Avvocati: violazione del dovere di verità per le false attestazioni in giudizio



Le dichiarazioni in giudizio relative all’esistenza di fatti o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato e di cui l’avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere vere e comunque tali da non indurre il giudice in errore.

L’avvocato non può introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore non può assumere a verbale né introdurre dichiarazioni di persone informate sui fatti che sappia essere false.



Il principio è stato affermato dal Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza del 28 dicembre 2018, n. 224, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione assunta nel caso de quo dal COA di Montepulciano.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Montepulciano con provvedimento del 2012 infliggeva all’avv. Tito Livio la sanzione disciplinare dell’avvertimento.

Il procedimento era stato rubricato dal COA di Montepulciano a seguito di una nota trasmessa, nel 2010, dalla Procura della Repubblica di Montepulciano, redatta dal Comando Regionale Toscana della Guardia di Finanza con la quale si esponeva che l’avv. Tito Livio – difensore dell’imputato nell’ambito del procedimento penale n. [OMISSIS]/09 RGNR pendente dinanzi il Tribunale di Montepulciano per il reato di cui all’art. 341 bis c.p. – ometteva di dichiarare di avere ricevuto la nota del 15/12/2010 inviatagli dal predetto Comando con la quale si formalizzava il rifiuto avverso la proposta riparatoria avanzata dall’avv. Tito Livio per pervenire alla estinzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Quanto alla proposta riparatoria, infatti, in previsione dell’udienza dell’ottobre 2010 ove il Tribunale avrebbe trattato il processo penale l’avv. Tito Livio inviava alla G.d.F. ed al militare direttamente offeso dal resto la nota del 9/6/10 con la quale, ai fini della previsione estintiva del reato proponeva la formalizzazione di una lettera di scuse e di contestuale appezzamento per l’operato del militare e del Corpo unitamente alla sottoscrizione dell’abbonamento alla rivista “Il Finanziere”.

Il militare veniva diversamente risarcito ed il procedimento penale veniva rinviato al 22/12/10 in attesa della risposta della G.d.F. alla predetta nota.

Approssimandosi la nuova udienza l’avv. Tito Livio inviava alla G.d.F. una nuova missiva datata 9/12/10 con la quale, lamentando la mancata risposta alla precedente nota, invitava il Corpo a “formulare eventuali istanze riparatorie diverse …”.

Prima che tale missiva giungesse al destinatario, la G.d.F. con nota 15/12/10 riscontrava la prima lettera dell’avv. Tito Livio comunicando la non accettazione della proposta risarcitoria ivi contenuta e richiedeva un diverso risarcimento …

All’udienza del 22/12/10 l’avv. Tito Livio non faceva cenno a detta missiva della G.d.F. e produceva in giudizio solo quella del 9/12/10 con allegata quella del 9/06/10 deducendo che il mancato riscontro di esse doveva essere interpretato come rinuncia ad ogni risarcimento da parte del Corpo ed il giudice dichiarava l’estinzione del reato per avvenuto risarcimento del danno.

Il COA aveva disposto l’apertura del procedimento disciplinare nei confronti dell’avv. Tito Livio per violazione del dovere di verità di cui all’art. 14 CDF il quale dispone: “Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto specifico per un provvedimento del magistrato, e di cui l’avvocato abbia diretta conoscenza, devono essere vere e comunque tali da non indurre il giudice in errore.

L’avvocato non può introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore non può assumere a verbale né introdurre dichiarazioni di persone informate sui fatti che sappia essere false.

L’avvocato è tenuto a menzionare i provvedimenti già ottenuti o il rigetto dei provvedimenti richiesti, nella presentazione di istanze o richieste sul presupposto della medesima situazione di fatto”.

Avverso la decisione del COA di Montepulciano insorgeva l’avv. Tito Livio proponendo ricorso nel febbraio 2013.

I motivi di ricorso

Il ricorrente deduceva di non avere integrato la violazione deontologica addebitatagli dei cui all’art. 14 CDF e la carenza, nella complessiva condotta tenuta, del necessario elemento psicologico, sostenendo di non avere mai agito con fraudolenza o con la volontà di violare qualsivoglia prescrizione deontologica.

Chiedeva la riforma della decisione di primo grado con conseguente annullamento della sanzione inflittagli.

La decisione

Il Consiglio Nazionale Forense, mediante la menzionata sentenza n. 224/2018, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato il ricorso confermando la decisione del COA di Montepulciano.

Sui punti di doglianza il CNF ha precisato che il comportamento dell’incolpato, come sopra accertato, ha violato la norma, art. 14 CDF, atteso che l’avv. Tito Livio non producendo in giudizio la missiva della G.d.F., ma solo le proprie, ha indotto il giudice a ritenere che il Corpo ritenesse di astenersi da qualsiasi richiesta di risarcimento danni mentre l’esatto contrario si evinceva dalla missiva citata non prodotta della G.d.F.-

Anche nell’applicazione della sanzione il Consiglio ha ritenuto che il COA di Montepulciano abbia rettamente ed equamente giudicato.

Vai al testo integrale

Ecco il link a: Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2018, n. 224

 




 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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