Avvocati e liquidazione onorari per le cause di valore indeterminabile: il senso de “Di valore non inferiore a 26.000 euro”




In punto di diritto in tema di liquidazione degli onorari in base alle tariffe forensi a seguito di giudizio le cause di valore indeterminabile, di cui al comma 6 dell’art. 5 del DM n. 55 del 2014, si considerano di regola di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessità della controversia. La frase “Di valore non inferiore a 26.000 euro” non sta a significare che i 26.000 euro rappresentano il valore massimo ma, al contrario, il valore da cui partire per individuare lo scaglione applicabile.


Il principio è stato stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 25 giugno 2018, n. 16671, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Ancona.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che il G.I. del Tribunale di Ancona nel giudizio RG n. 30XX/2015, in materia di protezione internazionale, con ordinanza del 12 ottobre 2016 rigettava il ricorso e con decreto liquidava i compensi a favore del difensore quale procuratore del sig. TIZIO in precedenza ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato dall’Ordine degli Avvocati di Ancona, determinandoli in euro 300,00.

Avverso il suddetto decreto di liquidazione l’avv. CAIO proponeva opposizione.

Il Tribunale di Ancona con ordinanza del 2017, rilevato che l’opposizione proposta dall’avvocato Caio avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi per l’attività prestata in favore di Tizio ammesso al patrocinio a spese dello Stato, non può ritenersi fondata in quanto si duole della mancata applicazione dello scaglione tariffario (d.m. 55/2014) da euro 26.001,00 ad euro 52.000,00: per le cause di valore indeterminabile è infatti applicabile “di regola” lo scaglione per le cause “di valore non inferiore ad euro 26.000,00” e, dunque, a conferma di quanto già applicato, lo scaglione da euro 5.200,01 ad euro 26.000,00.

La cassazione di questo decreto è stata chiesta dall’avv. Caio con ricorso affidato a due motivi.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse, il ricorrente avv. Caio con il primo motivo di ricorso ha dedotto la violazione o falsa applicazione delle norme di diritto: art. 4-21 comma 7 del DM 55/2014 (con riferimento alle tabelle parametri forensi), art. 82 del DPR n. 115 del 2002. Art. 2233 (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.)

Secondo il ricorrente, il Tribunale non avrebbe applicato correttamente il comma 7 dell’art. 21 del DM n. 55 del 2014: non avrebbe applicato i valori medi indicati nello stesso decreto dato che avrebbe indicato un valore forfettario di euro 600,00 poi ulteriormente ridotto del 50%.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 16671/2018, ha ritenuto il motivo fondato ed ha accolto il ricorso.

Sul punto controverso la Suprema Corte ha precisato che il comma 6 dell’art. 5 del DM n. 55 del 2014 statuisce che le cause di valore indeterminabile si considerano di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessità della controversia.

Qualora la causa di valore indeterminabile risulti di particolare importanza per lo specifico oggetto, il numero e la complessità delle questioni giuridiche trattate, e la rilevanza degli effetti ovvero dei risultati utili, anche di carattere non patrimoniale, il suo valore si considera di regola e a questi fini entro lo scaglione fino a euro 520.000,00.

E, a sua volta, il comma 7 dell’art. 21 del DM 55 del 2014 statuisce che gli affari di valore indeterminabile si considerano di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro 26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessità dell’affare stesso.

Qualora il valore effettivo dell’affare risulti di particolare importanza per l’oggetto, per il numero e la complessità delle questioni giuridiche trattate, per la rilevanza degli effetti e dei risultati utili di qualsiasi natura, anche non patrimoniale, il suo valore si considera di regola e a questi fini entro lo scaglione, fino a euro 520.000,00.

Ora, sentenzia la Suprema Corte, appare chiaro che, nel caso in esame, avendo lo stesso Tribunale riconosciuto che la causa di che trattasi era di valore indeterminato, lo scaglione da applicare per la liquidazione del compenso professionale avrebbe dovuto essere parametrato allo scaglione compreso da un minimo di euro 26.000 ed un massimo di euro 260.000.

 L’inciso “Di valore non inferiore a 26.000 euro” non sta a significare come ha ritenuto il Tribunale che i 26.000 euro rappresenterebbero il valore massimo ma, al contrario, il valore da cui partire per individuare lo scaglione applicabile.

Ha errato, dunque, il Tribunale che, pur avendo riconosciuto che lo scaglione da applicare sarebbe stato quello per la causa di valore non inferiore ad euro 26.000, ha poi applicato lo scaglione che va da euro 5.200 ad euro 26.000,00.

L’accoglimento di questo profilo del primo motivo assorbe ogni altra eccezione prospettata.

Vai al testo integrale dell’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, ordinanza del 25 giugno 2018, n. 16671

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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