Cessione immobiliare, in accordo di separazione o divorzio, dall’uno altro coniuge senza bollo e registro

Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, artt. 5 e 6, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

Tanto con riguardo tanto agli atti separativi di contenuto “necessario” (consenso reciproco a vivere separati, affidamento dei figli, assegnazione della casa familiare nell’interesse della prole, assegno di mantenimento in presenza dei relativi presupposti) quanto a quelli di contenuto “eventuale” (patti di eterogenea natura che trovano occasione nella separazione, ma costituenti accordi patrimoniali del tutto autonomi conclusi dai coniugi per l’instaurazione del regime di vita separata).

Il principio è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione 5 Civile, con l’ordinanza del 17 febbraio 2021, n. 4144, mediante la quale ha accolto il ricorso del contribuente e cassato la decisione d’appello tributario e accolto l’originario ricorso.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dalla decisione, sentenza n. 90 del 2013, della Commissione Tributaria Regionale della Puglia – Bari -, la quale a conferma della decisione di prime cure, ha ritenuto legittimo il diniego opposto dall’Agenzia delle entrate alla istanza di Tizio di rimborso di quanto pagato per imposta di registro ed ipocatastale sull’atto con il quale egli aveva acquistato dalla moglie la casa coniugale ed il relativo box, acquisto avvenuto in adempimento di accordi di separazione consensuale tra i coniugi omologati il 20 luglio 2010 dal Tribunale di Bari.

La Commissione Tributaria Regionale, in particolare, ha ritenuto che la norma esonerativa di cui all’articolo 19 della legge 74 del 1987, non fosse qui applicabile poiché l’imposta era stata pagata su un atto traslativo concernente un bene di esclusiva proprietà della moglie separata, e per ragioni autonome rispetto alla separazione, là dove il trattamento fiscale di favore concerneva esclusivamente gli atti, i documenti ed i provvedimenti “relativi” al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili realizzati sotto il controllo del giudice e nell’ambito del pertinente procedimento.

Avverso la decisione tributaria d’appello Tizio ha proposto ricorso per la cassazione, con atto articolato in unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo di ricorso Tizio ha lamentato – ex art.360, 1 co. n. 3 cod. Proc. civ. – violazione e falsa applicazione dell’articolo 19 legge 74 del 1987.

A dire del ricorrente Per avere la CTR ha erroneamente omesso di considerare che l’acquisto in oggetto era stato effettuato, non nei confronti di soggetti terzi, ma in adempimento di accordi omologati dal Tribunale in sede di regolamento de rapporti patrimoniali di separazione consensuale tra i coniugi.

La norma in questione mirava a favorire il più possibile tali accordi, come anche ravvisato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.154 del 1999, indipendentemente dal fatto che la proprietà dei beni acquistati non fosse in comunione, bensì esclusiva di uno dei coniugi stessi.

L’atto dedotto in giudizio ha riguardato un trasferimento immobiliare attuativo di un accordo di separazione consensuale omologato dal tribunale e il trasferimento, inoltre, è avvenuto direttamente da un coniuge all’altro, a nulla rilevando che la proprietà originaria del bene non fosse comune ma esclusiva di uno dei due.

La decisione in sintesi

La corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 4144 del 2021, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso cassando la decisione e deciso nel merito accogliendo il ricorso originario del contribuente.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha precisato che alla fattispecie in esame deve applicarsi l’art.19 L. n. 87/1974, secondo cui: «Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, artt. 5 e 6, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa».

Per effetto delle sentenze della Corte Costituzionale n. 176 del 1992 e n. 154 del 1999, l’esenzione anzidetta si estende “a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi”, in modo da garantire l’adempimento delle obbligazioni che i coniugi separati hanno assunto per conferire un nuovo assetto ai loro interessi economici (v. Corte Costituzionale 25 febbraio 1999, n. 41).

Si è osservato (Corte di cassazione, n. 860/2014) che: “(…) l’agevolazione va, quindi, riconosciuta in riferimento ad atti e convenzioni posti in essere nell’intento di regolare, sotto il controllo del giudice, i rapporti patrimoniali tra i coniugi conseguenti allo scioglimento del matrimonio, o alla separazione personale, compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o attuino il trasferimento della proprietà di beni mobili ed immobili all’uno o all’altro coniuge, o in favore dei figli (cfr., per tale ultima ipotesi, Corte di cassazione, n. 11458 del 2005).

La speciale normativa fiscale sugli atti esecutivi di siffatti accordi impone, però, che i soggetti che li pongano in essere siano gli stessi coniugi che li hanno conclusi, e non anche terzi.

Depone in tal senso:

-sia il tenore letterale della norma, che, nel riferirsi a patti assunti in sede di procedimenti di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio o di separazione personale, non può che riguardare le prestazioni esecutive rese da un coniuge nei confronti dell’altro;

-sia la logica dell’agevolazione, che mira a promuovere una soluzione idonea a garantire un nuovo equilibrio, anche economico, per i coniugi, di tal che l’inclusione di atti di diversa natura si presterebbe facilmente ad intenti elusivi (senza dire che, in caso d’inadempimento del terzo, sarebbe dovuto, solo, un indennizzo, con conseguente frustrazione del fine anzidetto);

-sia il principio di stretta interpretazione che ispira l’esegesi delle disposizioni tributarie agevolative.

Si è inoltre stabilito (ad opera di Corte di cassazione, n. 2111/2016) che: «In tema di benefici fiscali, l’agevolazione di cui all’art. 19 della L. n. 74 del 1987, nel testo conseguente alla declaratoria di incostituzionalità (Corte Cost., sentenza n. 154 del 1999), spetta per gli atti esecutivi degli accordi intervenuti tra i coniugi in esito alla separazione personale o allo scioglimento del matrimonio, atteso il carattere di “negoziazione globale” attribuito alla liquidazione del rapporto coniugale per il tramite di contratti tipici in funzione di definizione non contenziosa, i quali, nell’ambito della nuova cornice normativa (da ultimo culminata nella disciplina di cui agli artt. 6 e 12 del d.l. n. 132 del 2014, conv. con modif. nella L. n. 162 del 2014), rinvengono il loro fondamento nella centralità del consenso dei coniugi”.

L’elemento fondamentale che sorregge questo indirizzo va dunque individuato nella centralità dell’accordo tra le parti nella definizione della crisi coniugale e nell’ottica di favore con il quale il legislatore vede tale modalità di definizione.

Tanto con riguardo tanto agli atti separativi di contenuto “necessario” (consenso reciproco a vivere separati, affidamento dei figli, assegnazione della casa familiare nell’interesse della prole, assegno di mantenimento in presenza dei relativi presupposti) quanto a quelli di contenuto “eventuale” (patti di eterogenea natura che trovano occasione nella separazione, ma costituenti accordi patrimoniali del tutto autonomi conclusi dai coniugi per l’instaurazione del regime di vita separata).

In linea con questa tendenza evolutiva si pone quella giurisprudenza di legittimità che – sebbene con riguardo ad un diverso aspetto della fiscalità – valorizza a sua volta la indicata ratio legislativa, escludendo che il trasferimento, nel termine, dell’immobile adibito a casa coniugale a favore di uno dei coniugi nell’ambito della separazione comporti la decadenza dalla agevolazione prima casa (Corte di cassazione, n. 5156 del 16/03/2016, conf. Corte di cassazione, n. 3753/2014; Corte di cassazione, n. 22023/2017).

In particolare, ha osservato Corte di cassazione, n. 13340/2016 che: «In tema di agevolazioni tributarie, l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa familiare, in adempimento di una condizione della separazione consensuale, non costituisce atto dispositivo rilevante ai fini della decadenza dai benefici “prima casa”, atteso che, pur non essendo essenziale per addivenire alla separazione o al divorzio, è diretto a sistemare globalmente i rapporti fra coniugi, nella prospettiva di una definizione tendenzialmente stabile della crisi, ed è, quindi, un atto relativo a tali procedimenti, che può fruire dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74 del 1987, salva la contestazione da parte della Amministrazione, onerata della relativa prova, della finalità elusiva».

Infine si segnala la decisione della Corte di Cassazione, Sezione V Civile, con la sentenza del 17 febbraio 2016, n. 3110, in commento in: «Accordi patrimoniali nella separazione tra coniugi: per Cassazione esenti da tassazione» la quale, in coerenza con quanto innanzi, ha stabilito che “Gli accordi che prevedono, nel contesto di una separazione tra coniugi, atti comportanti trasferimenti patrimoniali dall’uno all’altro coniuge o in favore dei figli, essendo riconducibili nell’ambito delle «condizioni della separazione», debbono intendersi quali «atti relativi al procedimento di separazione o divorzio» con la necessaria conseguenza che, in quanto tali, gli stessi ben possono usufruire della esenzione prevista dall’art. 19, L. n. 74 del 1987, fatto salvo che l’Amministrazione contesti e provi, secondo l’onere probatorio posto a suo carico, la finalità elusiva degli atti medesimi”.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 5 Civile, ordinanza del 17 febbraio 2021, n. 4144

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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