Autovelox: il giudice deve rilevare se l’apparecchiatura è stata sottoposta a revisione periodica




In punto di diritto è obbligatoria la revisione e taratura periodica di tutte le apparecchiature (autovelox) di rilevamento della velocità, incluso il cd. Tutor. In caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio è stato o non sottoposto alle verifiche di funzionalità e taratura.


Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 11 gennaio 2018, n. 533, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio quanto già deciso, nel caso de quo, dal Tribunale di Bologna in funzione di giudice d’appello.

La vicenda

La pronuncia in esame ha avuto origine dal fatto che MEVIO ricorre, sulla base di sei motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Bologna, del 2015, che ha accolto l’appello proposto dalla Prefettura di Bologna avverso la sentenza del Giudice di pace di Imola n. XXX/2014, e per l’effetto ha rigettato l’opposizione al verbale di accertamento dell’infrazione stradale di eccesso di velocità, rilevata in data 24 maggio 2013 dal sistema SICVe, lungo l’autostrada A14 direzione nord, in territorio del Comune di Imola.

I motivi di ricorso

Per quanto è qui di interesse il ricorrente MEVIO con il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 345 e 346 cod. proc. civ. per il mancato rilievo della tardività sia dell’eccezione con cui la Prefettura, soltanto in appello, aveva contestato la «mancata coltivazione della querela di falso» del verbale di contestazione, sia della produzione documentale che attestava la sottoposizione a verifica periodica dell’apparecchiatura di rilevamento della velocità.

Con il quarto motivo denuncia violazione dell’art. 345 del d.P.R. n. 495 del 1992, e si contesta la mancata applicazione della cosiddetta riduzione progressiva della velocità, prevista dal comma 3 della norma, in luogo della riduzione del 5%, di cui al comma 2 stessa norma, che era stata applicata in concreto.

Con il quinto motivo MEVIO denuncia l’erroneità dell’affermazione del giudice d’appello, secondo cui non sarebbe obbligatoria la revisione e taratura periodica delle apparecchiature di rilevamento della velocità (autovelox) e, in particolare, del sistema di rilevamento di velocità cd. Tutor.

Con il sesto motivo è denunciata violazione ed erronea applicazione degli artt. 142 cod. strada e 4 d.l. n. 121 del 2002 e si lamenta che il Tribunale ha ritenuto infondata la contestazione dell’assenza di presegnalazione della postazione di controllo sulla base dell’attestazione, contenuta nel verbale, dell’esistenza di cartelli di presegnalazione della postazione di controllo.

La decisione

La Corte di Cassazione, mediante la citata ordinanza n. 533/2018 ha ritenuto i motivi secondo e quarto e sesto non fondati ma fondato il quinto e, in relazione ad esso, ha accolto il ricorso.

Quanto al secondo motivo la Suprema Corte lo ha ritenuto infondato in quanto la mancata presentazione della querela di falso – nella specie avverso il verbale di contestazione – non integra eccezione in senso stretto preclusa dal divieto dei nova in appello, ma mera difesa.

Pertanto, il Tribunale poteva rilevare, come ha fatto (pag. 2 della sentenza), che era preclusa la contestazione della veridicità del contenuto del verbale, nella parte in cui era attestata «la corretta installazione» del sistema rilevamento automatico della velocità, nonché l’esistenza di cartelli di presegnalazione della relativa postazione.

Quanto al quarto motivo la Corte lo ha ritenuto infondato in quanto la riduzione progressiva è prevista, dal comma 3 dell’art. 345 citato, per i soli casi in cui il controllo dell’osservanza del limite di velocità sia stato effettuato attraverso le annotazioni cronologiche stampigliate sui biglietti autostradali all’atto dell’emissione e dell’esazione del pedaggio, mentre al caso in esame, di rilevamento della velocità con il sistema cd. Tutor, si applica la riduzione fissa (il 5%, comunque non inferiore a 5 km/h) che il comma 2 prevede per gli accertamenti della velocità «qualunque sia l’apparecchiatura utilizzata».

Quanto al sesto motivo la Corte precisa che esso è inammissibile in quanto il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova fino a querela di falso relativamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza e che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, mentre, con riferimento alle altre circostanze di fatto – che il pubblico ufficiale abbia appreso da terzi o in seguito ad altri accertamenti – il verbale, per la sua natura di atto pubblico, ha comunque un’attendibilità intrinseca che può essere infirmata solo da una specifica prova contraria (ex plurimis, Corte di Cassazione, 06/10/2016, n. 20025).

Infine, quanto al quinto motivo, la Suprema Corte lo ha ritenuto fondato in quanto la sentenza della Corte costituzionale n. 113 del 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del codice della strada «nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature (autovelox) impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura».

In merito alla pronuncia citata, Corte Costituzionale sentenza del 29 aprile 2015 depositata il 18 giugno 2015, n. 113, in commento su Punto di diritto in: «Gli autovelox non tarati e verificati periodicamente sono incostituzionali!» viene pronunciata la citata incostituzionalità a seguito dell’Ordinanza del 07 agosto 2014, n. 206 emessa dalla Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con la quale veniva sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 45 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui «non prevede che le apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, in riferimento all’art. 3 della Costituzione».

Pertanto, in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio, come avvenuto nella specie, il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio è stato o non sottoposto alle verifiche di funzionalità e taratura.

I precedenti

In tema Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 16 maggio 2016, n. 9972 in commento su Punto di Diritto in: «Eccesso di velocità rilevato con autovelox: per Cassazione multa non valida se apparecchio non tarato o verificato» ove, accogliendo un ricorso di un automobilista, viene affermato il principio “Per la validità dell’ordinanza-ingiunzione a seguito di rilevazione di eccesso di velocità mediante apparecchio autovelox è  necessario che i Comuni, ai sensi dell’art. 45 comma 6 del Codice della Strada, come integrato dalla sentenza della Corte Costituzionale, 29 aprile 2015, n. 113, dimostrino la verifica periodica della funzionalità degli autovelox e della loro taratura”.

Link all’ordinanza

Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza del 11 gennaio 2018, n. 533 

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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