Censura per l’avvocato che intimidisce la controparte al fine di indurla a desistere o transigere

Integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che, in violazione del divieto di cui all’art. art. 41 cdf (già art. 27 codice previgente), indirizzi la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, prospettandole asseriti pregiudizi economici al fine di indurla a desistere o transigere la controversia.

Il principio deontologico forense è stato pronunciato dal Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza del 3 agosto 2020, n. 152, mediante la quale ha accolto il ricorso limitatamente alla misura della sanzione irrogata dal CDD.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che nel 2014 il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo – avendo ricevuto esposto dell’Avv. Mevia – deliberava l’apertura del procedimento disciplinare a
carico dell’avv. Simplicio Vetusto sul seguente capo di incolpazione:

a) per essersi messo in contatto diretto con le controparti, malgrado fosse consapevole dell’intervento della collega [MEVIA] a tutela degli interessi del Condominio “[OMISSIS]”, con ciò
violando l’art. 27 del “vecchio” CDF (attuale art. 41 CDF): In particolare dopo che l’avv. [MEVIA] aveva inviato, in nome e per conto del Condominio “[OMISSIS]”, lettera di diffida· e messa in
mora alla sig.ra [TIZIA], l’avv. [RICORRENTE], per conto della sig.ra [TIZIA], contattava il geom. [CAIO], amministratore del Condominio, nonché l’avv. [OMISSIS] , l’avv. [OMISSIS] e il Dr. [OMISSIS], condomini, cercando di convincerli a desistere da ogni azione. 

b) per avere minacciato alle controparti azioni ed iniziative manifestamente sproporzionate e vessatorie in violazione dell’art. 48 “vecchio” CDF ( attuale art. 65 CDF): In particolare con lettera del 19/07/2011 trasmessa all’avv [MEVIA] e al geom. [CAIO], rispettivamente legale e amministratore del Condominio “[OMISSIS]”, l’avv. Simplicio Vetusto diffidava il Condominio a promuovere “qualsiasi azione nel confronti della mia assistita “, minacciando in difetto che “la cifra richiesta sarà superiore a €. 45.000,00” e annunciando altresì di voler contattare personalmente i condomini (come peraltro aveva già fatto), “per chiudere pacificamente tale richiesto o rischiare di pagare danni e ulteriori aggravi di spese legali, In particolare nei confronti di questo studio, le cui parcelle superano sempre le massime e sono sempre accettate dagli Ordini di tutti i Tribunali”. 

Sia avanti il COA che successivamente avanti il CDD di Brescia, cui il fascicolo veniva trasmesso per competenza, l’avv. Simplicio negava gli addebiti. In particolare adduceva
la propria non conoscenza, nel momento in cui egli contattava in via diretta l’amministratore e i singoli condomini, della nomina rilasciata dal Condominio all’avv. [MEVIA] e di aver appreso di tale nomina solo in data 11 luglio 2011 con il fax inviatogli dalla collega.

Giustificava infine il tenore della propria missiva 19 luglio 2011 come rientrante nello stile legale e per essere sia la quantificazione del danno esposto sia il riferimento alle note del proprio studio circostanze corrispondenti a verità.

All’esito del giudizio il CDD riteneva oggettivamente documentate le condotte contestate all’avv. Simplicio in quanto egli in data 8 luglio 2011, allorché prese diretti contatti con le
controparti, era certamente a conoscenza dell’avvenuto conferimento all’avv. [MEVIA] del mandato a procedere con l’azione di sfratto nei confronti della signora [TIZIA] e ciò in quanto
reso edotto della circostanza dallo stesso amministratore del condominio, come confermato da quest’ultimo in sede di audizione quale teste.

Le condotte poste in essere dall’incolpato venivano ritenute particolarmente gravi dal CDD che applicava all’avv. Simplicio Vetusto la sanzione della sospensione per mesi due.

Avverso tale decisione l’avv. Simplicio in proprio ha inoltrato tempestivo ricorso.

I motivi di ricorso

Quanto al capo di incolpazione a) il ricorrente ha addotto l’inesistenza di prova circa la sua conoscenza prima della data dell’11 luglio 2011 del mandato conferito dal condominio all’avv. [MEVIA]. Ha censurato quindi la decisione del CDD che sul punto avrebbe operato sulla base di presunzioni sfornite di sostegno.

Quanto al capo di incolpazione b) il ricorrente ha denunciato l’assenza di motivazione in quanto la stessa meramente apparente in ordine alla sussistenza della violazione. Il ricorrente ha contestato, infine, l’avvenuta applicazione della sanzione ablativa in violazione della previsione che per entrambe le norme contestate è prevista in quella della censura e invoca
comunque il riconoscimento dell’intervenuta prescrizione quinquennale dell’azione disciplinare decorrente dalla data dell’illecito e quindi dal 8 -20 luglio 2011.

La decisione in sintesi

Il Consiglio Nazionale Forense, mediante la menzionata sentenza n. 152 del 2020, ha ritenuto fondato il ricorso solo in ordine alla entità della sanzione confermando, per il resto, la violazione deontologica.

La motivazione

A dire del Consiglio la decisione del CDD di Brescia argomenta in modo puntuale e con analisi di ogni elemento fattuale emerso nel corso dell’istruttoria circa la piena conoscenza in capo all’avv. Simplicio dell’avvenuto conferimento da parte del condominio “[OMISSIS]” all’avv. [MEVIA] del mandato per l’inoltro della causa di sfratto nei confronti della sig. [TIZIA] nel
momento in cui egli in data 8 luglio 2011 prendeva contatto diretto con l’amministratore del condominio e con alcuni condomini.

Inoltre, la diffida prospetta infatti la possibilità di avvio di azioni del tutto sproporzionate sia con riferimento alla pretesa di danno che relative al rimborso di presunte spese legali che, come tali, esulano da una legittima tutela dei diritti della parte assistita per divenire un illegittimo mezzo volto esclusivamente ad intimidire la controparte prefigurando conseguenze nefaste e ciò tanto più se le azioni paventate siano giuridicamente infondate o improbabili.

Ciò detto in punto di colpevolezza, tuttavia, il Consiglio, tenuto conto che la sanzione edittale prevista dagli art. 41 e 65 del CDF è quella della censura e che nessun pregiudizio
concreto si è prodotto dalla condotta, ritiene in accoglimento del terzo motivo di ricorso di ridurre la sanzione a quella della censura.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Calabrò), sentenza del 3 agosto 2020, n. 152.

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

    Arricchisci l'argomento con un tuo commento!

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    error: Il contenuto è protetto!