Avvocato versus cliente: criteri per la liquidazione del compenso professionale

Nei rapporti tra avvocato e cliente, il giudice, ove ravvisi una manifesta sproporzione tra il formale petitum e l’effettivo valore della controversia, qual è desumibile dai sostanziali interessi in contrasto, gode di una generale facoltà discrezionale di adeguare la misura dell’onorario all’effettiva importanza della prestazione, in relazione alla concreta valenza economica della controversia.

Il principio è stato riaffermato dalla Corte di cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 11 settembre 2020, n. 18942, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione, assunta nel caso de quo, dal Tribunale.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che l’avv. Erminio Caio Pompeo, con ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., ha chiesto la condanna di Giovenale Tarquinio al pagamento del compenso dovuto per le prestazioni professionali svolte in favore di quest’ultimo nella causa iscritta al n. 4XX/2011 di RG del Tribunale di Gela.

Il Tribunale, con ordinanza del 2019, ha parzialmente accolto la domanda proposta dal ricorrente e dopo aver evidenziato che, sulla base degli atti prodotti in giudizio, risulta dimostrato che l’avv. Caio Pompeo ha prestato la sua attività professionale in favore del convenuto nel giudizio ordinario di cognizione in materia bancaria iscritto al n. 4XX/2011 di RG del Tribunale di Gela, ha ritenuto che, in mancanza di una pattuizione tra le parti, trova applicazione, in materia, il d.m. n. 55 del 2014, vigente al momento della rinuncia al mandato difensivo del 2016, e che, ai fini della liquidazione del compenso professionale maturato dall’avvocato ricorrente, il valore della causa, trattandosi di giudizio per il pagamento di somme, dev’essere determinato in base alla somma attribuita alla parte vincitrice con la sentenza che ha poi definito nel 2018 il giudizio di merito, pari ad euro 25.918,97, oltre interessi, rientrante nello scaglione di valore da euro 5.201,00 ad euro 26.000,00.

L’Avv. Caio Pompeo ha chiesto, con atto articolato in unico motivo, la cassazione dell’ordinanza pronunciata dal Tribunale.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 2233 c.c., dell’art. 13 della I. 247 del 2012 e degli artt. 4 e 5 del d.m. n. 55 del 2014, in relazione agli artt. 360 n. 3 c.p.c. e 111 Cost., ha censurato l’ordinanza impugnata nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto che, ai fini della liquidazione del compenso professionale maturato dall’avvocato ricorrente, il valore della causa, trattandosi di giudizio per il pagamento di somme, dove essere determinato in base alla somma attribuita alla parte vincitrice.

A suo dire, al contrario, trattandosi della liquidazione dei compensi a carico del cliente, deve aversi riguardo, a norma dell’art. 5, comma 2, del d.m. n. 55 del 2014, al valore corrispondente all’entità della domanda e, segnatamente nel caso in esame, allo scaglione da euro 52.001 ad euro 260.000.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 18942 del 2020, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione impugnata.

La motivazione

Il Collegio ha osservato, a motivazione dell’avvenuto accoglimento, che l’art. 5, comma 2, prima parte, del d.m. n. 55 del 2014, applicabile ratione temporis, prevede, infatti, che, nella liquidazione dei compensi “a carico del cliente”, si ha riguardo “al valore corrispondente all’entità della domanda” mentre, a norma dell’art. 5, comma 1, del d.m. n. 55 cit., solo nella liquidazione dei compensi a carico del soccombente, si ha di norma riguardo, nei giudizi di pagamento di somme di denaro, alla somma attribuita alla parte vincitrice piuttosto che a quella domandata.

Nella giurisprudenza della Corte (Corte di cassazione, n. 18507 del 2018; Corte di cassazione, n. 1805 del 2012; Corte di cassazione, n. 13229 del 2010), in effetti, si è affermato e consolidato il principio di diritto secondo il quale, «nei rapporti tra avvocato e cliente, il giudice, ove ravvisi una manifesta sproporzione tra il formale petitum e l’effettivo valore della controversia, qual è desumibile dai sostanziali interessi in contrasto, gode di una generale facoltà discrezionale di adeguare la misura dell’onorario all’effettiva importanza della prestazione, in relazione alla concreta valenza economica della controversia».

Nel caso della liquidazione degli onorari a carico del cliente, quindi, l’indagine, che di volta in volta il giudice di merito deve compiere, è quella di verificare l’attività difensiva che il legale ha dovuto apprestare, tenuto conto delle peculiarità del caso specifico, in modo da stabilire se l’importo oggetto della domanda possa costituire un parametro di riferimento idoneo ovvero se lo stesso si riveli del tutto inadeguato rispetto all’effettivo valore della controversia, come nel caso in cui il legale abbia esagerato in modo assolutamente ingiustificato la misura della pretesa azionata, in evidente sproporzione rispetto a quanto poi attribuito alla parte assistita poiché, in quest’ultimo caso, il compenso preteso alla stregua della relativa tariffa non può essere considerato corrispettivo della prestazione espletata (Corte di cassazione, n. 1805 del 2012; Corte di cassazione, n. 18507 del 2018 cit.).

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 11 settembre 2020, n. 18942

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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