Avvocati: pignoramento presso terzi “a tappeto” non integra, di per sé, illecito disciplinare

In punto di diritto non vìola il codice privacy, né è deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che, sulla base delle informazioni acquisite nell’espletamento del proprio mandato, notifichi atto di pignoramento presso terzi a plurimi presunti “debitores debitoris”, tra cui genitori, parenti e altri familiari della propria controparte, ove ciò corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita

È quanto ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza del 1 giugno 2017, n. 66, mediante la quale ha accolto il ricorso e annullato la delibera adottata dal Consiglio dell’Ordine di Vicenza con la relativa sanzione.

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal fatto che l’avvocato PLINIO impugnava la delibera emessa dal COA di Vicenza e notificata il 28.11.2014, con la quale gli veniva comminata la sanzione dell’avvertimento “per essere venuto meno al dovere di lealtà, correttezza e probità, per avere promosso azione esecutiva nei confronti del debitore, CAIO, notificando atto di pignoramento presso terzi a quattordici soggetti, terzi pignorati, tra i quali oltre a quattro Istituti Bancari e a quattro bar e ristoranti, tutti aventi sede in ………………., a parenti stretti del debitore stesso, quali la madre, il coniuge, la sorella e la figlia (quest’ultima poco più che maggiorenne), ad una autofficina ed ad altra società , senza avere verificato la sussistenza di rapporti di credito del debitore nei confronti dei predetti, con ciò screditando il debitore nei confronti di terzi estranei e violando il legittimo diritto alla riservatezza e alla privacy di questi”.

Lo stesso CAIO, con esposto presentato avanti al COA di Vincenza, riferiva di essere stato destinatario di una procedura esecutiva di pignoramento presso terzi, promossa alla società Fantasia s.r.l., assistita dall’avv. PLINIO.

L’esponente lamentava che l’azione esecutiva era fondata su di un decreto ingiuntivo, dichiarato provvisoriamente esecutivo dal Tribunale di Vicenza, con cui gli era stato ingiunto il pagamento di € …………. oltre accessorie di legge e che, avverso tale decreto, aveva proposto opposizione, senza peraltro che la provvisoria esecutorietà fosse stata sospesa.

In particolare l’esposto evidenziava che l’avv. PLINIO aveva provveduto alla notifica dell’atto di pignoramento presso terzi nei confronti di un numero rilevante di soggetti, tra cui ristoranti, bar, istituti bancari aventi sede in …………….., una autofficina e di altra società entrambe con sede in Z., nonché nei confronti di parenti sul presupposto che tali soggetti sarebbero stati creditori del M..

Affermava che, ad eccezione delle banche, verso le quali poteva ipotizzarsi un rapporto di credito con lo stesso, per tutti gli altri soggetti non vi era alcuna ragione per la quale potesse configurarsi una ragione di credito, suscettibile di pignoramento da parte del creditore istante.

CAIO riteneva, conclusivamente, che la notifica di atti per l’importo di € ………. avesse quale scopo quello di far divulgare la notizia circa le sue condizioni economiche a terzi.

Con decisione del 2013 il COA di Vicenza affermava la responsabilità dell’avv. PLINIO in ordine ai fatti a lui addebitati.

Il COA di Vicenza, richiamando l’articolo 6 codice deontologico che impone all’avvocato l’obbligo di svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza, assumeva che L’incolpato avrebbe dovuto prioritariamente ben ponderare le informazioni fornite dal proprio assistito, valutando le modalità con le quali le aveva acquisite (non meglio precisate verifiche effettuate da terzi) la attendibilità, la verosimiglianza e, in ogni caso il fondamento dell’azione che l’assistito lo invitava a proporre.

Secondo la decisione impugnata l’avv. PLINIO avrebbe dovuto valutare che i rapporti di credito di CAIO verso i soggetti destinatari del pignoramento presso terzi erano fondati su rapporti o non leciti (forniture in nero) o giuridicamente non valutabili come crediti (pagamento a favore di terzi).

Il ricorrente avvocato PLINIO impugna la decisione del COA di Vicenza per due motivi.

I motivi di ricorso

Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione di legge per la mancata corrispondenza tra il capo di incolpazione e la pronuncia emessa da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza e conseguente nullità del provvedimento di I grado.

Il ricorrente sottolinea di essere stato sottoposto a procedimento disciplinare dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Vicenza poiché incolpato di “essere venuto meno al dovere di lealtà correttezza e probità”.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta insussistenza dei fatti addebitati, illogicità e contraddittorietà della motivazione e conseguente nullità della decisione.

Il ricorrente evidenzia che con scritto difensivo avrebbe dimostrato che, prima di avviare l’azione esecutiva, ha ottenuto documentazione atta a sostenere le informazioni fornitegli dal proprio assistito e l’ha scrupolosamente valutata, ritenendola idonea a giustificare la procedura esecutiva posta in essere.

La decisione

Il Consiglio Nazionale Forense, chiamato a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 66/2017 ha ritenuto non fondato il primo motivo ma fondato il secondo ed ha accolto il ricorso.

Quanto al primo motivo il C.N.F. precisa che è consolidato il principio secondo cui va esclusa la violazione della regola della corrispondenza tra la contestazione e la pronuncia disciplinare, allorquando il fatto posto a base della sentenza non abbia il carattere della eterogeneità rispetto a quello contestato, sicché la nullità del procedimento disciplinare per difetto della specificità della contestazione sussiste nel solo caso in cui vi sia incertezza sui fatti contestati, con la conseguente impossibilità per l’incolpato di svolgere le proprie difese, a nulla rilevando la precisazione e delle fonti di prova da utilizzare, né la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate.

Quanto al secondo motivo, esso è fondato in quanto dall’istruttoria svolta sono state acquisite lettere datate 3.11.2010 – 19.10.2010 – 10.11.2010 che confermano che alcuni terzi pignorati avevano rapporti con il debitore. (non è contestato il pignoramento riguardante le somme depositate presso gli Istituti di Credito).

In sede testimoniale comunque emergeva che l’incarico di “effettuare pignoramento presso terzi” venne affidato dalla Fantasia s.r.l. e la documentazione fornita all’avvocato PLINIO comprovava la astratta veridicità delle informazioni fornite dal proprio assistito al fine di promuovere la procedura esecutiva presso terzi.

Il quadro probatorio così come emerso nel corso del procedimento fa propendere per la insussistenza di un illecito deontologico in quanto il ricorrente ha agito in forza di mandato, e sulla base di notizie e documentazione fornita dal proprio assistito, vagliata in modo attendibile dal professionista in virtù delle informazioni reperite (e della documentazione acquisita).

Deve quindi escludersi, nel caso in esame, la ricorrenza di azioni o iniziative vessatorie qualificabili come illecito deontologico (sentenza C.N.F. n. 77 del 6.7.2015).

Link alla sentenza

Ecco il link a: Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza del 1 giugno 2017, n. 66

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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