Arbitrato rituale: quando l’eccezione di incompetenza degli arbitri può ritenersi tempestivamente sollevata

In tema di arbitrato rituale, affinché l’eccezione di incompetenza degli arbitri (per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d’arbitrato) possa ritenersi tempestivamente sollevata nella prima difesa utile successiva all’accettazione dell’incarico da parte degli arbitri, come richiesto dall’art. 817, comma 2, cod. proc. civ., non è sufficiente invocare una qualunque ragione invalidità della convenzione arbitrale, ossia svolta indipendentemente dal profilo giuridico in base al quale la contestazione viene formulata, atteso che è proprio l’illustrazione delle ragioni poste a fondamento della dedotta invalidità a qualificare la questione fatta valere e a distinguerla da altre possibili che possono risultare non fondate o inammissibili.

Il principio di diritto è stato pronunciato dalla Corte di cassazione, Sezione 1 Civile, con l’ordinanza del 15 febbraio 2021, n. 3840, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Catania.

La vicenda

La pronuncia di legittimità ha avuto origine dalla decisione n. 1310 del 2014 con la quale la Corte d’Appello di Catania, in accoglimento dell’impugnazione proposta dalla Provincia Regionale avverso il lodo arbitrale del 2012 con cui l’ente locale era stato condannato al pagamento della somma di euro 238.496,86 a favore di Pompeo, Giovenale e Sallustio, a titolo di corrispettivo di un progetto preliminare che questi ultimi avevano redatto per la costruzione di un Istituto alberghiero, ha dichiarato la nullità del lodo arbitrale in oggetto.

La Corte d’Appello, previo rigetto dell’eccezione sollevata dagli appellati, in ordine alla tardività, ex art. 817 comma 2° cod. proc. civ., dell’eccezione fatta valere nel giudizio arbitrale dalla Provincia Regionale di difetto della potestas iudicandi degli arbitri per effetto della invalidità della convenzione arbitrale, ha ritenuto che il disciplinare da cui ha avuto origine la pretesa dei professionisti era stato sottoscritto da un soggetto, il dirigente Mevio, non legittimato a rappresentare l’ente (potendo quest’ultimo essere rappresentato solo dal suo presidente), con conseguente nullità dell’atto e della clausola compromissoria in essa contenuta.

Avverso la predetta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione Pompeo, Giovenale e Sallustio affidandolo a quattro motivi.

I motivi di ricorso

E’ qui di interesse, il quarto motivo con il quale è stata dedotta la violazione dell’art. 817 comma 2° cod. proc. civile.

I ricorrenti hanno lamentato che l’art. 817 comma 2° cod. proc. civ. circoscrive la possibilità di impugnare il lodo arbitrale ai soli casi in cui l’incompetenza degli arbitri sia stata già oggetto, nel corso del giudizio arbitrale, di una denuncia tempestiva nella prima difesa utile successiva all’accettazione degli arbitri.

Nel caso in esame, l’eccezione del difetto della potestas iudicandi degli arbitri per effetto della invalidità della convenzione di arbitrato, in quanto contenuta in un contratto nullo per essere stato sottoscritto da un soggetto non legittimato (il dirigente) era stata sollevata non con la memoria di costituzione della Provincia (peraltro tardiva), ma solo all’udienza di discussione, quando tutti i termini erano quindi scaduti.

Né poteva condividersi l’impostazione della Corte d’Appello secondo cui sarebbe consentito impugnare un lodo arbitrale sulla scorta di rilievi non proposti tempestivamente nel corso del procedimento arbitrale.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3840 del 2021, ha ritenuto il motivo fondato e ha accolto il ricorso,

La motivazione

Sul punto controverso il Collegio ha osservato, relativamente all’eccezione di costituzione tardiva della Provincia, che, a norma dell’art. 816 bis cod. proc. civ., le parti possono stabilire nella convenzione d’arbitrato le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e, in mancanza di tali norme, gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno, purché sia rispettato il principio del contraddittorio e siano conseguentemente concessi alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa.

Nel caso in esame, non risulta che le parti abbiano vincolato gli arbitri al rispetto delle norme del codice di procedura civile, con la conseguenza che, anche se la Provincia non si è costituita nei termini assegnati dagli arbitri per tale incombente, non può trovare applicazione l’art. 167 comma 2° cod. proc. civ. in ordine agli effetti delle eccezioni contenute in una memoria di costituzione tardiva.

Al fine di valutare l’ammissibilità delle eccezioni della Provincia, è rilevante accertare solo che tali eccezioni siano state svolte nella prima udienza utile successiva all’accettazione degli arbitri, come richiesto dall’art. 817 comma 2° cod. proc. civile.

Ha osservato il Collegio che, ai fini di una tempestiva impugnazione, non è sufficiente dedurre una invalidità purchessia della convenzione arbitrale indipendentemente dal profilo giuridico in base al quale la contestazione viene formulata e dalla illustrazione delle ragioni, le quali hanno proprio la funzione di qualificare la questione fatta valere e distinguerla da altre possibili sollevabili, che possono presentare profili non fondati o inammissibili.

Nel caso in esame, si è rilevato che, nella prima difesa utile, la Provincia aveva fatto valere – rispetto a quella che il giudice di merito ha poi valorizzato nel dichiarare la nullità del loro arbitrale – una diversa causa di nullità della convenzione arbitrale (incidente sulla competenza degli arbitri), sollevata solo all’udienza di discussione e quindi oltre il termine previsto dall’art. 817, comma 2,° cod. proc. civ..

Ne consegue che, proprio in virtù di quanto disposto dalla norma sopra menzionata, il profilo del difetto di legittimazione del dirigente a rappresentare l’ente nella sottoscrizione del contratto non avrebbe potuto essere fatto valere con l’impugnazione del lodo arbitrale.

Il ricorso è stato, pertanto, accolto con l’enunciazione del seguente principio di diritto: «In tema di arbitrato rituale, affinché l’eccezione di incompetenza degli arbitri (per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d’arbitrato) possa ritenersi tempestivamente sollevata nella prima difesa utile successiva all’accettazione dell’incarico da parte degli arbitri, come richiesto dall’art. 817, comma 2, cod. proc. civ., non è sufficiente invocare una qualunque ragione invalidità della convenzione arbitrale, ossia svolta indipendentemente dal profilo giuridico in base al quale la contestazione viene formulata, atteso che è proprio l’illustrazione delle ragioni poste a fondamento della dedotta invalidità a qualificare la questione fatta valere e a distinguerla da altre possibili che possono risultare non fondate o inammissibili».

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Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 1 Civile, ordinanza del 15 febbraio 2021, n. 3840

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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