclusa l’applicabilità sia della disciplina dell’espropriazione di beni indivisi (artt. 599 e ss. c.p.c.), sia di quella contro il terzo non debitore (Corte di cassazione, n. 6575/2013).

Non era quindi consentito separare la quota spettante a Fidenzia ai sensi degli artt. 600 e ss. c.p.c., né, una volta evidenziato in fatto che il complesso, costituente una singola unità immobiliare in comunione, non era, nel suo insieme (e non solo limitatamente all’unità abitativa) comodamente divisibile, circoscrivere la vendita ad una porzione (il rustico ed al terreno), dovendosi disporre la vendita (o l’attribuzione) dell’intero, secondo il chiaro disposto dell’art. 720 cod. Civile.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione II Civile, ordinanza del 24 gennaio 2019, n. 2047

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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